0

Calcio. Ko il Watford di Gianfranco Zola. Addio alla Premier: chi di rigore ferisce…

Pubblicato il 27 maggio 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

zolaLa vendetta è di rigore. La favola del Watford di Gianfranco Zola in infrange a Wembley, sotto gli occhi di Josè Mourinho: in Premier League ci va il Cristal Palace.

La beffa ha il sapore atroce della nemesi: al termine di una partita tirata, a pochi minuti dalla fine dei tempi supplementari si ripete la scena già vissuta dai gialloneri nella semifinale di ritorno vinta – in maniera a dir poco rocambolesca – contro il Leicester, Marco Cassetti atterra in area il talentino Wilfried Zaha. E’ il 104esimo, siamo allo scadere del primo tempo supplementare. Sul dischetto si presenta l’ex Kevin Phillips che non sbaglia e trafigge il portiere giallonero Almunia. L’estremo difensore, così, deve capitolare dopo una giornata a dir poco stoica.

Sic transit gloria mundi: dal rigore procurato (agli avversari, però) dal terzino ex Roma Marco Cassetti nacque la clamorosa rivincita del Watford, capace di passare, in trenta secondi, dalla polvere dell’eliminazione per mano del Leicester alla gloria del tempio del calcio inglese di Wembley.

Un’impresa calcistica, degno inno all’imprevedibilità della pedata. L’epilogo, però, è stato un peana alla bizzosità del Dio Pallone che ha punito il Watford in maniera a dir poco beffarda, e cioè riproducendo (quasi) per filo e per segno l’antefatto dello scontro vinto a danno degli azzurri del Leicester.

Gianfranco Zola, che a Wembley conserva uno dei ricordi più belli della sua invidiabile carriera calcistica

 

(lo ricordate il mitico 0-1 rifilato dalla nazionale ultra-catenacciara di Cesare Maldini all’Inghilterra di Beckham, Shearer e McManaman nel 1997?) aveva chiesto ai suoi calciatori “di non perdersi” tra tunnel e spogliatoi del mitico stadio simbolo del calcio d’Oltremanica.

“E’ un labirinto che conosco bene”, ha detto in una recentissima intervista l’ex Magic Box. Quello che, come ogni essere umano, non poteva conoscere davvero bene era il labirinto del fato, del destino, se volete della ‘Moira’ del Calcio. Sarebbe stata una consacrazione per il tecnico sardo, sotto gli occhi del guru José Mourinho, ospite d’eccezione alla finale di Championship. Invece l’ex enfant prodige del calcio italiano, adesso cresciuto e diventato allenatore, incassa proprio a Wembley un piccolo, ma beffardo, sgambetto della sorte.

@giovannivasso

Di Giovanni Vasso

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>