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Il caso. Giù la statua confederata, la dignità dei vinti vale meno di quella di un cane

Pubblicato il 17 agosto 2017 da Alemao
Categorie : Corsivi Esteri

statua confederatoUna folla feroce ha abbattuto una statua e ci si è accanita contro. Calci (contro il bronzo!) e sputi. Non è successo nel Medio Oriente ma nel cuore degli Stati Uniti. Non è stato l’Isis ma una turba di leftists empatici (sic!). Il video della statua del soldato confederato abbattuta a Durham nella North Carolina ha fatto il giro del mondo.

Il primo paragone che è venuto in mente a tutti è stato quello con le milizie islamiste. Per cancellare ogni traccia dell’aborrito paganesimo (e dell’odiato cristianesimo) le bande jihadiste hanno fatto scempio di un patrimonio artistico e culturale. Tutto il mondo pianse il martirio di Khaled Al Asaad, ucciso giusto due anni fa perché volle difendere la “sua” Palmira. Sangue e distruzione, la firma dell’Isis. In nome dell’unica e sola verità, la loro.

Il secondo paragone che (non) è venuto in mente a tutti è quello con le esportazioni della democrazia Usa e con le rivoluzioni colorate. Per cancellare ogni traccia dell’aborrito passato di regimi canaglia d’ogni sorta, carri armati e manifestanti – dall’Iraq fino all’Ucraina – hanno abbattuto statue di vecchi tiranni. Tutto il mondo gioì per l’avvenuta liberazione di quei popoli. Anche questa, finalmente, raggiunta in nome dell’unica e sola verità, quella del vincitore.

Perciò credere che la sinistra americana si sia inventata qualcosa è da pazzi. L’abbattimento degli idoli è caposaldo di ogni cultura che voglia rifarsi alla retorica dei Lumi e alle sue successive evoluzioni globali, dalla rivoluzione francese fino al jihadismo ultramoderno. Andando ancor più indietro, trarre il nemico nel fango e nella polvere è vezzo di ogni vincitore. Achille, sconfitto e ucciso Ettore, fece scempio del suo corpo per dodici giorni. Poi, però, restituì a re Priamo i suoi resti, garantendo protezione al troiano finché fosse rimasto nel campo acheo.

La conquista di civiltà (come ci è raccontato dall’antichità) è nella pietas, quella che invece manca a ogni forma, aspetto, barlume di ipermodernità. La barbarie non è nel fare la guerra (ch’è res facti, al di là di tante belle parole) ma nel rapporto con il vinto. Nel riconoscer a questo, una volta che le armi hanno taciuto, dignità umana. Roma, che è stata grande (e a cui l’America tenta disperatamente e in ogni momento di paragonarsi), imparò dai nemici, li soggiogò ma seppe anche fonderli nel più grande impero di ogni epoca.

L’abbattimento delle statue di Durham non è altro che la spia di una generazione (a sinistra) ch’è tanto retriva e reazionaria da non sapere nemmeno guardare con rispetto ai morti, che quando son morti cessano di combattere. È un gran cortocircuito, apparentemente: sono gli stessi che fanno dell’empatia a tutti i costi la loro bandiera. Persino (o forse ancor di più) nei confronti degli animali. Evidentemente, per loro, la dignità di un vinto (e di un popolo) non vale quella di un cane.

@barbadilloit

Di Alemao

12 risposte a Il caso. Giù la statua confederata, la dignità dei vinti vale meno di quella di un cane

  1. sono figli dell’imbecille globale!

  2. E in maggioranza bianchi stronzi!

  3. Viva gli Stati Confederati d’America!

  4. La schiavitù non finì perchè vinsero gli Yankees blu di Lincoln o perchè gli uomini divennero buoni. Perchè economicamente non era più un sistema redditizio, per due ragioni non etiche: 1. il progresso della II rivoluzione industriale che poneva a disposizione le macchine: 2. le grandi migrazioni di massa dall’Europa povera alle Americhe, favorita dalle nuove navi a vapore. Impiegando immigrati e non schiavi non dovevi fare l’investimento (aleatorio) all’inizio. Pagavi solo per il lavoro fatto, più o meno volontariamente. Non è casuale che anche in Brasile – dove molti schiavi appartenevano alla Chiesa – la schiavità era agli sgoccioli e sarà abolita nel 1889. Gli Stati secessionisti avevano costituzionalmente il diritto di lasciare l’Unione. Questo diritto venne negato e calpestato dai Nordisti. Tra gli Stati nordisti c’erano all’inizio parecchi Stati schiavisti, quindi è falso presentare la Guerra di Secessione come un conflitto tra schiavisti ed antischiavisti. Anche Washington e tutti i Padri Fondatori erano stati grandi proprietari di schiavi. La vera posta in gioco era di trasformare un Paese confederato in uno federato, cioè l’attuale.

