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Libri. “La caduta di Roma e la fine della civiltà” di Ward-Perkins: il tramonto dell’impero

Pubblicato il 12 luglio 2017 da Alfredo Incollingo
Categorie : Libri
La caduta di Roma

La caduta di Roma

Il “politicamente corretto” è un manto nero che copre la verità storica e la tiene nascosta ai tanti che si affannano a cercarla. Si sprecano molte parole e molti litri di inchiostro vengono gettati per interpretare il più “correttamente” possibile i fatti e i personaggi storici più controversi. E’ avvenuto per eventi recenti, ma soprattutto per il passato più antico, come la cadura di Roma e dell’Impero Romano d’Occidente. Ormai è un tabù pronunciare i concetti di “crisi” e di “decadenza”. Lo storico inglese Bryan Ward-Perkins ha narrato queste tendenze particolare della storiografia moderna nel saggio “La caduta di Roma e la fine della civiltà, pubblicato dalla “Laterza” nel 2010.

Roma è caduta, una catastrofe rimossa

Quando si discute della fine dell’Impero e della civiltà romane, si tende a addolcire i termini di “crisi” e di “caduta”. Il politicamente corretto ha comportato un cambio di lessico che ha impedito una serena valutazione della “Tarda Antichità” (IV – VII secolo d.C.): si tende a dare un volto leggero e pacifico delle invasioni barbariche. Si trattò di “migrazioni” o di “invasioni”? La storiografia moderna tende a usare il primo termine e quello di “trasformazione” per spiegare la fine della civiltà romana. Dopo il 476 d.C. l’Occidente cambia volto e la vita civile si ritrae per la barbarie e per l’arretratezza culturale e economica. Per alcuni è una trasformazione, nonostante i regressi, ma per Ward Perkins è semplice decadenza. Negarlo è un gesto di ingiustizia verso la storia romana e quella medievale.

La fine della civiltà e la scomparsa del benessere

Le invasioni barbariche furono una delle cause determinanti della caduta di Roma. La crisi economica, che già imperversava in diverse regioni dell’Impero Romano, fu aggravata dagli assalti dei germani. Costoro infatti occuparono progressivamente le regioni più ricche del dominio romano; resero insicure le principali rotte commerciali; imposero un violento controllo sulle risorse dell’Impero. Il degrado economico è evidente, secono Ward-Perkins, da una progressiva riduzione del benessere e dalla scomparsa della raffinatezza dell’artigianato romano. A partire dal IV secolo d.C., nelle regioni del Nord Europa, la vita economica si contrasse fino a scomparire quasi del tutto, come in Britannia. Con il regresso del commercio si contrasse la forza militare romana, che per secoli aveva garantito la sicurezza dell’impero. Adesso le città romane erano sguarnite e in balia delle schiere barbare. Senza un gettito fiscale garantito, i romani non potevanbo addestrare e mantenere un esercito di professionisti. Si rivolsero a mercenari e ai popoli barbari, offrendo terre e una paga inferiore al soldato semplice romano. Queste scelte furono fatali: Roma portò nell’Impero genti violente, che furono fatali per la sua stabilità.

Il politicamente corretto e l’ideologia 

La storiografia moderna, afferma Ward-Perkins, è soggetta a scuole di pensiero e a influenze eterodosse che possono cambiare l’orientamento delle ricerche. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e con la nascita dell’Unione Europa si tentò di definire le origini storiche dell’Europa. Naturalmente si dovevano evidenziare gli elementi di unità, anche perché la guerra appena conclusa aveva mostrato pericolose rivalità. La tendenza dominante a livello europeo, nelle accademie e nelle università, fu di riscrivere la Tarda Antichità, presentando le relazioni tra romani e germani come pacifiche. Paradossalmente qualche decennio prima la storiografia tedesca e quella francese esaltavano la fierezza dei barbari e la caduta di Roma. La storia antica è stata soggetta a contiue e fuorvianti interpretazioni, che hanno reso difficile una piena comprensione del fenomeno storico che qui ci interessa.

