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Addio Mondiali. Il fallimento dell’Italia, la crisi di un movimento e di un popolo

Pubblicato il 13 novembre 2017 da ***
Categorie : Sport/identità/passioni
Le Lacrime d Buffon dopo l'eliminazione con la Svezia

Le Lacrime d Buffon dopo l’eliminazione con la Svezia

Passa la Svezia. Vanno in Russia dopo i play off gli scandinavi e l’Italia di Giampiero Ventura finisce la sua avventura nella maniera più misera, con un flop davanti a San Siro e ad un popolo azzurro riunito davanti alle tv in attesa del miracolo (che non è arrivato). E’ la sconfitta di un sistema Italia che si affida alla Provvidenza, a presunti uomini del destino e non ad una seria programmazione. Nel calcio come nella politica.

Le due partite dei play off

Ventura non è l’unico colpevole della crisi del calcio italiano. Nelle due partite con gli svedesi poteva azzardare qualcosa in più, ma i soldati a disposizione erano noti. Ad eccezione dei veterani, gli altri sono stati poco impegnati nei club, maturando una esperienza internazionale inadeguata. Appuntamenti così complessi richiedono una dose maggiore di conoscenze del calcio mondiale, una spregiudicatezza che può derivare solo dall’aver giocato tante gare in Europa e nelle competizioni fuori dall’Italia. Nella gara d’andata un gol sfortunato ha dato la misura delle difficoltà nel costruire gioco degli azzurri; il ritorno a San Siro ha rinnovato la convinzione che senza un fuoriclasse è difficile sfondare il muro di chi viene a difendere con unghie e denti un gol di vantaggio. 3-5-2, 4-4-2, 3-4-1-1: le formule contano poco quando non si possiede un fantasista in grado di far saltare i lucchetti avversari.

L’addio di Ventura

Il ct va via. Nelle prossime ore chiuderà il contratto con la federazione. Il licenziamento dell’ex allenatore di Toro e Bari non risolve i problemi del movimento azzurro: discutere del mancato impiego a Milano di De Rossi o Insigne non rende evidente le lacune di un organico falcidiato negli ultimi mesi da infortuni e involuzioni di giocatori di peso o sui quali si voleva scommettere. Non ci sono fenomeni trascurati o dimenticati dal ct azzurro. Il calcio italiano è povero, e Ventura non ha saputo trovare la giusta alchimia con gli ingredienti a disposizione. Insomma non aveva la bacchetta magica e forse ha reso al di sotto delle sue possibilità di riconosciuto maestro di calcio.

Le priorità per la ricostruzione sono stranote: vivai moderni, spazio ai giovani nei campionati performanti, un limite allo schieramento in campo nei tornei degli stranieri. Lo dice il segretario della Lega Matteo Salvini e lo ripete lo showman siciliano Fiorello. Insomma la ricetta è di dominio pubblico.

Onore a Buffon

Gianluigi Buffon non giocherà il sesto mondiale. E’ stato un esempio per l’Italia di impegno e sacrificio. Resta una icona e dovrà spendere il suo carisma appena possibile nella famiglia azzurra. Le sue parole dicono tutto: “Dispiace non per me, ma per il movimento. Abbiamo fallito qualcosa che poteva essere importante a livello sociale. Questo è l’unico rammarico che ho, perché il tempo passa ed è tiranno ed è giusto che sia così. Dispiace che la mia ultima gara sia coincisa con l’eliminazione dal Mondiale”. “Volevamo cercare di non deludere i bimbi che sognano la Nazionale. Purtroppo abbiamo avuto un contraccolpo pazzesco dopo la sconfitta al Bernabeu contro la Spagna. Da lì non siamo più stati i soliti”. Poi un pensiero ai compagni: “Il mio Barzagli, il mio De Rossi, il mio Chiellini… forse lasceranno anche loro. Credo che continuerà solo Leo Bonucci. Dico grazie a tutti, non voglio rubare la scena a nessuno”. E noi ringraziamo Gigi, con la speranza che divenga un modello sia all’Italia per rialzarsi da questa rovinosa caduta.

Il ruolo del tifo azzurro e degli Ultras Italia

San Siro è stato un catino infuocato: il tifo azzurro meritava i mondiali. Da questo patrimonio di passione, dal cuore degli Ultras Italia, bisogna ripartire, ricordando ai calciatori che indossare la maglia della nazionale è un balsamo per l’anima e una responsabilità da ottemperare con tutta l’energia che si possiede.

@barbadilloit

Di ***

3 risposte a Addio Mondiali. Il fallimento dell’Italia, la crisi di un movimento e di un popolo

  1. Certo che piazzare due scarsoni come Gabbiadini ed Immobile a pestarsi i piedi al centro dell’attacco, mentre Insigne faceva panca, giocava Paulinho per la prima volta, Parolo che già aveva fatto male in Svezia e che avrebbe potuto lasciare il posto ad un buon tiratore da lontano come Bernardeschi ecc. ecc. – con uno schieramento bizzarro fino all’ultimo, preoccupandosi oltremodo della frase difensiva, mentre solo un gol ci avrebbe concesso ossigeno – la dice lunga sulla inadeguatezza della formazione presentata da Ventura…

  2. Prima o poi sarebbe accaduto che la nostra Nazionale avesse mancato la qualificazione ad un Mondiale. Era inevitabile, il nostro calcio è in evidente stato di crisi, manifestatasi già dopo la vittoria conseguita in Germania nel 2006, in cui diventammo campioni del mondo. L’intero Sistema Calcio Italia è da rifondare, perché è malato. L’aspetto puramente economico-finanziario domina su quello agonistico e “l’interesse nazionale” viene totalmente trascurato. Parliamoci chiaro, ai nostri club che ingaggiano solo stranieri e ne schierano almeno 7/11 in campo, non gliene importa nulla del fatto che la Nazionale ne risente, ma importa solo ed esclusivamente di conseguire il risultato sul campo e di fare business. Ormai ci sono calciatori stranieri (soprattutto negri), non solo in Serie A e Serie B, ma pure nelle categorie dilettantistiche, perché invece di produrre talenti locali nei propri vivai si preferisce importare il “prodotto finito” dall’estero, soprattutto dai paesi sottosviluppati, dove costano meno. Il che è sintomatico. E’ una crisi soprattutto morale, etica, oltre che tecnica, e forse quest’ultima è una diretta conseguenza delle altre due. Così come a livello politico, anche a livello calcistico domina la finanza, ed è essa stessa a stabilire quali siano le priorità e quali non lo siano. Si dirà che Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, che hanno molti stranieri nei loro campionati, hanno nazionali ugualmente competitive: vero, però evidentemente un minimo di investimento sui vivai nei loro club lo si fa, selezionando opportunamente i migliori. Personalmente preferirei si investisse sui vivai e produrre talenti, e al contempo limitare il numero di stranieri da ingaggiare, purché però siano qualitativamente validi, visto che la maggior parte dei calciatori stranieri che militano nei campionati italiani, sono degli emeriti bidoni.

  3. Abbiamo un settimo delle scuole di calcio che ha la Germania, e i risultati si vedono… Detto questo, il problema non è la quantità di stranieri che un club schiera, nelle altre nazioni i club schierano ugualmente tanti stranieri, il problema è che ci sono meno talenti rispetto al passato: se in prima squadra l’allenatore non inserisce molti italiani è perché evidentemente questi ultimi non sono forti, l’allenatore deve far giocare i migliori, altrimenti sarebbe un masochista. Bisogna agire più sulle giovanili, anche perché i giovani italiani si sono rammolliti, sono diventati delle femminucce.

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