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La lettera. Il Msi aveva visto giusto votando contro l’istituzione delle Regioni

Pubblicato il 22 ottobre 2017 da Giovanni Fonghini
Categorie : Parola ai lettori
Giorgio Almirante e Dino Grammatico

Giorgio Almirante e Dino Grammatico

Le prime elezioni delle 15 regioni a statuto ordinario si svolsero nel 1970, con molti anni di ritardo rispetto a quanto previsto dalla Costituzione. Il MSI fu contrario alla loro istituzione. Credo che ci avesse visto lungo: allo stato attuale le regioni hanno di fatto creato una grande disparità di trattamento tra i cittadini italiani di uno stesso stato, che risiedono in regioni diverse.

Prima delle regioni esistevano infatti già i comuni e le province. Il cittadino aveva due riferimenti territoriali, sarebbero stati sufficienti. Un discorso a parte meritano le 5 regioni a statuto speciale: a tanti anni dalla promulgazione della Costituzione non capisco più la loro utilità. Basterebbe tutelare legislativamente le minoranze linguistiche, che peraltro in Italia sono ampiamente tutelate. I costi della macchina politica regionale, ordinaria e speciale, sono notevolissimi; il risparmio che si potrebbe ottenere con la loro cancellazione già di per sé sarebbe una valida motivazione. Abbiamo poi nell’attuale ossatura amministrativa periferica italiana un ente depotenziato, la provincia con un presidente eletto dai sindaci dei comuni del territorio. Il cittadino non elegge più il presidente e i consiglieri della propria provincia. In ogni provincia c’è però anche un prefetto, che rappresenta l’autorità di governo. Il “doppione” era stato evitato durante il periodo della RSI quando il prefetto era divenuto Capo della provincia. Va detto che il Capo della provincia era al tempo stesso la massima autorità amministrativa e politica, assommando in sé anche la carica di Segretario federale del PFR. Lasciamo però la storia agli storici, possibilmente depurandola da ogni pregiudizio politico. Tornando ai giorni nostri credo che sia un momento di vera democrazia la libertà di ogni cittadino di poter ragionare pure sui temi che riguardano la struttura centrale e periferica del proprio stato, anche senza essere costituzionalisti.
@barbadilloit

Di Giovanni Fonghini

5 risposte a La lettera. Il Msi aveva visto giusto votando contro l’istituzione delle Regioni

  1. Erano contrari pure i liberali di Malagodi. A favore la maggioranza dei partiti di Governo ed opposizione. Con la scusa del mandato costituzionale e della democrazia decentrata si moltiplicavano le opportunità della politica di piazzare parenti, amici, parenti di amici, amici di parenti, di far la cresta su tanti appalti, di avere tanti nuovi finanziamenti e posti da occupare ecc. ecc. Tutto quel che significa il cancro della politica italica mafiosa e pseudo-democratica…

  2. La democrazia non può essere decentrata. Per essere vitale e possibile deve essere DECENTRALIZZATA.C’è un’enorme differenza fra decentramento e decentralizzazione. Il primo termine è uno spostamento di competenze e funzioni dal centro alla periferia; il secondo è l’ABOLIZIONE DEL CENTRO, di ogni centro di potere,compreso quello della sifilide della democrazia:
    il Prefetto.

  3. Non comprendo i vantaggi della teorica pseudo-vitalità della democrazia decentralizzata. È essenzialmente fonte di corruzione, tentazioni, inefficienze, pletora di sottogovernicchi e faccendieri, cresta su appalti pilotati e più chi ne ha più ne metta. Ma chi se ne frega della vitalità grande o meno: l’importante è che lo Stato funzioni, al centro come in periferia, non come adesso. Qualche potere locale funzionerà meglio di altri, ovviamente, ma votare per consigli regionali, provinciali, comunali non rende certo una comunità migliore, anzi la converte all’atto pratico in una somma di impotenze e latrocinî.

  4. La figura del prefetto é necessaria in quanto raccordo tra l’Amministrazione Centrale (che in caso di conflitti deve necessariamente prevalere), controllo sulla legalitá e buon funzionamento delle istituzioni elettive decentralizzate.

  5. Pienamente d’accordo. Per signorilità, immagino, hai evitato poi di evidenziare che, per la struttura stessa dei vari apparati delle Regioni, si è concretizzato l’aumento esponenziale dei vari personaggi inseriti negli ambienti “giusti”, che non hanno esitato a mettere le mani nella marmellata.

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