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Boxe. Perché ibridare le discipline è pericoloso (e in Cina uccide le arti tradizionali)

Pubblicato il 14 luglio 2017 da Carlo Lattaruli
Categorie : Sport/identità/passioni
Sports Illustrated

Sports Illustrated

Creare “incontri” tra atleti e marzialisti di diverse discipline e farli diventare semplici eventi mediatici su vasta scala sta diventando una moda negli sport da combattimento. Purtroppo per i veri appassionati di ciascuno dei diversi stili di combattimento, bisognerebbe aggiungere. Hanno iniziato la tendenza, a seguito di un infinito trash talking a distanza, Floyd “Money” Mayweather, campione di boxe e ancora imbattuto dopo 49 match, e Conor “Notorious” McGregor, dominatore delle MMA nel roadster UFC, programmando, per il 26 agosto, un match con le regole del pugilato e in cui saranno milioni i dollari mossi nel giro di una sola serata.

Il cattivo esempio seguito in Cina

Si potrebbe obiettare che, essendo la boxe uno dei fondamentali requisiti per un lottatore di MMA (insieme al Brazilian Ju Jitsu ed alla Muay Thai), McGregor potrebbe avere qualche (minima) chance di poter combattere e tener testa sul ring a Mayweather. Ma rimane senza senso la sfida lanciata dal mixed martial artist cinese Xu Xiaodong alle arti marziali tradizionali del suo Paese, che ha definito il Kung Fu o il Tai Chi false ed inutili in un vero corpo a corpo. L’affronto non è passato inosservato da parte di Wei Lei, maestro di Tai Chi, che ha accettato di affrontare Xu lo scorso maggio a Chengdu. Il risultato per Wei Lei è stato disastroso: ripreso in un video divenuto virale in rete, il maestro è durato solo 7 secondi contro il presuntuoso ma più efficace Xu, che lo ha prima messo al tappeto e poi riempito di pugni alla testa,costringendo l’arbitro a sospendere l’incontro e decretando la vittoria per il lottatore di MMA. In fondo come poteva Wei Lei con un solo stile di combattimento pensare di mettere in difficoltà un avversario che ne possiede nel suo bagaglio tecnico almeno due più di lui?

L'MMA incontra il Thai Chi

L’MMA incontra il Thai Chi

Un significato più profondo

Tuttavia nella spocchia e nella mancanza di rispetto mostrata da Xu Xiaodong verso quelle che sono le più antiche forme di arti marziali del suo Paese è riscontrabile qualcosa di più della semplice, e tutto sommato naturale, insofferenza di ciò che è giovane (le MMA) nei confronti di quello che l’ha preceduto (le arti marziali tradizionali cinesi). Se ci si sofferma sul problema è possibile trovare un significato più profondo in questa vicenda, un significato che affonda le sue radici nell’eccesso pragmatico e materialista di una modernità per cui l’unica cosa che conta è il risultato finale. Guardando la questione da questo punto di vista è normale che davanti agli occhi del moderno fighter Xu Xiaodong appaiono inutili le pratiche tradizionali come il Tai Chi, improntate più sulla meditazione che sull’attacco e in cui il combattimento è solo l’ultimo passo di un cammino verso la ricerca del perfezionamento di spirito e materia, di mente e corpo. Ciò che conta è solo sopraffare l’avversario e poco importa se facendolo si calpestino secoli di storia e di tradizioni del proprio popolo e della propria cultura. Certamente non si può arrestare il progresso, questo è ovvio, ma non per questo in una cieca adorazione del rinnovamento si può lasciare che venga raso al suolo il passato, nel quale in realtà lo stesso progresso ha le sue solide fondamenta.

@barbadilloit

@carlolattaruli

Di Carlo Lattaruli

Una risposta a Boxe. Perché ibridare le discipline è pericoloso (e in Cina uccide le arti tradizionali)

  1. Articolo molto interessante. L’Occidente ha trasformato le arti marziali in uno spettacolo da circo, mediatizzando la nobiltà della lotta, masticata e risputata come un qualunque ingranaggio della società dello spettacolo. Vale per le arti nate qui e soprattutto per quelle venute da Oriente (quanta ragione avevano i maestri cinesi quando tentarono di impedire a Bruce Lee di insegnare il kung fu a bianchi e neri americani!).
    Nelle fattispecie, poi, il Tai Chi è uno stile interno del Kung Fu e, come tale, presenta molti aspetti – fisici, psicologici, energetici, meditativi – armonizzati in uno. Siamo ben oltre il profilo di una mera tecnica di combattimento. Ma, ciò detto, è anche un’arte marziale nel senso proprio del temine. Dunque, almeno in teoria, non è fuori luogo un confronto con altri stili. Da cui la domanda: un praticante di Tai Chi può battere un praticante di MMA?
    La risposta è sì, purchè siano soddisfatte due condizioni preliminari. La prima è che egli conosca non solo il Tai Chi ma anche altri stili interni (uno o due almeno). Su tutti lo Xing Yi Quan o l’Yiquan, i più pugilistici ed esterni della categoria. La seconda è che il praticante abbia coltivato, nel tempo, una attitudine marziale, dando una direzione precisa alla propria pratica. Evidentemente, il maestro del famoso confronto era sprovvisto dei necessari presupposti su tutti i fronti. E l’epilogo non poteva essere che quello, umiliante e grottesco, cui abbiamo assistito.

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