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Calcio. Bonucci al Milan: appunti per un manuale di conversazione pallonara

Pubblicato il 19 luglio 2017 da Careca
Categorie : Pallone mon amour
Leonardo Bonucci [da Fb]

Leonardo Bonucci [da Fb]

Leo Bonucci è un giocatore del Milan. Chi l’avrebbe mai detto, solo due mesi fa. Ricordate? La Juve lanciatissima, dopo aver sconfitto Barça e Monaco con il difensore a far da condottiero bianconero mentre i cinesi rossoneri sollevavano più dubbi che certezze. Ma cosa è successo? Coerenti allo spirito estivo del calciomercato nazionale, ce lo proviamo a spiegare con cinque illazioni. Sissignori. Niente indiscrezioni, proprio illazioni, ragionamenti da bar, luoghi comuni come se piovesse. Un piccolo manuale di conversazione per non farsi trovare impreparati con gli amici, in ufficio, sotto l’ombrellone o dal barbiere.

LEADER MANCATO. Bonucci voleva fare il capitano, non giriamoci troppo intorno. Voleva imprimere alla Juventus il suo marchio, la sua firma, la sua leadership faticosamente studiata e appresa nelle estenuanti sedute di allenamento col mental coach. Solo che ha fatto i conti senza l’oste. In primo luogo teneva davanti i signori Buffon, Chiellini e pure Barzagli. Poi doveva fare i conti con l’anima aziendalista bianconera che ha sempre messo i calciatori in second’ordine rispetto alla maglia. Il culto della personalità è roba da provinciali. Se Del Piero, dicesi Del Piero, fu sbolognato malamente in Australia quando osò fare un po’ il broncio, perché mai adesso la società avrebbe dovuto assecondare le pretese di Bonucci?

IL CICLO E’ FINITO. La seconda finale di Champions era quella cruciale. Gli anni passano per tutti, la Juve deve rinnovarsi per continuare a vincere senza far sconti a nessuno. Perciò biisogna iniziare a porre le basi per un nuovo progetto. Non è un caso se Marotta ha accettato dal Milan De Sciglio, che c’ha 24 anni e s’è portato in casa Bernardeschi che ne ha 23. Niente rivoluzioni radicali ma un graduale ricambio, insomma. Bonucci, il più “contiano” non poteva rimanere facendo le bizze. E lui, dopo sette anni passati in bianconero, inizia a intravedere la boa dei trent’anni.

COMUNQUE IL MILAN E’ SEMPRE IL MILAN. E ripartire al centro di un progetto nuovo e ambizioso è qualcosa che riempirebbe d’orgoglio qualsiasi calciatore. Bonucci, che ha strappato la garanzia di indossare la sua casacca numero 19, punta a vivere una seconda vita, erede conclamato di una tradizione preziosissima che da Tassotti-Baresi-Costacurta-Maldini passa per Nesta e Thiago Silva. Una sfida importante, avvincente e non da poco.

LE  BANDIERE NON ESISTONO PIU’. E chissenefrega se fino a due settimane fa abbiamo tutti strepitato per il caso Donnarumma, guardacaso proprio al Milan. Bonucci, come dicono in tanti, è libero di fare le scelte che vuole. E ci mancherebbe altro.  I soldi sono importanti e, messi alle strette, tutti rinuncerebbero ai valori per arricchirsi. Certo, questo non è più sport ma business. E non lo scopriamo nel 2017. Ma non ditelo troppo forte ai tifosi: gli stanno facendo credere, grazie al webbe, che loro contino davvero qualcosa ma lo sanno anche le pietre che non è e non sarà mai più così.

TROPPO LITIGIOSO PER ESSERE UN CAMPIONE. Questa è l’arma finale. Leo Bonucci litiga con tutti. Con Allegri, con i giornalisti, con gli avversari. Picchia (avrebbe picchiato, La Stampa dixit) i compagni negli spogliatoi. Non va bene, un campione deve essere umile e servizievole con i compagni. Questo è il luogo comune più potente che ci sia, usatelo con estrema attenzione e solo in caso di assoluta necessità.

@barbadilloit

Di Careca

11 risposte a Calcio. Bonucci al Milan: appunti per un manuale di conversazione pallonara

  1. Io parto dalla base che più si è tatuati più si è coglioni. Qualche volta la coglionaggine può convivere con la qualità, lo so. In fondo si tratta di dar calci ad una palla, mica di fisica quantica…Infatti in certi sport, assai meno pagati, ma più elitari, i tatuaggi sono ancora rarissimi. Ma che ci guadagnano poi a scrivere stronzate indelebili sul corpo fino a renderlo oggettivamente ripugnante? Mica sono guerrieri maori…da questo punto di vista Bernardeschi, ancorché giovane, nulla promette di buono… Poi staremo a vedere…

  2. E che dire del codino e degli orecchini di Baggio? Che tempi, signormio.

  3. Infatti. Baggio con un gran talento naturale era tuttavia un grandissimo sfigato!

  4. Non le nomino Maradona, né Best e nemmeno Cantona e quel capellone di Aruta. Tutti sfigati, tranne Aruta.

  5. Frunqualcosa. Che vuoi che ti dica? Se i tatuati ti piacciono paga e goditeli!

  6. Però Del Piero correva (piano) verso i 40, e non voleva schiodare, Bonucci i 30!

  7. Però anche Del Piero per un periodo ha portato i capelli lunghi!

  8. Nessuno ha sbolognato Del Piero. Era ormai vecchio ed ingombrante, non lo ammetteva, gli scadeva il contratto annuale. Ha cercato, lui non la Juve, la soluzione allora più vantaggiosa per racimolare ancora un po’ di quattrini. Si sa, l’appetito vien mangiando…

  9. Appena ha saputo dei capelli lunghi, anche Del Piero è diventato un bidone. Sei grande Felice. Un supertroll.

  10. Di ca..xx..i ne ho conosciuti, ma tu non solo non capisci nulla, li batti tutti!

  11. Perché mi offendo? Mica ho tatuaggi, capelli lunghi e orecchini!

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