0

Effemeridi. Paul Belmondo (padre dell’attore): collabo e patriota riposa accanto a Proudhon

Pubblicato il 8 agosto 2017 da Amerino Griffini
Categorie : Cultura
Paul Belmondo, artista

Paul Belmondo, artista

EFFEMERIDI-Repêchage – 8 Agosto 1898. Ad Algeri nasce Paul Belmondo, scultore. Padre dell’attore Jean-Paul Belmondo e nonno del pilota automobilistico Paul Belmondo.
Figlio di un fabbro siciliano emigrato in Algeria, iniziò a scolpire a 13 anni; frequentò poi l’Ėcole de Beaux-arts di Algeri fino alla Grande guerra nella quale fu combattente giovanissimo.
Riprese i suoi studi a Parigi nel 1919 grazie ad una borsa di studio; a quel tempo fu suo principale maestro Charles Despiau, scultore che in seguito sarebbe diventato anche suo amico e consigliere. Da Despiau e dai frequenti viaggi in Italia e in Grecia, acquisì il gusto per la classicità che trasfuse nella sua opera.
Nel 1932, ormai artista di successo, ottenne il Grand Prix artistique di Algeri e nel 1936 quello della Ville de Paris.
Dopo l’armistizio del 1940 scelse il campo della Collaborazione attiva: fu quindi dirigente del Groupe Collaboration; nell’organigramma dell’associazione impegnata a favorire i rapporti con gli intellettuali tedeschi, fu vice presidente della Sezione Arti Plastiche, assieme al pittore fauves Othon Friesz, sezione presieduta da Georges Grappe, direttore del Musée Rodin.
Le Tout Paris artistica era impegnata a trovare contatti ideologici con il nazionalsocialismo tedesco e in prima linea con Belmondo c’erano gli scultori Aristide Maillol, Charles Despiau e i pittori Dunoyer de Segonzac, de Vlaminck, van Dongen, …. tutto all’insegna dell’Europa del Nuovo Ordine, quella che il barone Werner von Rheibaben aveva illustrato in una sua applaudita conferenza alla Maison de la Chimie di Parigi nell’aprile 1941.
Nel novembre di quell’anno, assieme ad altri scultori e pittori francesi (tra gli altri gli scultori Henri Bouchard e Paul Landowski) partecipò ad un viaggio di studio in Germania organizzato dallo scultore Arno Brecker e dall’ambasciatore Otto Abetz nel quadro degli scambi culturali (e politici) tra i due Paesi; strada privilegiata per il superamento degli antichi rancori e rivalità.
Sempre in quel contesto nel maggio 1942 fece parte del comitato d’onore della mostra di opere di Breker al Musée de l’Orangerie a Parigi, assieme a Pierre Drieu La Rochelle.
L’attivismo del Groupe Collaboration fu instancabile: conferenze, pubblicazioni, scambi culturali franco-tedeschi in un quadro di amicizia che vide protagonisti anche intellettuali che già dagli anni ’30 erano impegnati a ricucire i rapporti tra i due Paesi. Un caso per tutti, quello del pacifista Jean Luchaire (che finirà fucilato al fort de Châtillon nel 1946 per aver diretto Radio Ici la France dalla Germania, fino alla fine, dopo la Liberazione della Francia nel 1944) che si era aperto ad una visione sovranazionale già da quando studiava a Firenze, dove il padre Julien aveva fondato l’’Institut français de Florence e che, dal 1935 presiedette il Comité Franco-Allemande impegnato nel riavvicinamento tra giovani dei due Paesi ex nemici.
Nel Groupe Collaboration una manifestazione storico-culturale di sicura valenza politica fu la celebrazione fatta l’11 agosto 1943, in parallelo a Parigi e a Berlino, per i 1.100 anni dal Trattato di Verdun dell’843 quando la spartizione dell’Impero di Carlomagno tra i tre figli dell’Imperatore segnò una tappa fondamentale per l’Europa; se da una parte sanciva la fine dell’unità imperiale, da un’altra costituiva anche la prova dell’identità culturale e naturale dell’Europa stessa.
Ma non mancarono nelle attività del Groupe anche importanti manifestazioni espositive come la Caravane de la France européenne che da giugno a ottobre del 1941 percorse le zone rurali, coinvolgendo centinaia di migliaia di agricoltori della zona Nord (quella occupata dai Tedeschi) nella propaganda sulle prospettive di un “mercato comune” agricolo e industriale nel quadro dell’Europe Nouvelle.
Finita la guerra, nel 1945 Paul Belmondo pagò come molti altri la sua scelta: fu sottoposto a giudizio da un tribunale dell’epurazione che vietò la vendita e l’esposizione delle sue opere. A Robert Brasillach, il poeta fucilato, andò sicuramente peggio…
Nel 1956 poté finalmente riprendere l’attività pubblica iniziando così ad insegnare all’Ėcole supérieure des Beaux-arts di Parigi.
Nel 1960 divenne membro dell’Académie des Beaux-arts dell’Institut de France.
Tornò ad occuparsi di politica militando per l’Algeria francese ai tempi della battaglia dell’OAS.
Tra le sue opere famose: Apollo, Pomone, Cerere, i busti di suoi amici come lo scultore Despiau e il pittore Maurice de Vlaminck (ambedue impegnati come lui nella politica di Collaborazione).
Con lo scultore Georges Muguet si occupò della ricostruzione della Galleria dei Re della cattedrale di Reims. Plasmò la materia fino alla fine, lavorando nel suo atelier in avenue Denfert Rochereau a Parigi.
Morì nel 1982 lasciando incompiuto un monumento sulla piazza della cattedrale d’Orléans, costretto a lasciare l’opera a causa di un attacco cardiaco.
La sua tomba si trova nel cimitero parigino di Montparnasse, non la troverete facilmente a causa della disposizione confusa dell’angolo in cui si trova; vicino alla sua si trova l’altrettanto spoglia tomba di Pierre-Joseph Proudhon, il filosofo dell’anarchia.

@barbadilloit

Di Amerino Griffini

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>