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Il punto. Dallo storico flop con la Svezia una lezione per rivitalizzare il calcio qzzurro

Pubblicato il 14 novembre 2017 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

BuffonLa lunga agonia del calcio italiano è finita. La Svezia orfana di Ibrahimovic insegna catenaccio agli azzurri stinti di Giampiero Ventura e chiude a Milano, le porte di Russia 2018 alla Nazionale italiana. Cercare colpevoli è esercizio postumo, il più rassicurante, quello che scarica le coscienze. È dal mondiale tedesco che l’Italia (fatte salve le fiammate europee nel 2012 e nel 2016) non conclude nulla. Abbiamo dimenticato la Nuova Zelanda, la Slovacchia, il Costarica? In undici anni da Berlino, dove il movimento calcistico italiano lottava per sopravvivere a Calciopoli, solo il primo Prandelli (poi naufrago in Brasile) e l’ultimo Conte hanno portato qualche risultato a casa. S’è impigrito, impoverito, sciupato il patrimonio calcistico di una generazione e mezza. Uno come Buffon ha terminato la sua carriera nell’ignominia. Cosa che non avrebbe meritato. Ma abbiamo ascoltato troppi elogi gratis, abbiamo smesso di contestare quando c’era da contestare. Civilmente, ovvio. Il voler essere costruttivi a tutti i costi ha condotto il dibattito ad accompagnare dolcemente l’Italia pallonara nella sua discesa agli inferi. Forse ha ragione il bucolico Pochesci, allenatore tutto pepe della Ternana che tuona contro i troppi stranieri nelle giovanili. Sarà così, ma di ragazzini superbi mandati a farsi le ossa nei campi minori (e finiti malissimo) pur se ne sono visti. È questione di sistema, dalle scuole calcio a Coverciano. Non è bello, per niente, vedere come gioca (male) e senza cuore, né testa, né attributi, la rappresentativa di una nazione che solo attorno a un pallone ritrova unità. A Milano è saltato un sistema. Forse, se si userà attenzione e intelligenza, da questa sconfitta potrà rinascere il calcio.

Di Giovanni Vasso

4 risposte a Il punto. Dallo storico flop con la Svezia una lezione per rivitalizzare il calcio qzzurro

  1. “LE CIVILTà MUOIONO PER SUICIDIO,NON PER ASSASSINIO” Si dice che il calcio è una fotografia della società… Ecco appunto, la parabola discendente di questo paese si può anche vedere da questo pseudo-psico-dramma collettivo, e non c’è un responsabile cui additare tutto, non ci può essere, ne Ventura, ne gli stranieri, ne i vivai etc tutte parole al vento che servono per coprire la vera base dell’iceberg, il problema è molto più profondo e generalizzato e ci comprende tutti e non c’è un algoritmo che possa descrivere matematicamente questa disfatta, ma c’è una lunga sequela di fatti storici,politici, sociali che vanno ripercorsi per capire cosa ci ha portato al presente stato di cose, e non parlo solo di calcio… Del resto la nazionale è un po come il festival di Sanremo, gli italiani quando sentono quell’inno si sentono italiani per qualche secondo, poi dal giorno dopo ritornano ad essere anti-italiani in ogni azione e scelta della loro vita, un ipocrisia che da anni pervade questo paese, ed ecco perchè non sono mai stato un appassionato della nazionale italiana e non sento per nulla quell’inno così retorico e becero che si canta con la mano al petto, in fondo meritiamo tutto questo, non ci sono scuse… Invece di fare i finti nazionalisti da bar, ritorniamo ad essere patrioti, ad essere comunitari, ad essere Romani nel senso più alto di questo termine, anche se non credo che il materiale umano e intellettuale esistente, possa far pensare in modo ottimistico a riguardo. Ripeto: “LE CIVILTà MUOIONO PER SUICIDIO,NON PER ASSASSINIO”

  2. Alla fine si tratta solo di calcio è vero, l’Italia è in declino in linea generale.

  3. È purtroppo finita come previsto, con un “ubriaco” in panca che manda in campo 11 giocatori a casaccio. E non i migliori. Tranne la difesa, vecchia ma ancora affidabile, Ventura ha male improvvisato, non riuscendo a creare alcun spirito minimo di squadra. De Rossi che si rifiuta di entrare in campo è la fotografia di quanto suonato fosse il nostro DT. Magari pensava ancora di dover lottare per la salvezza, d’infoltire il centrocampo, non di lottare per andar ai Mondiali… Su inni e bandiere lascerei perdere. Non è che altrove sia molto diverso… Li abolirei dal cerimoniale. Che ha di italiano un Paulinho? Che hanno di elvetico albanesi e negretti della Svizzera? e via dicendo…

  4. Pasquale, Presidente della FIGC, ebbe verso il 1960 un’idea geniale che si sostanziò poi in ben poco: la Nazionale di Lega, che non si sostituiva, ma affiancava quella “normale”, con porte aperte agli stranieri che giocavano da noi. Nell’Italia giocò, mi ricordo, pure il gallese Charles. L’idea era forse buona ma non prosperò.

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