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L’intervista. Il filosofo Dugin: “La Russia è fiera della sua identità e combatte la globalizzazione”

Pubblicato il 28 novembre 2017 da Redazione
Categorie : Esteri

Dugin

Pubblichiamo l’intervista integrale dell’Economist al filosofo Alexander Dugin.

The Economist: Qual è il tratto distintivo dell’identità russa e in che modo è differente dall’identità europea?

Alexander Dugin: Prima di tutto, per capire quale sia la differenza tra l’identità russa e quella europea, dobbiamo comprendere cosa sia l’identità europea, e non è semplice farlo per due ragioni. Prima di tutto, ora, l’identità europea, da ciò che riesco a capire, è definitivamente distrutta. Per questo il concetto di identità è giudicato dall’agenda progressista come qualcosa che dovremmo superare. L’identità liberal europea consiste nel negare qualsiasi identità, come se fosse una trasgressione. Essere Europei oggi significa non essere Europei, ma essere dalla parte degli immigrati, dei musulmani e di tutti tranne che degli Europei. Ogni volta che qualcuno si definisce come un cittadino legato alle proprie radici e alla propria cultura, non sembra un semplice conservatore, ma un nazista. Sei irrimediabilmente etichettato come estremista. Oggi l’identità europea è negazione. Ovviamente non è sempre stato così. La vera differenza con l’identità russa è che noi neghiamo questa negazione. Non ci vergogniamo di essere Russi. Non abbiamo alcun senso di colpa. Non ci pentiamo di nulla. Questa è la differenza: per essere tedesco oggi devi vergognarti di ciò che ha fatto la Germania. Essere la Gran Bretagna oggi significa avere rimorso per tutto ciò che l’Impero britannico ha fatto in passato. Essere Americani vuol dire vergognarsi della parte meridionale della storia, della tratta degli schiavi. Non abbiamo rimorsi, quindi siamo immediatamente marchiati per il fatto che abbiamo una appartenenza, e questo è un crimine per il mondo occidentale moderno. Non è sempre stato così. Prima, l’Occidente accusava l’Oriente o i cattolici incolpavano gli ortodossi per molte ragioni. C’erano già le tensioni geopolitiche, ma erano diverse. Per noi oggi l’identità ha un valore.

The Economist: Ma qual è la Sua identità e cos’è che La rende orgoglioso? Tutte le cose che ha elencato sono cose negative, ma qual è l’identità positiva? 

Dugin: Qualsiasi identità che non si basa sulla negazione dell’identità stessa è considerata, nel processo del capitalismo, come qualcosa di profondamente sbagliato. La negazione è connaturata al concetto di identità moderna, liberale, globalista. Quindi, prima di tutto, cerchiamo di conservare con orgoglio la nostra identità, non siamo disposti a perderla. La nostra identità è per lo più cristiana. E ne siamo fieri. Siamo orgogliosi di essere cristiani ortodossi e non solo cristiani come, ad esempio, protestanti. Perché fa parte di noi, il cristianesimo ortodosso ha formato la nostra cultura, la nostra letteratura. Dostoevskij era orgoglioso di essere cristiano ortodosso e noi siamo orgogliosi di appartenere alla nazione di Dostoevskij. E non penseremmo mai di non essere nazionalisti perché lui lo era. Non siamo disposti a mettere in discussione Dostoevskij perché amava la Russia o, per esempio, per la sua avversità nei confronti dell’Occidente e del liberalismo. Dostoevskij lo odiava, e aveva le sue ragioni, che sono anche le nostre. Ho maturato l’identità russa nei miei studi, non solo limitandola al cristianesimo ortodosso e alle radici etniche slave, ma anche ingrandendola, seguendo la tendenza eurasiatica della filosofia russa. Abbiamo incluso i popoli orientali che erano all’interno dell’Impero Russo come tasselli preziosi di questa appartenenza. Abbiamo diversi livelli di comprensione della nostra identità. C’è la versione eurasiatica che è inclusiva, e c’è la versione nazionalista che è esclusiva. Entrambi i tipi abbracciano l’identità, ma in modo diverso. L’assetto inclusivo prende atto del fatto che non siamo solo un popolo – culturale e storico – ma anche una civiltà, la civiltà eurasiatica, fondata su un ordine gerarchico, sull’organizzazione verticale, così come sulla sacra monarchia, perché abbiamo considerato, anche nell’esperienza dell’Unione Sovietica, lo zar come un soggetto. Cos’è un soggetto? Nella logica europea, voi siete i soggetti, il singolo è il soggetto. Per noi non lo affatto così. Lo zar è il soggetto, il leader. E noi siamo una parte di questa figura. È una soggettività radicalmente diversa da quella dell’Occidente democratico. In noi c’è il vitalismo. C’è un’altra differenza. Non si tratta di un autoritarismo imposto dall’alto. È un autoritarismo richiesto dal basso. È una sorta di monarchia prima della monarchia. Non è una dittatura voluta forzatamente dal dittatore, ma è richiesta dalla maggioranza, perché è una richiesta per la presenza di un soggetto. Il nostro soggetto è olistico, non individualistico. Il sociologo francese Louis Dumont ha scritto un eccellente libro sulla gerarchia, “Homo hierarchicus”. Ha diviso tutti i tipi di organizzazioni politiche tra olistiche e individualiste. L’elemento fondamentale è l’identità, individuale o olistica. E noi apparteniamo al tipo di società in cui l’identità è collettiva. Olistica. Io, singolo, non sono l’uomo. Io sono una parte dell’uomo. La mia gente, il mio paese, il mio stato, il mio zar – o un leader – è l’uomo. Intendiamo in modo del tutto differente ciò che è umano. Per noi, i diritti umani sono i diritti dello zar, i diritti di Putin, non i miei, perché non sono io il soggetto. Sono una parte: la mia libertà dipende dalla libertà del mio paese e della mia gente. Non potrei mai essere individualmente libero se il mio paese e la mia gente fossero ridotti in schiavitù. È questa l’essenza del nostro appartenere.  Il contrasto con l’Occidente, quindi, è doppio. Non siamo disposti a perdere la nostra identità, prima di tutto, e siamo pronti a difendere la nostra tradizione. Questo ci rende davvero differenti o, se vogliamo, nemici dell’Occidente, inteso come un progetto liberale e non come una civiltà, perché l’Occidente ha attraversato fasi di affermazione e negazione, problemi interni. Questo durante la Storia. Ma nell’oggi apparteniamo a due campi dell’umanità, separati. Una parte dell’umanità sta seguendo questa agenda occidentale, moderna, anglosassone e globalista: è il nuovo mondo che sta affiorando sotto gli occhi di tutti, un mondo globale con concezioni mutuate dalla Scozia, come il valore dell’individuo e della ragione, trasfuse nella Costituzione degli Stati Uniti. Da lì, il cerchio è cresciuto sempre più, e oggi la globalizzazione proietta il dogma dell’individualismo. Tutte le istituzioni, le forme di governo dell’Est, come anche dell’Africa e in tutto il mondo devono essere una ripetizione, un rifacimento, un copia e incolla della Gran Bretagna protestante. Max Weber l’ha spiegato molto bene: oggi sono tutti anglosassoni. Ecco, noi siamo contro tutto ciò. Siamo contro la comprensione anglosassone di ciò che è buono e ciò che è cattivo e ciò che è razionale e ciò che è irrazionale e così via. Questo è il grande gioco che Mackinder ha spiegato riferendosi a due tipi di civiltà, cioè la potenza del mare e la potenza della terra, come manifestazioni strategiche di due profonde ideologie: l’ideologia del progresso – il mare – e l’ideologia dell’eternità o del conservatorismo, rappresentato dal blocco continentale della Russia e, a suo tempo, della Germania. La Russia oggi è il baluardo che oppone l’identità collettiva alla globalizzazione, che è un’universalizzazione della missione protestante: è la vecchia sfida tra la potenza del mare e la potenza della terra, in un nuovo scenario.

Kirill

The Economist: Queste due visioni, profondamente contrastanti, possono coesistere?

Dugin: Potremmo coesistere pacificamente, o potremmo coesistere nella lotta. L’umanità può scegliere fra entrambe le soluzioni e la pace ha un senso solo quando c’è la possibilità di una guerra. A sua volta, la guerra ha una ragione ontologica quando c’è la possibilità di pace. Se non abbiamo pace, non abbiamo guerra. Se non abbiamo la guerra, non abbiamo pace. Le due cose sono fortemente legate. Per coesistere pacificamente dobbiamo obbligare l’altro a riconoscere la dignità umana dell’altra visione del mondo. Questo non accade sempre, c’è un problema molto sottile. Ad esempio, potremmo comprendere facilmente la verità del mondo anglosassone, della potenza del mare, e potremmo riconoscerla come una via possibile. Ma la globalizzazione non accetterebbe mai il diritto dell’altro ad esistere. Forse mi sbaglio, ma ho la sensazione che voi cerchiate di annientare, di distruggere quest’altra identità, la nostra, demonizzandola. Siete convinti che ci sia un progresso universale cui tutti dovrebbero obbedire. Di fronte a questa pretesa, siamo pronti a combattere e ad opporci. Se voi, potenza marina, o l’atteggiamento anglosassone o i globalisti fossero in grado di riconoscere il diritto dell’altro, di noi stessi, a conservare la nostra monarchia, la ‘dittatura’, la nostra comprensione dei diritti umani come i diritti di Putin, ecco, questo vorrebbe dire coesistere pacificamente. Vorrebbe dirci lasciarci soli. Ma non è così e non lo è mai stato. Avete sempre combattuto per imporvi sugli altri. Per noi, oggi, il confronto con l’Occidente è una sorta di battaglia finale escatologica. Se ci lasciate in pace, vi lasceremo in pace. Ma lotteremo per tenere viva e affermare la nostra identità. Sentiamo che l’Occidente sta cercando di distruggerla, di imporci una regola universale, i suoi principi di diritti umani e democrazia. Ci sta imponendo di accettare le sue regole e i suoi valori.

