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Il commento. Coltivare l’anima conservatrice dell’Italia (oltre la querelle sulla Fiamma)

Pubblicato il 6 dicembre 2017 da Luigi Iannone
Categorie : Politica
Il congresso di Trieste di Fratelli d'Italia

Il congresso di Trieste di Fratelli d’Italia

Pubblichiamo il commento sugli ultimi scenari della destra in Italia di Luigi Iannone, scrittore, studioso di Junger e intellettuale conservatore

Il recente Congresso di Fratelli d’Italia è figlio legittimo di una strisciante ma sottaciuta diatriba familiare e di una serie di nodi culturali mai sciolti a destra. E quando parlo di destra, mi riferisco a tutti i movimenti e i gruppuscoli che si ‘muovono’ da quelle parti. Un ibrido nell’oceano della politica che a forza di reiterati appelli al patriottismo, ai valori tradizionali e a molte parole d’ordine di una comunità che dovrebbe invece, con grande capacità di inclusione, condurre le sue truppe nel mare magnum della modernità, fa fatica ad elaborare un impianto culturale di vasto respiro. Perché, pur non rinnegando nulla sul piano dei valori, bisognerebbe però affrontare, e una volta per tutte, il nodo di un capitalismo finanziario sempre più invadente, la questione dei diritti sociali, il ruolo del lavoratore (e dei suoi diritti) nella società del Terzo millennio, la giustizia sociale, e così via. Questioni dirimenti se analizzate con serietà e profondità di intenti.

Il fatto che, quindi, anche grazie all’astuzia di una certa stampa, l’analisi si sia concentrata ancora una volta sul simbolo della Fiamma che dai vari partiti di destra viene periodicamente stilizzato, rimpicciolito o allargato; sulla scritta An o Msi, anch’esse allargate, poi tolte, poi rimesse, poi rimpicciolite, …spingerebbe a pensare che vi sia un ‘non detto’ e che tali modelli e riferimenti siano ritenuti obsoleti per questo tempo ed utili solo in quanto attrattivi di consenso.

Ora, il punto non è decidere quanto debba essere grande e visibile la fiamma perché se si segue sempre questa linea d’azione si ricava l’impressione di una incapacità ad alimentare un’apertura che vada oltre i pochi numeri di percentuale che contraddistingue l’attuale Fratelli d’Italia o gli altri partitini e gruppuscoli di destra. Per eliminare questo impasse, non sarebbe male mettere da parte simboli e tutto l’armamentario e lasciarlo, come dice Pietrangelo Buttafuoco, al sentimento e al ricordo di ognuno, senza strattonarli da un parte e dell’altra. Vale a dire, non sarebbe un male, vista anche la labilità culturale di certi posizionamenti ribellistici, ricercare una nuova via. Non perché i simboli siano deleteri, anzi. Ma per tenerli fuori da diatribe di basso profilo che nulla aggiungono ad un serio dibattito.

I rigagnoli che alimentano questo fiume in piena di una Italia conservatrice eppur moderna, sociale e nazionale, sono tanti e articolati, ma vanno coltivati. Oltre le tattiche del momento e i dispetti agli alleati o agli avversari interni alla coalizione, c’è molto di più. E invece si ripresenta uno schema partitico (quello delle diverse destre) che con tutte le positive peripezie dei vari effervescenti gruppuscoli dirigenti, dà l’impressione di ricadere – per responsabilità proprie o esterne – nel solito verminaio di ripicche sul simbolo, sul nome, sulla Fondazione An, sul Secolo d’Italia e il suo direttore, eccetera, muovendosi in un eterno ritorno del nulla e in spazi angusti che, francamente, al cittadino danno a noia. E ancor di più, al vecchi elettore della destra …se ancora ne esiste uno.

In questa personale chiave di lettura, non posso non sottolineare la levità di un generale e composito quadro di rinnovamento del Paese e di formazioni politiche che, inconsapevoli, sono ad un importante giro di boa. Di fronte, alle euforizzanti prospettive di una nuova vittoria elettorale e di un nuovo governo, e perciò di nuove poltrone, il dibattito dovrebbe testimoniare una determinata fermezza senza di nuovo impelagarsi nei gangli soporiferi e ipnotici delle distinzioni tattiche.

