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Calcio. Walter Mazzarri all’Inter. Scoprirà che Milano non ha il mare

Pubblicato il 26 maggio 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

mazzarriUn toscanaccio alla corte di Massimo Moratti: poche ore fa si è finalmente ufficializzato il matrimonio tra Walter Mazzarri e l’Inter. Era diventato ormai il segreto di Pulcinella che avvinceva il mistero buffo del dopo Stramaccioni sulla panchina dell’Inter. Per fortuna, adesso è tutto finito.

Mazzarri si presenta a Milano senza un curriculum alla Mourinho o alla Benitez, ma con tanta voglia di consacrarsi nell’Olimpo degli allenatori italiani, sfidando una società nota per la difficoltà di domare lo spogliatoio. Tenace e sopra le righe, trascinatore e leader indiscusso dello spogliatoio: a Napoli ha trasformato così una squadra al limite dell’indolenza in una corazzata capace di contendere alle big conclamate la supremazia in campionato e a togliersi sfizi persino in Champions League contro club come il Bayern Monaco, il Manchester City di Mancini e degli sceicchi, il Chelsea. E’ uno che non fa sconti a nessuno, Mazzarri, che punta tantissimo sull’aspetto ‘nervoso’ dell’approccio alla gara, ma capace come pochi di valorizzare i suoi giocatori. Senza scomodare i ‘soliti’ Marek Hamsik, Pocho Lavezzi e Edison Cavani, chiedetelo ad Antonio Cassano, che ritroverà l’allenatore che lo accolse sotto la lanterna che illumina la metà blucerchiata di Genova, dopo la disastrosa parentesi nel Real Madrid.

Il peggior nemico di ogni allenatore che l’Inter abbia ospitato sulla sua panchina è sempre lo stesso: la pressione, la voglia di fare risultati dei suoi tifosi ma, soprattutto, del suo presidente Moratti. Walter Mazzarri, però, non è uno Stramaccioni qualsiasi, e sia detto con tutto rispetto per il tecnico ex Primavera nerazzurra letteralmente bruciato dall’impazienza di tutti e da un’annata fin troppo piena di infortuni, con un’infermeria più affollata del raccordo anulare nell’ora di punta.

Mazzarri si è girato, da allenatore, tutte le sponde del Mar Tirreno. E, ovunque, è capitato in piazze che definire solo calde è un’offesa all’amore ed alla passione in grado di esprimere i tifosi che lo hanno seguito nelle sue peripezie in panca. A cominciare da Livorno che ‘prese’ nel 2003 in serie B portandolo alla storica promozione cadenzata dai gol di Igor Protti. Poi Reggio Calabria, dove rimane tre anni centrando una delle imprese più belle del calcio giocato negli ultimi anni. Campionato di grazia 2006-07, la Reggina, finita nel ciclone Calciopoli, parte con 15 punti di penalizzazione. Li recupererà tutti, centrando la salvezza e arrivandosi pure a giocare l’accesso alle coppe Europee. Lo nota la Sampdoria dove rimane fino a maggio 2009, dopo alterne vicende che lo portano dalla Coppa Uefa alla rottura con la società. Quindi, ad ottobre di quell’anno, arriva la chiamata: De Laurentiis è deluso dal Napoli un po’ amorfo di Roberto Donadoni e lo silura. Sceglie Walter Mazzarri. Non è, all’inizio, un nome che esalta. Basteranno poche giornate per trasformate la squadra nella corazzata che si sta imponendo a livello italiano ed europeo.

Oggi approda all’Inter. E’ la sua grande occasione per scrivere il suo nome nell’elenco dei ‘grandi’ del calcio italiano. Ma a Milano, a differenza di dove è stato finora, non c’è il mare.

@giovannivasso

Di Giovanni Vasso

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