The Economist: la Russia ha accettato la dichiarazione universale dei diritti umani.

Dugin: è stato un errore. Siamo stati obbligati, e ora stiamo cercando di riparare questo danno fatto che risale ai tempi dell’Urss e di Eltsin. Stiamo ritornando al senso identitario, dopo essere stati obbligati a difenderlo in modo indiretto.

The Economist: Per quale ragione la civiltà anglosassone ha economicamente più successo della civiltà eurasiatica?

Dugin: Proprio perché l’economia è, per l’Occidente, il destino. Per noi, il destino è lo spirito. Se per te non c’è nulla di più elevato del valore materiale, allora è chiaro che in quello sei il migliore.

The Economist: Posso chiederLe, onestamente, lasciando stare i nemici della Russia in Occidente, cosa succederebbe se andassi a Mosca e in tutta la Russia e facessi un sondaggio, chiedendo a tutti gli under quarantacinque, di sacrificare i loro benefici economici e i loro beni materiali per l’identità collettiva incarnata nel Presidente Putin, i valori eurasiatici e la Chiesa ortodossa? Come risponderebbero?

Dugin: Dipende tutto da come si formulano le domande. ad esempio, se chiedesse: “A chi appartiene la Crimea”? Le risponderebbero che la Crimea è nostra e noi subiamo le sanzioni. E siamo felici di subire le sanzioni per questo? Sì.

The Economist: In realtà la Russia non è colpita – non ancora, comunque – dalle sanzioni. I redditi sono tornati ai livelli del 2010, ma se dicessi alla gente che tornerai ai livelli del 1997, pensi che voterebbero per te?

Dugin: Dipende tutto. Per noi, lo spirito conta molto più di quanto non conti per voi. Nella nostra identità, il fattore ideologico è quasi decisivo. Ma non riesco a credere che tutte le decisioni in Occidente siano solo legate al benessere materiale. Penso che ci sia anche una qualità morale, ma di un tipo diverso – relativista e liberale – che richiede sacrifici alla popolazione occidentale. Nella nostra situazione è lo stesso. Nessuno accetterebbe mai un danno al benessere e alla crescita della ricchezza, ma quando decidiamo, ad esempio, che l’Ucraina è nostra, allora ne comprendiamo a pieno la responsabilità. Per noi, è questo che realmente conta. E questa è la libertà o il diritto di Putin. È un nostro diritto. Putin non è un essere ‘estraneo’ che serviremo supinamente. Lui è noi stessi. Agisce per il nostro interesse. Fa esattamente ciò che siamo disposti a fare noi. Per noi non è una entità separata. È questo il concetto profondo del re sacro. Se dici: “Sacrificheresti il ​​tuo benessere per i valori astratti della Chiesa ortodossa?” Nessuno ti direbbe di sì. Ma se chiedi: “A chi appartiene la Crimea?” È la stessa idea, la stessa domanda, messa da una diversa prospettiva. Da sociologo so esattamente come la risposta dipenda dalla formulazione della domanda. Prendendo uno stesso oggetto, ma formulando le domande in modi diversi, riceviamo risposte completamente diverse. Non credo che tutti sarebbero d’accordo con me. Penso che nessuno lo sarebbe, ed è normale. Solo i filosofi vedono la dimensione della verità. Si basa tutto sulla retorica, con quella puoi fare miracoli. Se chiedi alla nostra gente: “Sei un individuo. Vuoi progressi? Vuoi una società aperta? Vuoi essere ricco come in Occidente?”, tutti diranno di sì, compresi i patrioti russi. È ovvio. Ma quando arriva il momento della decisione, non siamo obbligati a sostenere Putin. Putin è obbligato a prendere la Crimea. Il segreto è questo: il patriottismo e la difesa dell’identità russa non sono imposti artificialmente alla nostra società. È logico che tu non possa capirlo, dal momento che consideri Putin un individuo che vuole usare la propria posizione per avere dei vantaggi, per neutralizzare le opposizioni. Questa è una posizione corretta dal tuo punto di vista. E noi lo capiamo, ha senso. Ma c’è l’altro lato che dovresti capire meglio. C’è una vista dall’alto e una dal basso.

Vladimir-Putin-Pop-Art-2016-PPcornThe Economist: Cosa succede quando Putin muore?

Dugin: Apparirà un altro Re. Il Re è morto. Lunga vita al Re.

The Economist: Come funziona il meccanismo? Come si evita il ​​Tempo dei Guai?

Dugin: E’ impossibile evitarlo. È una costante della nostra storia e sarà sempre così. È un processo ciclico e non si può semplicemente non incappare negli errori del passato. Si tratta di qualcosa più grande di noi. Putin morirà, ci sarà un periodo di crisi, e poi comparirà, prima o poi, un nuovo Re. Tutto si ripeterà.

The Economist: Deve essere piuttosto deluso dal signor Putin, perché l’Impero russo non è ancora tornato, tranne piccoli pezzi di piccole repubbliche.

Dugin: Sì, sono molto deluso. Per me, Putin è solo un attore che interpreta il ruolo di Zar. Non credo in Putin, ma nello zar eterno che ha molti nomi e molte forme. Potrebbe chiamarsi Presidente, leader, zar, re, imperatore. La verità è che essere zar è una funzione. Putin ha svolto questa funzione molto meglio di Eltsin e Gorbaciov. Ma è in ritardo ancora su molti aspetti. E questo non è realismo, come pensa lui, ma codardia.

The Economist: Quindi Putin non è il vero zar?

Dugin: Nessuno è il vero zar. Tutti interpretano solo il ruolo dello zar. Il vero zar per noi è Cristo. Tutti gli altri sono dei rappresentanti, diciamo.

The Economist: come riconosci lo Zar?

Dugin: Dalla volontà. Dallo spazio. Lo zar è intimamente legato allo spazio. Per noi, lo spazio è differenza. Il vero zar è chi riesce a creare unità dalle differenze. Chi raccoglie e non perde. È un processo di integrazione. È una specie di segno dello zar. Lo zar non distrugge, costruisce. Putin ha frenato la spaccatura e la caduta della Federazione Russa. Ha iniziato a ricostruire passo dopo passo. È molto più vicino allo zar di quanto lo fossero Eltsin e Gorbaciov per questa e molte altre ragioni. Ma prima di tutto, questo è il primo segno: vedere che qualcosa inizia a crescere. Allo stesso tempo, lo zar dovrebbe difendere la nostra identità e difendere l’impero, non indebolirlo.  Ciò che è interessante è che molti di voi considerano strumentale la nostra Chiesa, che seguendo gli ordini dello zar. Eppure uno dei teorici dello zarismo, Joseph Volotsky, ha affermato che se lo zar nega o indebolisce il suo regno, dovrebbe essere ucciso. Volotsky di uno dei Santi della Chiesa russa. Il regno è molto più importante dello zar.  Il principio è molto più importante della persona, per noi. Putin ha frenato la caduta, non ci ha ridestati. Questo trascende i suoi limiti. Lui non è un salvatore. Ha solo intenzione di riparare. È un manager, blocca la crisi. E lo sta facendo in modo eccellente, ma ha dei limiti. Agisce come se fosse eterno, non crede in qualcosa che esiste dopo la sua fine: non ha una chiave per il futuro. Questo è un vero problema. Stiamo entrando ora nel Tempo dei Guai, non dopo la sua morte, perché per Putin si sta avvicinando la fine, da un punto di vista legale. E questo non l’ha potuto risolvere. Abbiamo bisogno di una nuova tappa e Putin non sta funzionando per il futuro, sta pensando solo al presente. È un ottimo rappresentante dello zar in un periodo di transizione, ma non è sufficiente per il futuro. È abbastanza solo per il presente. Il suo sistema è fragile. È basato sulla sua personalità, e questo è quasi un crimine contro il regno, perché dovrebbe consolidare la nostra identità, istituzionalizzare il regno.

The Economist: Sta dicendo che dovrebbe iniziare una monarchia?

Dugin: non esattamente. Non tanto una monarchia formale. Direi che dovrebbe investire sull’ideologia dell’identità, invece di pensare solo al lato pragmatico. Dovrebbe essere più serio e più profondo.

The Economist: come si istituzionalizza il regno? 

Dugin: Prima di tutto, educando. Abbiamo conservato l’educazione in modo liberale. Abbiamo una formazione metà-sovietica e metà liberal. Educare è preparare la mente, e il regno zarista uno stato mentale. Non è solo una forma sociale di governo.

The Economist: Per avere il regno zarista, lo zar va incoronato?  

Dugin: Dobbiamo almeno andare in questa direzione. L’apparizione, la manifestazione dello zar è un dono di Dio. È una sua risposta alla volontà del popolo. È un dono. Ma non possiamo nominare lo zar. Potremmo pregare per lui, dovremmo essere tutti concentrati. L’educazione dovrebbe preservare e favorire tutto ciò. Con Putin non è andata sempre così. Non ha fatto nulla nell’educazione, che è rimasta metà sovietica, metà liberale, copiata dall’Occidente. Un miscuglio di incoerenza. Lo stesso vale per la nostra cultura. La nostra cultura è un’imitazione della cultura occidentale e liberale con un frammento di pura propaganda politica, mal fatta. Questa è solo un simulacro, non una preparazione per il regno dello zar. Così non si ritorna alla nostra identità. Si ragiona troppo pragmaticamente e si pensa troppo poco al sacro. Putin rimane nella sua posizione, non sacrifica abbastanza attenzione, tempo e la sua forza vitale per questo problema. Si è mosso in questo senso solo nel suo ultimo mandato, ma ha perso diciassette anni per preparare il futuro. E ora non ha tempo per prepararlo. Ci aspetta un periodo buio e travagliato.