@barbadilloit

Di Luigi Iannone

7 risposte a Il commento. Coltivare l’anima conservatrice dell’Italia (oltre la querelle sulla Fiamma)

  1. Se il tema della simbologia è cosi’ risibile e trascurabile ( e concordo sul fatto che avere fiamme piu’ grosse o piu’ piccole conti poco … ) non capisco pero’ perchè i Fardelli D’Italia ( ciellini di Dna) non l’abbiamo completamente rimossa dal loro “atto” di rifondazione a Trieste ?
    Perchè se sono ” Oltre” non rimuovono i collegamenti con il passato remoto ?
    O la fiamma è risbile e trascurabile oppure non lo è ….
    Il vero problema forse è che sono delle ” volpi ” … o credono di esserlo….
    E di finte volpi a ” destra ” quante ne abbiamo viste …. ?

  2. Iannone fa finta di non capire. La fiamma, comunque utilizzata, senza la scritta MSI non è né abusiva (come nel caso dell’antifascista AN) né moderna.
    È solo un uso “furbesco”.
    Venendo ai contenuti, MSI voleva dire: Noi e Loro.
    Loro sono gli antifascisti.
    La nostra storia è l’opposto della loro e questo sarà vero anche fra cento anni.
    Siamo due mondi opposti.
    Noi siamo sulla linea infinita che parte dal mondo grecoromano e non si fermerà mai.
    Chi crede nella cultura giudaico-cristiana è nostro nemico e lo sarà sempre, siano essi liberali liberisti socialisti comunisti comunitaristi.
    Il fascismo è l’incarnazione moderna del mondo e della cultura grecoromana.
    Il resto sono chiacchiere qualunquistiche.
    Il giochetto ipocrita e truffaldino di “consegnare al passato” gronda di opportunismo.
    Qualcuno ci dica a chi dovremmo ispirarci: ai Papi, ai Liberali come Popper ed Hayek oppure a Marinetti Mussolini D’Annunzio Pavolini Junger Evola Pound …?

    Inutile nascondere il vuoto dietro l’Inno di Mameli

  3. Completamente d’accordo con Luciano!

  4. Vedo che “Fascisti immaginari. Tutto quello che c’è da sapere sulla Destra” di Luciano Lanna e Filippo Rossi, Vallecchi, 2003 è sempre attuale…

  5. Bravo Felice. Qui si risponde a Iannone tirando fuori i famigerati elenchi di Veneziani dedicati agli uomini di cultura di destra. Comunque nonostante il tentativo, il fascismo non è “uscito” dalla modernità. Leggere anche qualche autore non inserito nei Sacri Elenchi di Veneziani, Del Noce ad esempio, aiuta a capire quanto moderno fosse il fascismo.

  6. TRa i maggiori ‘Fascisti Immaginari’c’era proprio Filippo Rossi che partito dalle sponde della destra radicale è diventato prima ultraberlusconiano poi ultra-antiberlusconiano ed oggi è approdato alle sponde meno immaginarie e più sicure dell’area renZiano con il suo marchio Caffeina (il festival del pensiero debole).Più immaginari di così ….

  7. X Tarwater
    se per sacri elenchi ti riferisci all’ultimo libro di Veneziani ‘Gli Imperdonabili’Marsilio Editore, non credo che lui facesse riferimento al Fascismo.Anzi …
    Nel libro Veneziani racconta del suo personale Pantheon culturale di riferimento ovvero gli autori che lo hanno arricchito.
    Devo dire che è un ottimo libro anche se alcuni dei personaggi citati potrebbero essere passibili di fucilazione…. Ma capisco che Veneziani da Giobertiano Cattolico non lo farebbe mai….Comunque il libro è ben scritto e godibile come tutto ciò che scrive Veneziani. Lui ha un problema quando si avvicina alla politica perché ‘non sa ancora distinguere” Ulisse dai Principi Proci….

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