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PatriotiAlVoto. Grandi: “La destra ha ignorato la (sua) cultura e il cambiamento del lavoro”

Pubblicato il 11 Febbraio 2018 da Francesco Petrocelli
Categorie : La Destra riparte da... Le interviste Politica

Grandi

Prosegue con Augusto Grandi, intellettuale fuori dagli schemi, già giornalista del Sole 24 Ore, direttore del blog “Girano” e di Electomag, il ciclo di interviste per fotografare, in modo inclemente, l’attuale situazione, gli scenari futuri e gli abbagli dei movimenti patriottici.

Come arriva la destra alle elezioni e che prospettive (o speranze) ci sono per i patrioti?

“Arriva in frenata, forse spaventata dai sondaggi che la davano vincente insieme al partito Mediaset che è un alleato ma né affidabile né di destra. In realtà più che di un successo per la destra si dovrebbe parlare di sconfitta per una sinistra che ha disgustato il Paese”.

Su quali contenuti ci sarebbe dovuti soffermare, allora?

“Sotto l’aspetto propagandistico è evidente che il tema dell’immigrazione incontrollata garantirebbe più voti perché la sopportazione è arrivata al limite. Ma se si vuole andare oltre la mera caccia al voto, la destra avrebbe dovuto puntare sul cambiamento epocale e radicale del lavoro. Robotizzazione, industria 4.0 avranno un impatto devastante sul lavoro a livello mondiale. Serve un nuovo approccio al lavoro, al reddito, ai consumi, al tempo libero”.

Il futuro è nel dualismo élite-populismo o è un “momento” già superato, per dirla con De Benoist?

“Anche il populismo ha bisogno di élites che trasformino la rabbia, sacrosanta, in proposte, progetti. In caso contrario il populismo non rappresenterà un elemento del dualismo ma una semplice e sterile polemica rabbonita con qualche elargizione del padrone di turno. Il confronto, anzi lo scontro, con gli oligarchi è possibile solo se il populismo evolve. Non va dimenticato che gli oligarchi, nel complesso, non hanno le qualità di una élite ma comprano i servizi dei chierici intellettuali”.

A proposito: anche in questa campagna, alla destra sembra mancare la fase prepolitica. La cultura di destra è così indietro?

“Non è indietro la cultura di destra. È sorda e cieca la politica di destra che ignora i tanti esempi di ottimo livello culturale che, più o meno, possono essere inseriti in questa area. Ovunque abbia girato, in Italia, ho trovato intellettuali preparati, coraggiosi. E più erano preparati e coraggiosi, più erano ignorati dai vertici politici. Rassegna di grande prestigio internazionale come l’Acqui Storia, che facevano capo ad un intellettuale di destra, sono state penalizzate proprio dal governo regionale piemontese guidato da destra e centro destra”.

Con il blog “Girano” e l’attività in radio, Lei è una bussola dei patrioti sul web. Le prossime battaglie identitarie passano dalla rete?

“I costi della carta stampata sono insostenibili per i singoli ed anche per piccoli gruppi. Inoltre, e questa è una grande fortuna per la destra, gli italiani non leggono più i grandi quotidiani nazionali. E se li leggono non si fidano. Ma non basta passare sulla rete per essere letti e per essere ritenuti credibili. Serve professionalità, serietà, impegno. Servono giornalisti preparati, quei giornalisti che la destra politica ha sempre ignorato, preferendo coccolare i giornalisti che erano schierati sul fronte opposto. Così, dalle tv nazionali pubbliche e private ai grandi giornali, si è creata una informazione al servizio del pensiero unico obbligatorio. La rete può permettere una inversione di tendenza, purché si investa adeguatamente”.

@barbadillo.it

@frpetrocelli

Di Francesco Petrocelli

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