The Economist: Quanto spesso parla con Putin?

Dugin: Ci sono alcune domande a cui non mi piace rispondere.

The Economist: quali dovrebbero essere i confini della Russia? Ha parlato di convivenza pacifica.

Dugin: Dovrebbero crescere, continuare a crescere.

The Economist: Quella non è pacifica convivenza.

Dugin: Dovrebbero continuare a crescere fino al momento in cui non possono più espandersi. Abbiamo conosciuto momenti in cui non siamo riusciti a crescere, siamo caduti, e poi, ogni volta, cresciuti di più. Il nostro Impero è un cuore pulsante. Penso che l’Eurasia sia il nostro limite naturale. Non toccheremo l’Inghilterra o l’Europa occidentale.

The Economist: Quindi giocate lealmente con l’Est Europa?

Dugin: Sì, quella è l’Eurasia. Non possiamo conquistare l’Europa orientale adesso, è fuori discussione, anche nella mia visione imperialista. Sono realistico.

The Economist: Quindi la Polonia cattolica è fuori?

Dugin: Sì, fuori.

The Economist: Kazakhstan?

Dugin: Fa parte dell’Unione Eurasiatica.

The Economist: Su base volontaria?

Dugin: Assolutamente su base volontaria. Un impero è creato in una condizione. Raggiungere i nostri obiettivi in ​​modo pacifico è molto meglio di una conquista. Questa volta non abbiamo il potere, non abbastanza, per invadere qualcuno. Siamo obbligati a usare la pace e l’adesione volontaria al nostro progetto. Ma vorrei sottolineare che ci sono sempre più amici intorno a noi, e quando ci apriamo e combattiamo contro il globalismo – non solo per i valori nazionali russi – allora riceviamo un aiuto notevole da parti e forze molto diverse del mondo. Questo è molto importante. Quando ci dichiariamo una forza universale, non solo una forza nazionalista, allora acquisiamo sempre più amici. Siamo di fronte ad una nuova svolta, molto interessante. Dopo la Brexit, forse la Gran Bretagna sarà dalla parte opposta.

@barbadillo.it

 

Di Redazione

77 risposte a L’intervista. Il filosofo Dugin: “La Russia è fiera della sua identità e combatte la globalizzazione”

  1. Apprezzo molto quanto esposto con coerenza e coraggio(non esita a criticare il pragmatismo e addirittura la “codardia” di Putin)nella sua intervista.Concordo con la sua lucida critica all’occidente e alla sua strenua difesa di una identità olistica.Mi piacerebbe che anche gli europei identitari facessero proprie queste chiare indicazioni; però, per quanto mi concerne,sostituendo al cristianesimo la visione spirituale greco-romana.

  2. Già Tullio proprio così,
    dovremo anche Noi saper Evocare un
    ” Caesar ” radice primigenia e contratta dello Ksar ( Zar )…. Che non è solo una persona ma un Principio …

    Ma un Principio ( Princeps ) si risveglia attraverso ” Un Rito ” ed un Rito ha bisogno del “Sacrificio di Sangue”, possibilmente quello del fratello , senza il quale gli Avatar non si manifestano e gli Imperi ” NON DECOLLANO “…

    Oggi la Terra di Mezzo chiamata Europa è occupata antropologicamente dal suo figlio bastardo chiamato Occidente …

    Karl Popper è il suo filosofo guida ( mentre noi rimpiangiamo Nietzsche, Spengler ed Heidegger ).

    Dughin come vedi Evoca Forze e non fa solo politica …

    Noi saremo in grado di risvegliare Dei Vendicativi che attraverso le maglie della ” storia profana ” possano irrompere per ridarci IL NOSTRO IMPERO ?

    Per ora facciamo solo testimonianza di ” Un Impero Interiore ” come lo chiama De Benoist ma questo non basta ….
    Serve Tragicamente dell’ Altro ….

  3. “Oggi noi dobbiamo preliminarmente organizzare la conservazione della nostra “specie” nel tempo, proponendoci, a questo fine, non di “fare” politica, ma di coltivare la politica.

    Oggi dobbiamo affermare e custodire l’integrità della forma sotto cui – attraverso noi – si manifestano le idee che ci identificano – senza preoccuparci al momento della qualità delle reazioni alle nostre proposizioni.

    Noi siamo gente della foresta che, superato il deserto (non siamo diventati uomini del deserto!), deve ritornare alla foresta. Come condizione di qualsiasi operare, il nostro carattere dev’essere “una roccia con le ali”. Radicato, raccolto, incrollabile come una roccia, quanto ai principi generali; aereo, lieve, agilissimo come le ali, quanto alle soluzioni particolari.

    (…)

    Tutto ciò che non sia in ordine con la nostra idea del divino non può rimanere sopra e dentro di noi.

    Tutto ciò che non si conformi con la nostra tradizione non può segnare la nostra storia ed essere dietro di noi.

    Tutto ciò che non risulti affine alla nostra anima di uomini di milizia non può stare accanto a noi.

    Tutto ciò che non partecipi della nostra immagine del mondo non può situarsi avanti a noi.”
    Franco Freda.

  4. X Tullio: Ovviamente condivido in pieno l’intervista di Dugin,ed anche le tue considerazioni a riguardo, anche se queste risposte di Dugin ad un giornale come l’Economist possono e devono essere lette su più piani e fra le righe nascondono molti significati interessanti e strategie che possono non apparire chiare ai più o ad una lettura superficiale ed attinente solo al senso letterale, qui come al solito Catilina ha compreso e sintetizzato perfettamente la questione. In sincerità però caro Tullio, ma questo io lo so che tu già lo sai, non credo alla possibilità di un ritorno ad una Tradizione greco-romana per l’Europa… perchè quel ciclo si chiuse, e si interruppe quella catena, e per il fatto che la Tradizione Romana continuò a vivere e servì a vivificare proprio il cristianesimo ottenendo la sintesi Cattolica Romana e ghibellina, oggi devastata e vituperata e su questo siamo daccordo dai vicari sovversivi presenti nella gerarchia ecclesiastica ed a capo di essa, ma come ci insegna Guenon, bisogna criticare gli uomini rappresentanti di una istituzione sacra, ma mai l’istituzione stessa, salvo una sua completa e assoluta degenerazione. Sicuramente il cattolicesimo è alla fine del suo ciclo storico, ma senza di esso si rimarrebbe senza nessun appoggio, il ritorno ad una religiosità “pagana” mi sembra improbabile,a questo punto o ci si integra nella Chiesa bizantina, o l’alternativa è l’Islam, non vedo altre strade spirituali per l’Europa,salvo un cambiamento di ciclo radicale ed universale con la formazione di una nuova Tradizione occidentale, ma tutti i dati tradizionali in nostro possesso non indicano una possibilità del genere. Per me sempre da Oriente ci sarà la salvezza, ma l’Oriente dell’Occidente è proprio Roma e la sua Tradizione, in qualunque forma essi si delinei in futuro. Saluti cari Tullio e Catilina.

  5. Consiglio a tutti, per chi non l’avesse già fatto, l’acquisto e la lettura della prima traduzione italiana della principale opera di Dugin, “La quarta teoria politica”, uscita poco tempo fa per l’ottima casa editrice Nova Europa e curata da Andrea Virga.http://www.novaeuropa.it/prodotto/la-quarta-teoria-politica/ Nonostante il volume sia esaurito nel catalogo della casa editrice, esso si può ancora trovare su Ibs o Amazon, se si vuole ordinarlo via internet.

  6. Caro Stefano,tu e la Vdc siete sempre nel mio cuore.Riguardo alla Religione Tradizionale Romana oggi non possiamo far altro che custodirla-come ci consiglia A.de Benoist-nel nostro Impero interiore.Quanto ad abbracciare quasiasi”forma” di cristianesimo o dell’islamismo,il mio antisemitismo è troppo radicato in me per accettare queste soluzioni.Preferisco come ormai faccio da 30 anni percorrere la strada del Buddismo Zen.

  7. Condivido l’avversione di Dugin al liberalismo, che è certamente uno dei nostri mali, ma non è la sola ideologia che ha portato l’Occidente al declino morale, civile e spirituale: l’altra ideologia è il socialismo, che cento anni fa in Russia causò una rivoluzione politica che portò in breve all’instaurazione del regime totalitario più criminale, anti-umano ed anti-cristiano di tutti i tempi, l’URSS. In particolare, i popoli europei sono drogati di quel marxismo culturale, nichilista, cosmopolita ed anti-nazionale, che col Sessantotto ha avuto la sua affermazione, sancendo inequivocabilmente la fine della nostra civiltà.

    Dugin pone l’accento sulla cristianità della Russia e dell’Europa, il che è assolutamente condivisibile, ma ciò nonostante non fa alcuna critica al socialismo. Se il liberalismo è indifferentista e in un certo senso “scristianizzatore silenzioso”, il socialismo è dichiaratamente ateo e bandisce ogni religione. Tra l’altro, se prima le sinistre europee erano ateiste, oggi il loro ateismo agisce in funzione cristianofobica, infatti soprattutto nei riguardi dell’islam sono parecchio tolleranti e sempre a 90° rispetto alle arroganti pretese dei maomettani che vivono qui nei nostri paesi. Quante volte abbiamo sentito notizie in cui si parla di rimozione di crocifissi da scuole o edifici pubblici vari, per “non turbare gli islamici”: antifona alla “Soumission” di cui parla Houllebecq nel suo famoso scritto.

