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Il commento. Caso Giuseppina Ghersi: violentare una ragazza “fascista” non è reato?

Pubblicato il 15 settembre 2017 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Politica
Giuseppina Ghersi

Giuseppina Ghersi

Secondo la Ministro Anna Finocchiaro “… il rispetto delle donne deve essere principio essenziale, uguale per tutti, a cominciare da mariti, padri, amanti, fidanzati che uccidono, sfregiano, abusano”. Questo rispetto deve valere anche per la memoria delle donne violentate e uccise per odio politico? La domanda è tutt’altro che retorica, visto quanto sta accadendo a Noli, in provincia di Savona.

La  decisione di collocare, nel mezzo di una  piazza della cittadina rivierasca,  una targa per ricordare la tredicenne Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa da alcuni partigiani savonesi pochi giorni dopo il 25 aprile 1945,  non solo sta scatenando le proteste dei nostalgici della Guerra civile, ma raggiunge livelli di violenza che sono un’offesa per la memoria stessa della giovane e di tutte le donne assassinate nei giorni dell’odio.

 “Siamo assolutamente contrari, Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo con il Comune di Noli e con la Prefettura – dichiarano i vertici dell’Associazione Partiginai di Savona –  Al di là dell’età, lei fece la scelta di schierarsi con il fascismo. Eravamo alla fine di una guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili. Era una ragazzina, anche se dalle foto non sembra, ma rappresenta quella parte lì. Al di là della singola persona, un’iniziativa del genere ha un valore strumentale, in un momento in cui Forza Nuova vuole rifare la Marcia su Roma”. Anche Rifondazione comunista di Savona prende posizione contro la targa in memoria di Giuseppina Ghersi e lo fa citando Italo Calvino: “Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’ Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché  di queste non ce ne sono”.

E’ razzismo allo stato puro e  tanto più ignobile in quanto applicato ad una bambina di tredici anni, uccisa senza motivo. La sua era una famiglia di commercianti in ortofrutticoli. I Ghersi non erano neppure iscritti al Partito fascista. Unica “macchia” per la giovane studentessa delle magistrali, l’ avere scritto un tema dedicato a Mussolini, per il quale aveva ricevuto un encomio.

E’ talmente ignobile la posizione di chi protesta contro la targa dedicata a Giuseppina Ghersi che anche a sinistra c’è chi si sente di farla finita con ogni becero giustificazionismo.

Bruno Spagnoletti, storico dirigente Cgil in pensione, ha dichiarato:  “Non riesco a capire come si possa giustificare l’esecuzione di una bambina di 13 anni e come si possa, ancora oggi, vomitare parole di fiele su una bambina da parte del presidente dell’Anpi. Ma come si fa?”.

Già, come si fa? Come si fa poi a chiedere rispetto, oggi, per le donne,  se si giustifica la violenza e l’uccisione di una bambina, massacrata settantadue anni fa?  Qualcuno, ai massimi livelli istituzionali – a cominciare dalla  Presidente della Camera, on. Boldrini –  rompa questa  postuma spirale d’odio. E  dia un segnale di pacificazione e di autentico rispetto verso le donne, anche quelle violentate e  uccise perché dalla parte “sbagliata”, magari andando a Noli per l’inaugurazione del cippo dedicato alla piccola Ghersi.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

7 risposte a Il commento. Caso Giuseppina Ghersi: violentare una ragazza “fascista” non è reato?

  1. Nulla di più schifoso di quella parte (parlo dei teorici vincitori del ’45)! Mai saranno abbastanza odiati!

  2. Una bambina a 13 anni può mai avere una precisa appartenenza politica? E semmai fosse vero, ha scelto lei autonomamente di essere fascista, o magari furono i suoi genitori ad educarla come tale? Questi dell’ANPI sono patetici, ridicoli, degli emeriti imbecilli e tarati mentali.

    Il loro fanatismo ideologico emerge anche da questi particolari. I partigiani non erano patrioti, la loro lotta contro l’occupante straniero non era di stampo patriottico, ma ideologico, perché il loro obiettivo era instaurare un regime comunista in Italia. E poi oggi chi sarebbero questi partigiani dell’ANPI, visto che i membri delle formazioni partigiane erano tutti nati a inizio Novecento, oggi presumibilmente estinti?

    E la cosa più scandalosa è che l’ANPI riceve annualmente cospicui finanziamenti pubblici. Non si potrà mai avere una memoria nazionale condivisa fino a quando questi scemi dell’ANPI manifesteranno i propri deliri e non verrà abolito il 25 aprile come “festa nazionale”.

    Che si tratti dei martiri di Sant’Anna di Stazzema per mano nazifascista o dei martiri delle Foibe per mano comunista jugoslava, si tratta di nostri compatrioti e li dobbiamo ricordare ed onorare sempre. Ma questo purtroppo una certa parte del nostro paese fa fatica o si rifiuta di comprenderlo.

  3. Anpi riesce a scendere sempre più in basso. Che vergogna.

  4. Parte della lettera rintracciata all’Archivio di Stato di Brescia dalla nipote dell’Assassinato ( per smentire quello cher ha scritto quell’imbecille di Calvino):” Mi hanno sottoposto a maltrattamenti infami , quali estirpazione delle unghie, pestatura del pene con sassi e dopo avermi tumefatto il viso presentato al pubblico al balcone con la nota frase: Ecce homo. Non contenti fecero durante l’istruttoria l’apologia del delitto esaltando gli esecutori di tanti omicidi-“

  5. L’ANPI è una delle grandi vergogne d’Italia.

  6. «Era una ragazzina, anche se dalle foto non sembra»
    Ovvio, se la violentarono era colpa sua, “non sembrava” una ragazzina.

  7. l’ultimo commento meschino giustifica appieno certe opinioni di FELICE

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