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Politica. La marcia indietro di Beppe Grillo sul professor Ro-do-tà

Pubblicato il 30 maggio 2013 da Fernando Adonia
Categorie : Grilleide Politica

rodotàE no, Beppe, non si può! Scusa la bacchettata ma non è che – come dice il saggio- se gridi di più vuol dire che hai più ragione o sei più giusto degli altri. La coerenza è un filo neanche tanto sottile che non può arrotolarsi su stesso. Il salto da “ragazzo” a “ottantenne miracolato dal web” è un po’ troppo lungo per chiunque. Sopratutto se questo giudizio è dedicato a Stefano Rodotà, l’uomo che volevi imporre alla nazione italiana come presidente della Repubblica, e in nome del quale, qualche manipolo di giovani attivisti ha paralizzato le prefetture d’Italia gridando al golpe.

Fosse la tua prima marcia indietro, te l’avremmo pure perdonata. Ma hai fatto lo stesso con la diva Gabanelli, giornalista che con grande coerenza -di lei lo si può ben dire, nonostante l’atonalità dei suoi monologhi- ha fatto il suo dovere documentando sui tuoi cari pentastellati. E poi c’è stata pure quella sfuriata su quegli elettori che non ti hanno rinnovato la fiducia. Male, molto male. Ma non eri tu quello che parlava di democrazia digitale e altro ancora. Democrazia è anche alternanza, pure repentina, come in questo caso. Sveglia! La rete non è democratica, è solo partecipata, anche in modo poli-direzionale. E non ha per forza di cose le stesse dinamiche di Twitter, che presuppone un leader e appunto una marea di followers. La democrazia, quando funziona, si fonda sulla coerenza, su un coacervo di leggi scritte e non scritte. Su di uno stile, una moderazione di fondo, magari non condivisibile, ma essenziale affinché ci sia politica nella sua accezione più nobile.

In fondo però, sciogliendosi la neve, e non solo a causa della primavera, i buchi dovevano, prima o poi, apparire. La proposta di democratizzare una repubblica già democratica, era assai rischiosa e grossolana, stando almeno alla logica. Il primo rischio è stato appunto quello di scadere nella demagogia, di parlare lingue diverse a seconda delle piazze dove andavi a comiziare. Facile, così, raccogliere il consenso. Difficile non cogliere poi le difficoltà di parte del tuo elettorato che non ha compreso la sola scelta coerente fatta ultimamente: non sostenere il governo del pidimenoelle, proprio come ami chiamarlo tu, a guida Bersani. Ci colpi tu o loro? Forse entrambi: tu troppo furbo; loro, invece, troppo poco scafati. Ma c’è tempo per capirvi e prendere le reciproche distanze.

Insomma, su di una cosa bisogna darti ragione: in queste amministrative non hai perso nulla, ci hai solo guadagnato in esperienza e consiglieri comunali. Conti alla mano, nei hai presi tanti proprio dove non li avevi. Esito scontato per una forza giovane come la tua. La verità è che in questa tornata sono usciti i veri numeri del MoVimento. Quel 25,5% delle nazionali, suvvia, è stato davvero un po’ troppo elevato per un cartello che vuole essere davvero votato alla rivoluzione. O meglio, quando una forza convinta realmente del cambiamento approda a quei numeri, ha sempre dietro un elettorato assai più determinato del tuo, un leader meno nervoso e militanti più navigati.

Di Fernando Adonia

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