    “…Ho maturato l’identità russa nei miei studi, non solo limitandola al cristianesimo ortodosso e alle radici etniche slave, ma anche ingrandendola, seguendo la tendenza eurasiatica della filosofia russa…”

    Qui parla di radici etniche slave, ed è giustissimo: la razza fa parte dell’identità di una nazione. Qui in Europa occidentale purtroppo è ormai proibito dire che siamo un continente di razza bianca e che la nostra identità etnica si basa proprio su quello. Oggi è diffusa la vulgata secondo cui “le razze non esistono” e che sarebbero “una convenzione sociale”. Non a caso, è notizia di questi giorni, che al concorso di Mister Friuli 2017, hanno eletto un senegalese solo perché nato a Udine, come se l’essere negro faccia parte dell’identità etnica friulana.

  8. Dugin salva il socialismo sovietico e ne condanna gli effetti! Ipocrita, per lo meno.

  9. Analisi lucida sul liberalismo e il mondo occidentale, ormai franato verso una concezione globale suicida della propria identità.

  10. Werner, non è vero che Dugin non condanna il socialismo, egli solamente lo mette alla pari delle altre ideologie moderne derivanti dalla rivoluzione francese e ne considera tutti i disastri ma anche le cose positive esaminandole da un punto di vista meta-storico e non ideologico,e prendendo soprattutto quel socialismo di “destra”, anti-marxista,nazionale e patriottico che anche il fascismo ha conosciuto, senza contare che in fondo al contrario di noi i Russi non dimenticano la loro storia e quindi tendono a non ripudiare un periodo che comunque li portò al rango di potenza geo-politica mondiale. Semplicemente Dugin, avendo il socialismo ed il fascismo perso come ideologie nei confronti del liberismo e quindi dimostrando al loro non-appartenenza alla modernità più avanzata ed avendo avuto quindi una funzione katechonica in certo senso, egli giustamente li supera cercando di prendere il meglio da ogni forma per affrontare il vero nemico odierno, il liberismo,ed infatti la Quarta Teoria Politica è un tentativo di fare ciò unendo ogni prospettiva di “società chiusa” in una sintesi e superamento superiore,tenendo come punto di unione un conservatorismo di tipo tradizionale, eurasiatico, anti-moderno. Poi che il socialismo sia stato sempre ed ovunque ateo anche ci sarebbe da dire, invito a proposito a leggere i libri di Giorgio Galli o guardare il documentario rai sul “Comunismo esoterico” di Marco Dolcetta, lo stesso che fece anche quello sul “Nazismo esoterico”, in realtà il comunismo in occidente come lo abbiamo conosciuto noi è molto diverso da quello asiatico, che spesso è solamente una maschera, un contenitore, una forma per sistemi e organizzazioni antiche e tradizionali che funzionano nello stesso modo da millenni e che assomigliano più alle Monarchie orientali antiche piuttosto che a società moderne, dal punto di vista sostanziale. Sul 68 hai pienamente ragione, ma il 68 occidentale non c’entra nulla col socialismo anche se era imbevuto di retorica neo-marxista, esso in realtà come analizzato bene da molti fra cui De Benoist, Del Noce etc è stato proprio una “rivoluzione” interna al capitalismo, passato da una fase patriarcale caratterizzata da valori borghesi ad una fase femminea e post-borghese, ha superato se stesso abbandonando come zavorre quei valori morali che non servivano più alla realizzazione del supremo mercantilismo globalista ed edonista odierno, dove l’unico valore è l’assenza di ogni valore. Per questo ha avuto bisogno delle istanze libertarie,neo -marxiste e freudiane affermatesi nel ’68, e degli stupidi idioti di sinistra che non hanno fatto altro che riciclarsi in tali vedute e diventare le migliori avanguardie del neo-capitalismo nichilista trionfante. La sinistra di ci parli è la sinistra liberale, così come c’è la destra liberale, quella economica,che non è vera Destra, entrambe da combattere e distruggere.
    X Tullio: La Via dello Zen è superiore alle vie presenti oggi in occidente, quindi fai benissimo a praticarla. Sul levantinismo semita presente a mio parere soprattutto nel cristianesimo ti capisco anche se non sono un anti-semita in senso biologico, ma quando parlo di Tradizione Romana che vivificò il cristianesimo intendo esattamente quell’azione di virilizzazione che ci fu nei confronti di una religione che non ci apparteneva, ma che grazie a gente come Dante per esempio, ci regalò quel ghibellinismo e quel medioevo con il Sacro Romano Impero che è stata l’ultima forma tradizionale in occidente, e comunque ogni appartenenza ad una religione io la intendo lontana da ogni confessionalismo di sorta.. Sull’Islam la stessa cosa è avvenuta in Persia con lo sciismo, e con gli influssi ellenici,platonici, zoroastriani… in definitiva indo-ari in esso.

  11. Il socialisdmo marxista-leninista sovietico non si liquida come una manifestazione della modernità”: non ha infatti eguali in quanto a criminale follia, perversità, volontà distruggitrice di ogni tradizione. Per fortuna non ha raggiunto tutti i suoi obiettivi, ma perché non ha potuto, non perché non ha voluto…Dugin è comunista e slavofilo.

  12. Caro Stefano,concordo con queste tue ultime precisazioni;se la mia fosse un’opposizione biologica non amerei i giapponesi.

  13. Caro Tullio ne ero sicuro e avevo capito perfettamente il senso delle tue condivisibili osservazioni, il mio intento era solo non prestare il fianco a fraintendimenti di sorta da parte di qualche malizioso che non capisce la differenza fra il punto di vista materiale e quello metafisico.

  14. Augusto Del Noce sosteneva lucidamnente ( ed in tempi non sospetti anni 70′) che la vera unica forma di ” marxistizzazione ” compiuta della società si sarebbe realizzata solo in Occidente all’apice dell’opulenza della corruzione morale interna alla decadenza neocapitalista; in questo scenario apocalittico ed indolore si sarebbe raggiunto e realizzato l’annullamento ” dei corpi intermedi ” , l’azzeramento dei sistemi valoriali, la rimozione delle entità di appartenenza; tutti gli anticorpi sani della “Comunità” sarebbero stati rimossi a vantaggio del ” Nulla ” ed il vero Totalitarismo avrebbe così vinto …
    PUNTO.

  15. Scusate, è lecito domandarsi se quanto riportato sia da riferirsi più ad una visione personale del mondo da parte del Filosofo(ed anche da “rosen”), che ad una condivisa battaglia del popolo russo, che credo abbia problemi di occidentalizzazione più acuti per alcuni punti della nostra stessa italietta.
    Vedi super petrolieri con i loro elicotteri parcheggiati su yacht carichi di modelle seminude pronte a tutto per due danari, che per fortuna a volte visitano anche le nostre coste, per far respirare un po’ anche noi.
    Premesso questo, la pace dell’oggi è garantita dalla durata politica di Putin, unica diga.
    L’Eurasia con l’ordine attuale risulta purtroppo utopica.
    Dugin non fa i conti che alla sua destra geografica trova una cina spietatamente materialista come riflesso involontario alla sua grande tradizione spirituale del passato.
    Si attende uno “schock”, qualcosa di indiscutibile trascendenza che ribalti l’ordine attuale. Non parlo di rivoluzioni dal basso. Intanto è un piacere leggere il primo intervento di Catilina che andrebbe letto nelle scuole, la visione Zen di Tullio e gli interventi chiarificatori di Stefano.

  16. @Stefano: sì hai ragione, Dugin ha teorizzato la Quarta Teoria politica. Comunque almeno in questa intervista non ha fatto menzione del socialismo. Penso però converrai con me su una cosa: in Russia e negli altri paesi dell’est europei ex socialisti, in quanto a relativismo etico e morale, non stanno meglio di noi. Lì l’ideologia liberale e libertaria non ha messo piede, però nelle loro società alcoolismo, tossicodipendenze, sessualità malata, abortismo, ecc., spesso e volentieri sono delle piaghe molto diffuse e in alcuni casi peggio che da noi.

  17. Il dubbio che poni Rosen è lecito. Chissà se nel profondo Russi e Cinesi sono già marcatamente occidentalizzati ed avvelenati di modernità. Le masse slegate dalle Élite Guardiane sono facile preda del “Nulla” ad Ovest come ad Est. Tuttavia Dhughin parla di una ‘sfera’ più profonda citato Dostoevskj che sopravvive nonostante la tempesta.
    Dovremmo solo augurarti a tutte le latitudini che questa adesione profonda al ‘ Sacro ‘ rimanga latente…le radici profonde non gelato (J.R.R.Tolkien).

  18. X Werner. Il socialsimo legato al Sangue e al Suolo è stata la risposta ‘Comunitaria’ all’apoteosi dell’Individualismo borghese distuttore di Valori e di Legami. Cortesemene non confondiamo l’evoluzione ebraizzata e cosmopolita del socialismo , con la sua Sana Reazione così come teorizzata da Sorel Proudhon Mussolini. Esiste un socialsimo ‘sano’ che nasce dentro il perimetro della Rivoluzione Conservatrice europea come Reazione alle diseguaglianze devastanti del liberalismo sfruttatore e perverso.
    L’Heimat continentale ha generato gli anticorpi della dissoluzione modernista imposta dalle potenze colonizzatrici occidentali. Fascismo e Nazionalsocialismo sono state le manifestazioni più avanzate di proposizione dello Stato Sociale coniugato con i valori della ‘Natio’.
    Hanno scatenato due conflitti mondiali contro
    L’Europa di mezzo per facilitare l’ascesa della nuova Cartagine Occidentale.