  5. Questi sono gli idioti bianchi americani coccolanegri. Insopportabili.

  6. Sono gli americani liberal e scemi che leggono l’edizione locale di “Repubblica”, il NYT e non solo….

  7. La feccia progressista è a piede libero e nessuno la contrasta. Difendiamoci!

  8. Bene ha fatto Trump a condannare anche gli antifa e gli estremisti di sinistra americani (e non solo i suprematisti bianchi)come intolleranti e violenti(le notizie da Durham sono un’ulteriore conferma, perché il background è lo stesso di quelli di Charlottesville).Per i telegiornali di regime italiani invece essi rappresentano solo” una pacifica manifestazione antirazzista”. L’intolleranza di questa gentaglia la conosciamo anche qui in Italia attraverso le gesta dei centri sociali. In America la strategia di costoro è quella di aizzare masse scontente di neri (o altre minoranze )per miseri fini politici e un giorno chissà per una bella rivoluzione(secondo gli insegnamenti di Marcuse e altri).
    Pur non avendo alcuna simpatia per il KKK o i suprematisti, la loro battaglia per non far rimuovere la statua del generale Lee(tra l’altro personaggio da sempre rispettato anche in ambienti non conservatori negli U.s.a., basti vedere Hollywood) è giusta ; semmai mi ha stupito (negativamente) il fatto che si siano mossi soltanto loro per impedire quello scempio.

  9. A Baltimora hanno rimosso quattro statue di eroi sudisti in piena notte, per evitare incidenti. Essi (così come quelli di Durham o Charlottesville o tanti altri)a quanto pare feriscono la sensibilità dei neri. Alla fine, mutatis mutandis, è lo stesso principio che anima Boldrini e company qui in Italia, quando parlano di far fuori o mutilare monumenti fascisti in quanto offendono la sensibilità dei partigiani(e dei loro eredi…).

  10. Non hanno letto i libri di Raimondo Luraghi, non certo uno di “destra” ma che sulla guerra di secessione ha smascherato vari luoghicomunismi della storiografia filo-yankees…

  11. Si profilano scenari da guerra civile comunque…

  12. I’M GOOD OLD REBEL

    Questo canto sudista risale all’immediato dopoguerra. Esprime il rifiuto dell’ordine “democratico” e mercantile del Nord.

    Beh. io sono proprio un vecchio ribelle

    Adesso, è tutto quello che sono

    E della loro bella “terra di libertà”

    Non so che farmene.

    Sono contento di averla combattuta,

    Avrei soltanto voluto vincere

    E non voglio perdono

    Per tutto quello che ho fatto.

    lo odio la Costituzione

    E questa grande Repubblica

    Odio il Comitato delle Libertà

    E le loro uniformi blu.

    Odio la loro aquilaccia

    Le loro smargiassate e le loro maniere ,

    Questi mentitori e questi ladri di yankees

    lo li odio sempre di più.

    lo odio la nazione yankee

    E tutto quello che fa.

    Odio pure

    la Dichiarazione d’Indipendenza.

    Odio la gloriosa Unione

    Che gronda del nostro sangue.

    Odio la loro bandiera stellata.

    E l’ho combattuta finche ho potuto.

    lo ho seguito il Comandante Robert *

    Per quasi quattro anni.

    Sono stato ferito tre volte

    E sono morto di fame a Point Lookout.

    Ho preso i reumatismi

    Accampato nella neve. ,

    Ma ho ucciso un mucchio di yankees

    E avrei voluto ammazzarne ancora di più.

    Trecentomila yankees

    Giacciono stecchiti nella polvere del Sud;

    Noi ne abbiamo ammazzati trecentomila

    Prima che ci sconfiggessero.

    Sono morti per la febbre sudista,

    Del fuoco e del ferro sudisti,

    E avrei voluto che fossero tre milioni

    Anziché trecentomila.

    lo non posso prendere il mio fucile

    Per combatterli ancora

    Ma non li amerò

    Questo è poco ma sicuro.

    E non voglio perdono

    Per tutto quello che sono stato e che sono.

    lo non voglio Ricostruzione

    Non so che farmene.

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