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L’appuntamento a Roma. “Onora la madre”, il racconto delle donne della ‘ndrangheta

Pubblicato il 27 maggio 2013 da Redazione
Categorie : Cronache Cultura

Angela IantoscaSono sorelle, mogli, madri, figlie. Sono le donne di ‘ndrangheta che hanno deciso di dire sì a quel mondo. Ogni giorno si svegliano, accudiscono la casa, preparano da mangiare, allevano i figli, li educano secondo i principi cardine della Onorata e poi aspettano il rientro dell’uomo; vanno a lavorare, ricoprono ruoli di responsabilità, nelle scuole, nelle amministrazioni, in politica e si confondono tra la gente. Ci camminano accanto, vanno a fare la spesa, sono le madri dei compagni di banco dei nostri figli, si siedono in chiesa vicino a noi. E si chiamano Giuseppina, Lea, Maria, Concetta, Annunziata, Margherita, Teresa. Hanno la forza che deriva loro dall’essere madri, ma anche dall’appartenere a famiglie che le proteggono. Hanno la forza del branco che le tutela, che tutela il loro onore per proteggere il proprio. Hanno la forza di un anti-stato più forte dello Stato stesso.

Come è cambiato il ruolo della donna nella ’ndrangheta dai primi del Novecento a oggi? Che cos’è accaduto? Perché da una iniziale presenza femminile è seguita la sua scomparsa dagli atti giudiziari sino ad arrivare al suo recente ritorno? Com’è possibile che la donna, che genera vita, possa entrare a far parte di processi che generano morte? Di tutto questo a “Ri-Generazioni” ne discuteranno Giovanni Marinetti, autore televisivo La7 e giornalista di Barbadillo.it, ed Enzo Ciconte, storico esperto di ’ndrangheta, con Angela Iantosca, autrice del libro “Onora la madre. Storie di ’ndrangheta al femminile” edito da Rubbettino che ispira il dibattito. L’incontro sarà moderato da Paolo Silvestrelli. L’evento si svolgerà martedì 28 maggio alle ore 19 alla libreria Enoarcano (Roma).

Di Redazione

2 risposte a L’appuntamento a Roma. “Onora la madre”, il racconto delle donne della ‘ndrangheta

  1. Una volta in una trasmissione televisiva d’intrattenimento il prode Pietrangelo Buttafuoco sostenne che “la mafia è femmina”. Suscitò una specie di rivolta degli spettatori che, rimasticando il politicamente corretto, sostenevano la santa verginità delle donne “di famiglia”. Aveva ragione Buttafuoco.
    Le donne sono le vestali della legge di mafia, le custodi dell’educazione dei figli (di cui notoriamente i maschi si occupano poco) ai principi della malandrineria e preparano così la continuità.

  2. Redazione

    grazie fabrizio. continua a seguirci

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