  19. Rosen poni una questione importante a cui non è facile rispondere con sicurezza, ma secondo me Dugin già nell’intervista potrebbe averlo fatto, quando parla a proposito delle giuste domande e delle risposte che darebbe un russo medio, per esempio sulla Crimea, e quindi penso che anche se il suo pensiero sia elitario,allo stesso tempo è in larga parte condiviso dalla popolazione russa, e questo lo si vede anche dai numeri della popolarità di Putin e dal fatto che i libri di Dugin si studino nelle accademie militari russe… Poi non dimentichiamo che il periodo di occidentalizzazione brutale seguito al crollo del muro fu devastante per il popolo russo, e loro non l’ hanno dimenticato, ed infine l’elite russa è in buona parte consapevole che il modello di dis-valori occidentali non è adatto al loro paese, insomma hanno degli anticorpi da opporre al liberismo sfrenato, anche adottando in definitiva un sistema pseudo-liberale… in Oriente la mentalità è troppo diversa, la Russia è il tramite fra Europa ed Asia, quindi è normale che sia il paese che comunque possa essere più occidentale in questo senso, ma non scordiamo che i russi come afferma lo stesso Dugin sono un Super-ethnos che racchiude slavi, siberiani, mongoli,ugro-finnici,tatari etc etc ed in quanto tale ha molte più risorse di quelle dei popoli europei contro l’occidentalizzazione anglo-sassone… Per quanto riguarda la Cina, se è vero che anch’essa si è occidentalizzata e molto, in realtà nonostante tutto conserva un radicamento alla propria identità millenaria, infatti molti definiscono il modello di società cinese come “neo-confuciano”, e poi basti vedere come i cinesi anche all’estero non si mescolano praticamente mai con gli abitanti del luogo, anche a livello etnico sono gelosi della loro unicità, infatti da studi recenti sono giudicati il popolo più razzista in assoluto. Certamente, se un giorno cadrà l’egemonia statunitense, lo scontro fra Russia e Cina sarà inevitabile, ma per adesso sono alleate contro il nemico comune e non potrebbe essere altrimenti. Per il resto sottoscrivo gli interventi di Catilina su cui concordo anche nei particolari.
    P.S. L’Eurasia se a livello di comunità e di impero ancora non può esistere,in realtà non è un utopia per il semplice fatto che esiste già a livello politico-economico e che tra l’altro si sta allargando, solo ad Oriente ovviamente per il momento. https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_economica_eurasiatica

  20. La colpa della I guerra mondiale è in gran parte del panslavismo russo. Loro han dato il là alla distruzione del vecchio ordine in tutta l’Europa Orientale. Oggi possono baciare tutte le icone che vogliono, ma la Rivoluzione d’Ottobre, tenacenmente voluta dal sionismo internazionale, mirava a far tabula rasa di tutto ciò che era tradizione. Altro che individualismo!

  21. Della Rivoluzione Conservatrice Stalin si faceva giustamente beffe!

  22. @La vendetta di catilina: immagino ti riferisci al socialismo nazionale, di cui per l’appunto il Fascismo, soprattutto quello della Repubblica di Salò, ne è stato espressione.

  23. X Werner
    se il Socialismo nasce legato alla Nazione è sano ; se è Internazionalismo apolide significa che è una sotto-struttura teleguidata dalla finanza capitalista e mondialista , una creatura pilotata ” dai soliti noti ” …. E per questo che Stalin fece fuori ( giustamente ) Lev Trockij …

  24. Non avete ancora capito che la RSI non fu una Repubblica Socialista e che il socialismo è poi fallito ovunque, a meno di sognare la Corea del Nord!

  25. Abbiamo capito che il regime fascista ripropose la solita minestra borghese ma con qualche militare in più. Tranne alcuni fascisti illuminati alla Ricci o alla Bottai, credo non ci sia altro da salvare. Felice è per la società borghese e bigotta (Laval, Petain, Franco, DC/destra nazionale ecc.) con in più – mi è parso di capire dagli altri post – l’eutanasia; nulla di eroico, ma senza il caos della società odierna. Ma è giusto l’ordine imposto con le punte delle “baionette”? E, soprattutto, cosa giustifica tale ordine e perché? A me sembra che le uniche leggi della vita siano la lotta per la sopravvivenza e del più forte sul più debole. Non mi vanno a genio e allo stesso tempo non saprei cosa opporvi.

  26. Per intanto: onore a OSlobodan Praljak!

  27. Antonio G. : bigotto io? a favore di divorzio, libero aborto, eutanasia, suicidio assistito, fine celibato ecclesiastico per i cattolici d’Occidente, abrogazione Concordato, fine 8 per mille, libera vendita controllata delle sostante psicotropiche ecc.?

  28. Scusami Felice, devo averti confuso con un altro. Ad ogni modo, ti mancano i matrimoni omosex e le frontiere aperte ai migranti per completare il quadro del classico elettore progressista/radicale.

  29. Ed è proprio lì che mi distinguo! Io credo nell’identità laica, non nel progressismo “politically correct” e nel “Pensiero Unico” tendente al meticciato universale!

  30. Identità laica mi sembra un ossimoro. Mi chiedo che bellezza ci possa essere nel mantenere intatte delle etnie nell’epoca dell’industria e della tecnologia? Per dirci, da atei, quanto siamo belli e uguali, magari davanti a un megastore? È la stessa sensazione che si prova quando si pongono a confronto il Pantheon e la sua copia “laica” parigina. È finzione.
    Quanto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, non li condivido perché laici, moderni; e poi non sono che nuove coppie che vanno ad aggiungersi a quelle eterosessuali, con la loro misera vituccia borghese. D’altra parte gli stessi eterosessuali, anche quando si sposano in Chiesa, mi disgustano; per la loro volgarità intrinseca, che discende dal vivere in questa epoca: si finisce per introiettare i modi e i tic del proprio tempo.

  31. Antonio G. Puoi sempre abbreviare i tempi della penosa permanenza in questo mondo disgustoso, se proprio non ti va nulla. Evidentemente è una questione essenziamente estetica che ti sfugge… Tra il pantheon romano, dedicato a tutti gli dei, ed il pantheon parigino non ci vedo poi una gran differenza…Ma, attenzione, l’estetica è inscindibile dall’etica…E da agnostico non credo di essere meno sensibile al bello estetico di un credente in una religione rivelata…

  32. Certo, una località ricca di bellezze architettoniche, specie se appartenute a civiltà superiori alla nostra, credo induca qualsiasi uomo che non sia un bruto a comportarsi eticamente. Ma una stradaccia o i grattacieli che cominciano a infestare anche le nostre città quale comportamento etico potranno mai suscitare? Quanto al Pantheon romano, al vertice – tra le varie divinità – c’è l’essere: per dar vita a una civiltà di quel genere, i Romani, un centro – al contrario dei moderni – dovevano pur averlo.

  33. Non era neanche bello quando la gente non si lavava, le donne non si depilavano, l’alito puzzava, i denti cadevano senza rimpiazzo anche a 20 anni… L’Imperatrice Giuseppina, moglie di Napoleone I, rideva senza aprire bocca perchè senza denti… Non era neppure bello il cesso in comune, nel cortile ecc. ecc. Il bello esiste dove lo vogliamo vedere…non perchè c’è un Dio con la barba lunga o, come Zeus, ha i fulmini tra le dita…

  34. Tipico luogo comune di chi crede nelle “magnifiche sorti e progressive” quello di pensare che la modernità sia portatrice di progresso civico, miglioramenti di salute e condizioni igienico-sanitarie migliori, che poi tra l’altro sarebbero solo la dimostrazione di un attenzione rivolta tutta all’aspetto materiale della vita… Quindi non solo è falso tutto ciò, ma anche se fosse vero sarebbe solo un ulteriore conferma della decadence della zivilisation nei confronti della kultur… E comunque la plastica sporca, i nostri rifiuti di medicine e robe chimiche sporcano, non sporcavano la terra ed i suoi frutti o tutti quei rifiuti organici che si producevano nel passato, e per passato non intendo il ‘500 o il ‘600 già corrotto, ma dall’alto medioevo a ritroso. La differenza è che l’antropocentrismo faustiano odierno ha divinizzato l’uomo, cercando ogni sforzo nella ricerca sperimentale per prolungare il suo stato terreno, la sua insulsa “vita ordinaria” e godereccia, mentre nel passato ciò era visto come un abominio e l’intensità della vita era talmente superiore che sarebbe imparagonabile ogni presunto benessere moderno con l’equilibrio superiore della vita nelle società tradizionali.

  35. Magari la vita fosse godereccia per tutti o quasi, non lo è affatto. Ma non è tornando all’onnipotenza oscurantista del parroco o del pope su masse d’ignoranti analfabeti ch’essa miglierà. Dughin è solo un panslavista abbastanza fanatico e pericoloso. Quelli come lui, che mai avevano territori a sufficienza, scatenarono la WWI e provocarono la fine dello zarismo.

  36. Sporca sarà l’Italia pigra e lavativa, non la Germania!

  37. A smontare i luoghi comuni del progressismo messianico ci ha pensato qualche decennio fa un mente laica e certamente non oscurantista come Massimo Fini in un libello di successo dal titolo ‘La Ragione aveva Torto’.
    Un libro che ha smontato tassello per tassello i luoghi comuni del messianismo progressista … una delle famiglie di pensiero insieme al giudeocristianesimo secolarizzato dell’attuale totalitarismo culturale che imperversa nella cloaca occidentale.

