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58 giorni. Il Csm decide: è no a Borsellino alla Dna. Tangentopoli coinvolge Craxi

Pubblicato il 4 giugno 2013 da Giovanni Marinetti
Categorie : Cronache Cultura

Paolo-Borsellino4 giugno 1992. La notizia che sconvolge la politica arriva da Milano, dallo scandalo tangenti: Mario Chiesa chiama in causa lui, Bettino Craxi, il segretario del Psi. Fino al giorno prima tra i favoriti per Palazzo Chigi, diventa il simbolo dello scricchiolio che farà crollare il Palazzo.

I giornali, tra innocenti e no, danno ampio risalto alla notizia. La già complicata situazione politica, si ingarbuglia ancora di più. Molto di più.

Di quel giorno, Agnese Borsellino racconterà un episodio: Paolo torna a casa per pranzo. Ma non dovrebbe, perché quel pomeriggio sarebbe dovuto partire per gli Stati Uniti per interrogare don Masino Buscetta e Francesco Marino Mannoia. Non partirà. Era riuscito, in un primo momento, a convincere Giammanco; spera di convincere don Masino a dire qualcosa. Ma Giammanco, poche ore prima del volo, gli comunica che il viaggio è annullato. Quel viaggio verrà effettuato molti mesi dopo, quando Borsellino non ci sarà più e Giammanco sarà sostituito da Caselli. E Buscetta parlerà di mafia e politica.

A Roma, il plenum del Csm si riunisce nuovamente e decide sulla proposta di riaprire i termini per le domande alla carica di Superprocuratore: la decisione è no. La palla passa a Martelli: o fa il “concerto” su Cordova o sceglie la strada di un decreto ad hoc per riaprire i termini del concorso. Una cosa è certa: il Csm stoppa, da par suo, ogni strada a Borsellino.

Intanto, Massimo Ciancimino e De Donno si incontrano per la seconda volta.

Di Giovanni Marinetti

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