*“La caduta di Roma e la fine della civiltà” di Bryan Ward-Perkins (Laterza)

@barbadilloit

Di Alfredo Incollingo

14 risposte a Libri. “La caduta di Roma e la fine della civiltà” di Ward-Perkins: il tramonto dell’impero

  1. Nell’Impero Romano d’Occidente caduto nel 476 dC c’era lo ius soli, non a caso ha fatto una brutta fine, oltre che per altre cause naturalmente. Va a farlo capire a certe menti tarate di casa nostra.

  2. C’erano troppe libertà, pur essendo, come tutte al tempo, una società schiavista. Troppi ampi diritti annullano l’idea stessa di giustizia, di bene comune, di civiltà.

  3. La civiltà è difesa delle radici, inclusione dello straniero condizionata, specialmente se foriera di meticciato, muri, valli ed esclusioni…

  4. Fotografa meglio la decadenza di Roma (all’epoca, peraltro, non più capitale dell’immenso Impero) il rammollito romano finocchione, assiduo frequentatore delle terme, che non un guerriero germanico che combatte sotto le insegne di Roma, per giunta, e per sovramercato, cristianizzata…

  5. Il colpo di grazia all’Impero lo diede infine il cristianesimo, una religione di schiavi, avrebbe poi detto Nietzsche, che terminò l’opera di svirilizzazione dell’élite senatoriale e dello stesso popolo romano, che non aveva più voglia di correre il rischio di “farsi bucare la pancia”, e per questo assoldava i barbari, un po’ come adesso gli alleati terzomomondisti degli USA e dell’Europa.

  6. Ward Perkins respinge totalmente la tesi (vecchia e erronea) del cristianesimo quale causa o una delle cause che determinarono la caduta di Roma. I Romani erano una società pacifica che aveva da tempo affidato ad un esercito di professionisti la difesa dell’Impero. Quando per indigenza statale non si riuscì più a mantenere l’esercito, la difesa decadde. Ecco perché spiegato il motivo per cui i romani si lasciarono dominare: non erano più già dalla Repubblica ina società guerriera, come quella dei germani.

  7. Il cristianesimo non fu la causa della caduta di Roma. Certo. Ma l’idea dell’élite senatoriale, che avrebbe contribuito a salvarlo, fu altrettanto erronea!

  8. Il cristianesimo costituì un nuovo e proficuo orizzonte metafisico per i romani. Il problema era la crisi economica e la mancanza di un esercito forte come prima.

  9. L’orizzonte metafisico ha sempre interessato pochi, ammesso che una religione del deserto, lúgubre, contorta e malsana, possa offrirne uno superiore al paganesimo!

  10. “Religione del deserto” è una categoria inventata, non esiste nella storia delle religioni.

    Una religione che spinge alla virile carità e alla pace non credo che sia lugubre.

  11. La religione mosaica, le Tavole della Legge, non furono forse “imposte” da Mosè al suo popolo durante i 40 anni nel deserto del Sinai (come ci si possa vagare per 40 anni in quel fazzoletto di terra continua ad essere un mistero…)?

  12. Tutta la storia della reincarnazione, passione e morte voluta dal Padre sulla pelle del Figlio, per redimere supposti peccati dell’umanità, non è forse lugubre, contorta e malsana, essendo l’umanità stata creata dal Padre stesso, a sua immaginec e somiglianza? Anche per il credente? Se poi lo consideriamo solo un mito fondante, un’invenzione di Paolo di Tarso per lanciare il suo “ebraismo for export”, è forse un’altra storia, ma sempre con gli stessi aggettivi!

  13. Non so cosa c’entri Mosè.
    No, sinceramente no. E’ una visione della vita realista.

  14. Più che il Cristianesimo, a contribuire al declino e alla successiva caduta dell’Impero Romano, fu l’involuzione del paganesimo. Il diffuso libertinismo aveva trasformato i Romani da popolo di condottieri a popolo di smidollati, dediti solo al vizio e al piacere (come gli europei contemporanei). Risultato, drastico calo delle nascite accompagnato dal calo demografico, fattori che hanno consentito ai Germani di fare le proprie scorrerie nel territorio dell’Impero.

    Tra l’altro le famiglie patrizie romane di religione pagana, si estinsero tutte, mentre quelle che avevano abbracciato il Cristianesimo, continuarono ad esistere.

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