  38. Ecco esatto Catilina, tra l’altro è uscito l’anno scorso proprio una raccolta di testi di Fini dall’85 ad oggi, dove è presente anche il fondamentale “La ragione aveva torto”… la raccolta, a dimostrazione dell’ esattezza di ciò che dicevi, si chiama infatti “La modernità di un antimoderno. Tutto il pensiero di un ribelle”… Purtroppo la visione progressi-va-sta della storia, un male tutto moderno figlio come dici giustamente del giudeo-cristianesimo, dell’illuminismo liberale, e del millenarismo protestante anche, è la tipica visione che accomuna la sinistra e la destra liberali e di ispirazione anglosassone, e che ha conquistato tutto il mondo occidentalizzato, un male da estirpare dalle menti delle persone… La destra a cui fa riferimento Felice è esattamente quel tipo di neo-conservatorismo di matrice anglossassone, che infatti non si distingue dalle sinistre che lo stesso Felice dice di odiare, come dimostrato dai temi su cui Felice batte il chiodo(aborto, droghe, eutanasia, celibato per sacerdoti etc) che sono gli stessi di tutti i liberali, di destra e sinistra, di tutto il globo… Accusare gli altri di para-comunismo, e poi rivelarsi come il più “a sinistra” fra tutti noi, è chiaro segno di confusione ideologica e incapacità di discriminare quali sono veramente le radici e la cause della decadenza e della sovversione nichilista globalizzata. Sulla laicità inutile che mi esprima,altro concetto che mai è esistito nelle civiltà tradizionali, perchè per me è solo un’altra stronzata tipica delle società spezzate,femminee, corrotte e morenti, in una parola moderne.

  39. Massimo Fini era più acuto quando parlava di gnocca!

  40. Invece di laicità, se non vi piace, definitela società non-teista, agnostica, panteista ecc. Le religioni hanno un ciclo vitale, più o meno lungo. Quanti sono rimasti gli zoroastriani un tempo numerosissimi? In ogni caso quando una fede muore nulla la fa tornare in vita.

  41. Fino a meno di mille anni fa i preti cattolici secolari si sposavano, l’avevano fatto per mille anni, e lo fanno tuttora i cattolici di Rito Orientale. Non è una verità di fede, ma solo una disposizione canonica.

  42. Per voi i liberali son tutti uguali? Se è per questo anche uomini e donne in fondo lo sono. Peraltro sono molto simili anche ai mammiferi, per questo forse non ci dovremmo stupire quando all’Ufficio di Stato Civile del Comune ci si potrà sposare con una pecorella o una cagnetta….Ah, aha, aha!!!

  43. Stefano. Non per sapere i fatti tuoi, ma tu hai un bagno con WC, usi una foglia o un rotolo di carta igienica?

  44. Il bello non appartiene alla civiltà odierna. A quanto pare non si riesce ad avere un mondo insieme bello e progredito.

  45. Felice, il problema è che ti raffiguri l’uomo del passato come il “buon selvaggio” di Rousseau, è questa la tipica idea che i moderni hanno degli antichi… Mi dispiace ma io non la vedo affatto così e sarebbe lungo spiegare e dimostrare perchè non è così… sul matrimonio dei sacerdoti avresti anche ragione, se non confondessi il fatto che il cattolicesimo nulla ha a che vedere con il cristianesimo delle origini e che una disposizione canonica nell’ambito della particolare religio Cattolica Romana è importante e inviolabile. Del resto,permettere il matrimonio dei sacerdoti oggi,sarebbe solo un’ ulteriore secolarizzazione della Chiesa Romana, ma tanto con El Papa massone-gesuita amico dei protestanti potresti anche essere accontentato su questo punto, e così dopo anche donne, omosessuali, trans potranno finalmente essere liberi di praticare il loro sacerdozio, del resto, e su questo sono daccordo, ogni religione ha il suo ciclo vitale, e quello del cattolicesimo è al suo termine.

  46. Una cosa è certa, chi è conservatore non può non essere contrario ad aborto, “matrimoni” omosessuali, eutanasia, legalizzazione delle droghe, all’immigrazione, alla società multietnica, ecc. non può sostenere che i preti o le suore debbano sposarsi, perché il conservatore proprio perché è tale, è per la difesa della tradizione e delle identità, non per il loro affossamento come invece piace a liberali e socialisti. Al limite può essere favorevole alla revisione di certi canoni, ma non al loro totale smantellamento. Inoltre chi si definisce di “destra” non può a sua volta non essere conservatore, perché diciamolo, il liberalismo va collocato al centro piuttosto che alla destra, e dal socialismo che è di sinistra, differisce solo per la sua visione dell’economia (più mercato e meno Stato), a cui molti sedicenti conservatori danno sostegno. Inoltre non ci si può dichiarare “nazionalisti” se poi si sostengono le stesse posizioni dei radicali sui temi etico-sociali, che sono i più anti-nazionalisti in assoluto.

  47. Werner assolutamente daccordo con la tua definizione di “conservatorismo”, ed infatti cosa c’è di peggio del Partito Radicale? ecco essere di Destra potrebbe definirsi con il pensare l’esatto contrario dei Radicali, che infatti sono libertari e progressisti sui temi etici e sociali e ultra liberisti in campo economico, i liberals per antonomasia insomma, i più autentici divulgatori del verbo illuminista.

  48. Io temo che dell’Illuminismo abbiate un’idea distorta, come se tutti gli illuministi fossero dei Filippo Buonarroti. Io preferisco Federico il Grande di Prussia… colui che rese obbligatoria la scuola elementare, tra l’altro… Se poi vi piace l’oscurantismo clericale ottocentesco, sopravvissuto fino a Pio XII, sono scelte vostre, non di destra…

  49. http://www.edizionidiar.it/i-sublimi-maestri-perfetti/
    C’è un libro delle edizinoi di AR che riabilita proprio la figura ‘sulfurea’ di Filippo Buonarroti….
    Ci metterei la firma ad avere oggi quella tipologia umana… oggi abbiamo solo un patetico scontro tra clown da circo …

  50. Interessante, un precursore del leninismo quindi… Comunque io non mi riferivo a Buonarroti o Robespierre quando parlavo di eredità illuminista, ma a quell’illuminismo di carattere borghese e non estremista, quello che vinse per capirci, quello liberale, moderato,anti-giacobino. L’eredità del giacobinismo, di Buonarroti etc è infatti il comunismo non il liberismo.

  51. Siamo alle solite, cari Amici! La vostra parrocchia naturale, che peraltro rivendicate costantemente nei suoi interpreti, è il marxismo-leninismo, non la destra… Non c’è nulla di male, basta assimilarlo sino in fondo ed ammetterlo….

  52. Felice guarda che la mia era solo una constatazione,non davo un giudizio di valore, per me qualsiasi cosa viene dall’illuminismo è comunque riprovevole, sia esso Voltaire sia esso Buonarroti… Semplicemente ci sono cose più interessanti e cose meno, cose che essendo state rifiutate dalla modernità possono essere studiate, recuperate e depurate secondo altre prospettive, e cose che invece essendo attive in modo nefasto ancora oggi, devono essere combattute. Sta di fatto che le idee generali dell’illuminismo tutto, per me vanno combattute con ogni mezzo, essendo esse alla base del pensiero unico moderno. Io sono amante di De Maistre che con la sua sottile ed insuperata intelligenza considerava la revolution un “castigo divino”, quindi un male meritato per così dire, e i rivoluzionari strumenti di questa punizione, insomma una posizione reazionaria ma molto più complessa di quello che si pensi solitamente. Poi ovviamente,ogni vero reazionario deve tenere sempre a mente che “il ristabilimento della Monarchia, che si chiama controrivoluzione, non sarà una rivoluzione contraria, ma il contrario della rivoluzione”

  53. Felice a Te non piacciono ne gli antigiacobini estremi né i giacobini estremi… Ecco perché preferisci una visione razionalista e illuminista liberalconservatrice di marca anglosassone non certo francese.

    A me per esempio ‘illumina’ molto di più la ‘perfetta sintesi eretica ‘ tra l’estremo giacobinismo e l’estremo antigiacobinismo …

    E’nelle sintesi dell’impossibile che colgo una traccia di emancipazione politica e di liberazione culturale. Quando Freda pubblica Buonarroti e lo re-interpreta non significa che ha dimenticato De Maistre, significa che sta ‘evocando’ la perfetta ‘terribile’sintesi di forze contrapposte che ci indichi una Via…
    Et Et non aut aut
    Questo faceva già De Benoit a metà degli anni 70 ,questo sta facendo oggi Dughin ..
    La polica come evocazione e sintesi ‘di forze’ …

  54. A proposito di perfette sintesi di lucida eresia, Vi consiglio l’ultimo libro di M.Veneziani, fresco fresco di libreria : Imperdonabili:cento ritratti di maestri sconvenienti… Ne esce il miglior Veneziani, che come scrittore è imbattibile. Si riesce perfino a far perdonare lo scivolone dEl ritorno ‘A Itaca’ a salvare l’insalvabile e l’intrallazzo imbarazzante con la Mordor/Fondazione in mano ai principi Proci….

  55. @Stefano: peggio dei radicali non c’è nessuno. La cosa più grave è che questo fenomeno socio-politico ha influenzato tutti i partiti italiani, sia di destra, sia di centro che di sinistra. Non a caso, alla fine degli anni settanta il filosofo Del Noce parlò chiaramente di “Partito Radicale di Massa”, perché soprattutto a sinistra, i partiti hanno assunto le stesse posizioni dei Pannella e dei Bonino su molte questioni. L’intera politica italiana è perciò infettata dal nichilismo radicale.

  56. Ah dimenticavo: pur essendo i Radicali un partito che ha sempre ottenuto alle elezioni percentuali di voti ridicole, non ha infettato solo la politica italiana, ma la società italiana nel suo complesso.

