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Libri. “Manicomio Football Club” di Andrea Romano, storie di ordinaria follia calcistica

Pubblicato il 25 maggio 2013 da Roberto Alfatti Appetiti
Categorie : Libri Pallone mon amour Scritti

manicomio“Ma non ti avevo detto di giocare in difesa?”. Mai far arrabbiare l’allenatore, specialmente se quell’allenatore si chiama Marcello Lippi. Il nigeriano Taribo West, però, non si scompone: “Sì, mister. Ma Dio mi ha detto che devo giocare in attacco”. “Strano – replica ancora il viareggino – perché a me Dio non ha detto niente”. I “matti”, nel calcio, non sono mai mancati. Sul campo di gioco, sugli spalti, in curva come in tribuna Vip. Neanche nei dintorni dello stadio, a dirla tutta, in particolar modo la domenica. Matti i tifosi, matti i calciatori, matti chi quei calciatori li copre d’oro, matti tutti per il pallone, compreso il sottoscritto. Difficile, se non impossibile, stilare una classifica di follia.

Andrea Romano, romano di cognome, nascita e tifoseria lupacchiottesca, matto deve esserlo anche lui, altrimenti non si spiega perché un dottore in scienze politiche e relazioni internazionali abbia scritto un libro il cui titolo è tutto un programma, anzi: tutto un manicomio. “Manicomio Football Club” (Zero91, pp. 210) è, per l’appunto, una squadra da camicia di forza, una galleria di personaggi tutto genio e sregolatezza, talento e follia. La rosa che Romano pesca dall’immaginario della nostra adolescenza è composta da sedici calciatori, tanto svitati quanto formidabili, allenati – si fa per dire – da Raymond Domenech, il piccolo Napoleone ossessionato dagli italiani. L’unico allenatore che sia riuscito a mettere d’accordo les italiens con i francesi almeno su una cosa: è antipatico da entrambi i lati delle Alpi.

Per ognuno dei sedici, Romano tratteggia con maestria una biografia deliziosamente romanzata. In porta c’è un signor portiere: il tedesco Harald Schumacher, il tedesco più odiato di tutti i tempi, appena dietro Hitler. Talmente determinato nella difesa dei pali che, nella semifinale del mundial di Spagna del 1982, con un’uscita a dir poco spericolata, spedì il francese Patrick Battiston nel mondo dei sogni senza manifestare il minimo pentimento. “Battiston ha perso due denti? Può stare tranquillo, gli regalerò una dentiera d’oro”, ebbe la sfrontatezza di commentare mentre Battiston era ancora in coma. I difensori, poi, non sono da meno. C’è Paolo Montero, l’uruguaiano “con i piedi da ministro della Difesa innestati sotto una testa da tagliaboschi”, il cattivo per eccellenza del calcio italiano, detto non a caso “il caldo” per le sue reazioni tutt’altro che sobrie e misurate. Non da meno è/era Andoni Goikoetxea, che pare conservi ancora in una teca lo scarpino con cui ruppe in tre parti la caviglia di Maradona. E cosa dire di Pasquale Bruno, per tutti Diabolik, difensore granata che i dissapori nati in campo li risolveva con i pugni, appena fuori dal rettangolo di gioco. Dopo aver picchiato un sanguinante Mircea Lucescu, all’epoca allenatore del Brescia, lo schernì così: “Forse aveva le mestruazioni”. Meno violento ma decisamente più incline alla sbronza autodistruttiva Tony Adams, capitano di lungo corso dell’Arsenal, che dopo aver sfasciato macchine e fatto impazzire società e tifosi ha fondato una clinica per la riabilitazione degli ex alcolizzati.

I centrocampisti, da parte loro, non scherzano. O forse scherzano troppo. Paul Gascoigne, che col bicchiere in mano non è stato secondo a nessuno, fece pipì dentro i calzettoni di un giovanissimo Rino Gattuso. Roy Keane, invece, di scherzare non aveva voglia. Non dopo che Haaland l’aveva prima falciato e poi invitato a rialzarsi senza fare la donnicciola. Per prendersi la più brutale delle vendette, aspettò tre anni e in un infuocato derby di Manchester mise fine alla carriera di Haaland: Zac! Piede a martello sul ginocchio. Da allora chiamarono il centrocampista irlandese capitan Psycho. E poi a correre su è giù tra le righe del campo e quelle del libro ci sono George Best, il quinto beatle, e il contestatissimo “viola” Stefan Effenberg.

In attacco, infine, miti del calibro immortale di Eric Cantona, Edmundo, Giorgio Chinaglia e Gianfranco Zigoni. Raccontati in modo superbo e mai banale da Romano in queste “storie di campioni e colpi di testa”. Un libri di pazzi. Un libro da pazzi.

*“Manicomio Football Club” di Andrea Romano (Zero91, pp. 210)

Di Roberto Alfatti Appetiti

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