  57. Il modello dei radicali italiani è stato sempre ispirato all”English Style, per loro la democrazia cristiana ed il partito comunista erano semplicemente la continuazione/parodia del partito nazionale fascista.

    Hanno sempre affermato che la pseudo democrazia italiana era di chiara marca postfascista.
    Sono l’Élite ideologica che ha mutato l’antropologia rendendo l”italiano cosmopolita.

    La loro forza è essere riusciti ad essere di sinistra e destra contemporaneamente.
    Ovvero quello che non ‘ riesce a noi ‘ in un ottica diametralmente opposta a quella liberalradicale ovvero antimondialista ed antiglobalista.

    Tuttavia non hanno rubato mai una lira ed il loro modello per quanto incompatibile con la nostra ‘ visione ‘ mantiene tuttavia il senso della nobiltà della politica che molti a destra non hanno mantenuto.

    Popper e Soros non a caso sono dei radicali neotroskisti; non a caso anarchici e radicali italioti hanno avuto molti punti in comune.

    Non a cAso i radicali sono stati da sempre filosionisti filoamericani filocapitalisti e laicamente parlando dei ‘massoni illuminati ‘…
    La religione mondiale degli assoluti ed asratti diritti dell’individuo contro i Diritti dei Popoli , delle Culture specifiche e del radicamento territoriale.

  58. Stefano. Ma se non ci sono quasi più preti locali e quei pochi in generale sarebbe meglio perderli! Sono tutto tranne che preti. Importiamo preti dal Terzo Mondo, come elettronica cinese ecc… Il celibato ha fatto del clero, da secoli, un fortino di omosessualità e pederastia. La pulizia dovrebbe iniziare da lì, non dallo IOR…

  59. Non bisogna confondere il Partito Radicale, dalle scelte discutibilissime per decenni, con talune istanze che sono state istanze di civiltà.

  60. Radicali ripugnanti. Tabagisti, drogoliberisti, abortosfrenatisti e ora pure importatori di schiavi clandestini.

  61. Concordo nettamente con i giudizi di Werner a proposito dei radicali, a cui mai sono serviti i voti essendo più che un partito un elite, volta a svolgere una funzione di penetrazione invasiva nelle coscienze, ad influenzare piuttosto che ad essere eletta… è vero che a livello materiale non hanno rubato nulla, ma a livello animico e spirituale hanno rubato tantissimo. Sul resto non posso fare a meno ancora una volta di lodare le perfette sintesi di Catilina , che coglie non solo perfettamente la posizione liberal-conservatrice e british di Felice(ne giacobinismo estremo ne anti-giacobinismo estremo), esattamente ciò che intendevo, ma spiega in maniera efficace e tagliente la sintesi degli opposti, ovvero hegelianamente parlando un Aufhebung, un superamento dialettico che sintetizzi il “momento” positivo ed il “momento” negativo, una specie di Tao della politica in cui Yin e Yang sono indissolubili e necessari entrambi,Vishnu e Shiva in termini indu, questa è la sintesi di Idee-Forze che in effetti sia De Benoist che Dugin portano avanti, e che nel mio piccolo perseguo. Per rispondere a Felice sul tema del celibato,quello che dici sui preti purtroppo è vero, ma non è che se i rappresentanti di un istituzione sacra sbagliano si può demolire tutta l’istituzione ed i principi su cui poggia. Permettere i matrimoni fra sacerdoti semplicemente sarebbe la fine della Chiesa Cattolica, che a quel punto diventerebbe uguale a quella luterana e non avrebbe più motivo di esistere, non per fatti contingenti, è una questione di principi, che devono essere rispettati per “frenare” la caduta, altrimenti prendiamo atto che il cattolicesimo è finito e i cattolici rimasti ritorneranno nelle catacombe. La Chiesa non potrebbe e non dovrebbe adattarsi ai tempi, al mondo, alle contingenze dentro e fuori di essa, ma dato che ormai è proprio questa la sua deriva, sarà difficile evitare lo schianto, ma tanto basta che sopravviva una Chiesa Interiore, di quella esteriore penso si possa farne anche a meno.

  62. Apprezzo Dugin, anche come persona, e condivido il suo approccio schmittiano, ma nelle sue analisi non c’è una sufficiente condanna del socialismo e dell’egualitarismo. Poi per me la proprietà privata è sacra, ed è un lascito greco-romano, nessun “asiatico” dovrà permettersi di aggredire la mia (e la altrui) proprietà privata, non per un fatto egoistico ma per un dato di principio. Del resto Nietzsche ed Evola esaltano l’individuo, mentre tutto ciò che è orientale tende all’annullamento dell’IO (attitudine rispettabile ma innaturale e improponibile per un italiano o per uno spagnolo). Molto interessanti tutti gli interventi.

  63. Proprietà privata e Iniziativa privata nel mondo greco/romano sono tutelati solo ed in quanto ‘funzioni sociali’ della Polis e non come ‘diritti astratti’ dell’individualsimo generati dalla corrispondente astrazione mondialista, capitalista e rapace del mercato e da chi ne determina da tempo i destini.

    L’Individuo Assoluto della Tradizione così come le Comunità organiche radicate in cui Egli è inserito, oggi si ribellano entrambe proppio a questa ‘astrazione’, al Totalitarismo universalista di matrice angloprotestante ovvero la dottrina che ha permesso paradossalmente la vera marxistizzazione del mondo attraverso la santificazione dei diritti ‘astratti dell’individuo’,quello sradicato apolide e non specifico, non inserito nella Polis, il cittadino del mondo 2.0 ….

    Per cortesia non utilizziamo Evola e Nietzsche per avallare Hume Locke Berkeley e tutta la mondezza filosofica del razionalismo angloprotestante che utilizzano guarda casol’Egualitarismo Formale di partenza per arrivare all’Oligarchia del censo e dello sfruttameno indifferenziato.

    L’unica Aristocrazia legittima è quella che combatte conpatta alla testa del proprio Popolo mobilitato e della Propria Terra Specifica, di cui la Sparta di Lucurgo e non l”Atene di Pericle è il modello corretto di riferimento.

    Il Socialismo di DUghin e quello di Sparta che si vendica di Atene….

  64. Stefano. La Chiesa Cattolica non è sacra, ormai non lo pensano neppure più i teologi. È una struttura padagogico-amministrativa, con molta storia alle spalle, ma non molto diversa da quella anglicana ecc.

  65. “La vendetta di catilina”, è inutile chiedere “per cortesia”, io sostengo quello che voglio, non è che “per cortesia” posso abbandonare le mie idee… Esiste una destra radicale socialistoide ed esiste una destra radicale libertaria, è sempre stato così e sarà bene farsene una ragione. Comunque, entrando del merito, e nei limiti in cui si possono qui sintetizzare concetti così importanti, io non parlo di diritti astratti, non c’erano neanche nel diritto romano, io parlo di proprietà privata. Dugin, poi, critica il socialismo, diciamo che lo supera (la sua è appunto la quarta teoria politica, non la seconda), io gli rimprovero di non criticarlo in nuce, soprattutto nella sua connotazione egualitarista. La locuzione “Sparta che si vendica di Atene”, infine, mi si perdoni, ma denota ressentiment, è l’approccio di chi al momento è perdente, e pertanto vuole vendicarsi, questo non è un approccio aristocratico, è più ebraico che egiziano.

  66. Non c’è dubbio che la destra radicale oggi sia perdente;è perdente da un bel po’ di tempobdiciamo da almeno 2017 anni se vogliamo restare terra terra…. Tuttavia la distinsione tra destra radicale socialistoide ed una ‘libertaria’ mi sembra un po’ azzardato visto che la Destra Radicale ha prodotto libri come La disintegrazione del sistema ; Platone lo Stato secondo Giustizia e perfino un libello dal titolo “il Comunismo Gerarchico (dove è sempre Platone il protagonista).

    E’ non possiamo certo la Destra Radicale di essere comunista.In quanto al superamento del Socialsimo (da destra e da sinistra) ci hanno pensato intellettuali del calibro di Ugo Spirito o Giovanni Gentile.

    C’è tutto un filone che fa riferimento alla Sinistra Nazionale italiana con cui certa Destra Radicale socialistoide guarda guarda si trova in buona compagnia. Tra i perdenti di questo tempo che fanno riferimento a Licurgo ‘ci si capisce’ …
    Infine sarebbe utile confrontarsi su cosa si intende “concretamente’ per proprietà ed iniziativa privata alla luce ad esempio della dottrina sociale del Fascismo che comunque era tutto tranne che ‘di destra’ …..

  67. Un ultimo aneddoto : ricordo un convegno in cui si tento di passare Evola Stirner e Nietzsche come ‘profeti dell”Individuo assoluto’ che dovrebbe/potrebbe sfociare perfino nell invidualismo estremo dell’attuale lberalcapitalsimo . Tenativo vano : perché i tre Individui Assoluti di cui sopra concepivano “la demonia dell’economia” e il suo moderno primato come la peste….

  68. LA DOTTRINA SOCIALE DEL FASCISMO (NON IN QUANTO A REALIZZAZIONI, MA A FONDAMENTI IDEALI) ERA SOSTANZIALMENTE LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA DI LEONE XIII. MA PER PRODURRE E VENDERE, ESTENDERE LA RICCHEZZA ED IL BENESSERE A PIOGGIA ECC. SERVE IL CAPITALISMO IMPRENDITORIALE DEI FORD E DEGLI AGNELLI… NON BUROCRATI, SIANO ESSI PRETI O SINDACALISTI…

  69. “La vendetta di catilina”, ti ringrazio per le argomentazioni (mi permetto di usare il “tu”). Sono discorsi complessi, e accetto ben volentieri la diversificazione ideologica nell’area, ci mancherebbe. Bella anche la citazione di Freda. Mi limito ad osservare che lo Stato, così come lo concepiamo noi, è una creatura moderna e giacobina, sostanzialmente “progressista”, essa prevede l’uomo-massa non certo l’individuo assoluto, è insomma anti-tradizionale. Anche se in origine (o in teoria) non fosse stato previsto uno Stato del genere, questo è diventato. Il pensiero libertario di destra vuole semplicemente andare contro lo Stato. In materia economica mi limito a constatare che è bello fare discorsi ideali ma poi c’è il debito… la competizione è essenziale, le nazionalizzazioni e la programmazione economica hanno fallito, non si può lasciare un debito enorme alle generazioni future, questo sì che sarebbe egoismo! Io mi ritengo schmittiano nel metodo e proprietarista nel merito (sono ovviamente contro l’ideologia fanatica dei diritti umani). Ritengo riduttivo parlare di primato dell’economia o di primato della politica: sono categorie astratte, non adatte a descrivere ciò che veramente avviene. Purtroppo le tematiche risultano troppo articolate: spero di avere chiarito un minimo, e ringrazio ancora delle risposte, anche critiche.

    NB – Il fascismo nacque anche per contrastare le aggressioni alla proprietà privata durante il biennio rosso.

  70. Cupo, perché te la prendi con i tabagisti?

  71. X Peleo
    figurati grazie a te,era solo per dare un contributo, è chiaro che non basta un articolo o un topic per dirimere certe posizioni.

    Concordo che la concezione della Res Publica non nasce nel 1793; tuttavia ma con i Fascismi ebbe il merito di restituire (…non di abolire) alla proprietà ed all”iniziativa privata la cosiddetta ‘funzione sociale’ che altrimenti lasciata nel cosiddetto regime liberale provoca solo sfruttamento e conseguente lotta di classe.

    D’Altra parte (per quanto ne dica Felice) l’ ultimo conflitto mondiale è stato volutamente scatenato dall”Occidente contro L’Europa di Mezzo ed aveva il chiaro scopo di mantenere completamente intatta ‘la proprietà privata dei mercati internazionali’ e delle zone di influenza economica delle talassocrazie capitaliste ed imperialiste (alias plutocrazie democratico/liberali) infastidite dai nuovi ‘concorrenti’ poveri e proletari in piena mobilitazione (Germania ed Italia ).

  72. “Naturalmente, era forte la tentazione di ravvicinare all’idealismo assoluto moderno questi concetti
    appartenenti ad un quadro sapienziale. Tuttavia, anche se allora non ancora distintamente formulato,
    affiorò, mediato da Lao-tze, l’orientamento fondamentale per cui il sistema che successivamente costruii si
    differenziò dalla filosofia idealistica… Il principio, in fondo aristocratico, del distacco e di una impassibilità qui stava invece in primo piano. Per imitazione del modello divino, il Perfetto, l’« uomo reale» o «uomo trascendente» taoista non identificandosi con l’esteriore, non
    intervenendo direttamente, non esteriorizzando il proprio Io con l’autoaffermazione, praticando invece la
    rinuncia attiva ad «essere» e ad «agire» nel senso diretto e condizionato, con tutto ciò realizza l’elemento
    essenziale, entra nella Via, si rende inafferrabile, inesauribile, invulnerabile, insuscettibile ad essere piegato o ridotto all’impotenza, ma anche capace di esercita-re un’azione sottile, invisibile, magica (il wei-wu-wei, l’«agire senza agire», la spontaneità sovrana e irresistibile) che è l’azione o virtù – té – della Via, del Tao.

    Quanto alla presentazione del 1923. a quel tempo non mi era ancora dato di avere una sensazione diretta
    e autentica del clima spirituale di quella sapienza. È vero che avevo evitato i luoghi comuni plateali di
    coloro che avevano parlato della « passività » e del « quietismo » del taoismo e che di esso avevo
    essenzialmente colto la dimensione superiore, metafisica. Però non mancavano degli sfasamenti – così più
    di una volta avevo parlato quasi di una esclusione della trascendenza, avendo evidentemente in vista la
    trascendenza ipostatica di certe filosofie o teologie accidentali….
    In quel lavoro giovanile l’opposizione fra Io comune e Individuo assoluto era già posta. Tuttavia
    malgrado alcuni riferimenti e una appendice rifacentesi al Matjoi, interprete in termini esoterici delle
    dottrine estremo-orientali, non diedi sufficiente risalto al piano essenzialmente iniziatico del taoismo e del
    Suo ideale dell’« uomo reale » e dell’« uomo trascendente . È in questa congiuntura che io
    presumevo di indicare l’attualità delle dottrine di Lao-tze (e una analoga tematica fu da me svolta anche in
    conferenze e al principio dei Saggi sull’idealismo magico). « L’uomo moderno deve imparare quell’Io che egli
    ancora non sa che balbettare in quelle deformi immagini che sono l’Unico di Stirner o l’uomo delle ideologie
    sociali di Marx e di Lenin, l’Io assoluto dell’idealismo o il soggetto lirico dell’estetica d’avanguardia » (era
    stato dimenticato, nell’elenco, il superuomo del peggior Nietzsche).
    Come punto di riferimento positivo indicavo dunque la via indicata da Lao-tze, interpretata come quella
    dell’Individuo Assoluto. Se la tematica circa la crisi dell’uomo moderno era esatta, e a quegli accenni in altri
    miei libri dovevo dare ampi sviluppi, tuttavia era palese l’equivoco inerente all’inserire un ideale iniziatico in
    una « situazionalità » storica e al ridurlo quasi ad una formula generale: quell’ideale essendo invece
    essenzialmente atemporale e non avendo a che fare con una qualche determinata società o cultura, e,
    quanto a realizzabilità, trovandosi lontano dall’« uomo moderno » più che dall’uomo di qualsiasi altra
    epoca. Queste cose, allora, non potevo vederle con sufficiente chiarezza. Non mi ero ancora liberato da ciò
    che, in me stesso, risentiva della cultura e della mentalità moderna. Ma questo incontro con Lao-tze
    risvegliò di già delle affinità elettive. Era già intravisto l’ideale della superiorità olimpica, opposto ad ogni attivismo e vitalismo occidentale.”

    Passi che ho tratto dal “Cammino del Cinabro” di Evola, dalle sue stesse parole si evince come l’Individuo Assoluto è inteso totalmente in modo diverso dall’individualismo moderno e libertario,anche nietzschiano, ma si avvicina proprio all’idea orientale del Se. Consiglio pertanto di rileggere il capitolo intero che Evola dedica all’Individuo Assoluto nella sua autobiografia.

  73. Per quanto riguarda la proprietà privata come concepita dal Fascismo, consiglio anch’io l’ottimo libro di Sonia Michelacci(Il comunismo gerarchico) indicato da Catilina, incentrato sulla figura di Ugo Spirito, sulla Carta del lavoro del ’27 e il Manifesto di Veronain cui la proprietà privata è concepita in un ottica comunitaria, contro marxismo e liberismo… Trovo anche interessanti a proposito le teorie distributiste di Chesterton,non lontane secondo me dalla visione corporativista.

  74. L’Italia non faceva paura proprio a nessuno. Non avevamo materie prime, combustibili, niente di niente. Basta ricordare l’elenco che presentammo alla Germania il primo settembre 1939 per poter entrare in guerra…La Guerra Moderna non è come quella di Leonida. Anche i Panzer tedeschi senza benzina non avanzavano… E chi ci dava la benzina? Le chiacchiere di Spirito, di Evola, dell’odierno Catalina?

  75. Ma avevamo 8 milioni di baionette (mah, forse la metà) per usarle come stuzzicadenti…

  76. Scrive oggi Il Secolo d’Italia:
    “È stato inaugurato ieri a Mosca un bassorilievo con l’immagine di Aleksandr Solzhenitsyn sul palazzo dove lo scrittore abitava e dove venne arrestato dalla polizia sovietica nel 1974. Ma il nome dell’autore di “Arcipelago Gulag” risulta ancora troppo scomodo: così c’è chi ha protestato, come i giovani comunisti rivoluzionari che hanno affisso manifesti con una foto modificata di Solzhenitsyn con in testa un cappello nazista.Uno dei giovani bolscevichi che hanno preso parte all’azione ha giustificato l’iniziativa affermando che “commemorare un antisemita, nazista e nazionalista come Solzhenitsyn non è altro che sputare in faccia a chi ha lottato contro il nazismo cioè in faccia al popolo sovietico…”. Dunque mentre il paese si prepara a celebrare il centenario della nascita dello scrittore premio Nobel – nato l’11 dicembre del 1918 – ancora i nostalgici dei gulag ne oltraggiano la memoria, come se non bastasse ciò che dovette subire da parte del regime sovietico”. Maiali comunisti!

  77. The Economist: quali dovrebbero essere i confini della Russia? Ha parlato di convivenza pacifica.

    Dugin: Dovrebbero crescere, continuare a crescere.

    The Economist: Quella non è pacifica convivenza.

    Dugin: Dovrebbero continuare a crescere fino al momento in cui non possono più espandersi. Abbiamo conosciuto momenti in cui non siamo riusciti a crescere, siamo caduti, e poi, ogni volta, cresciuti di più. Il nostro Impero è un cuore pulsante. Penso che l’Eurasia sia il nostro limite naturale. Non toccheremo l’Inghilterra o l’Europa occidentale.

    Questo è un mentecatto stalinista guerrafondaio! Fermatelo!!!!

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