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Cultura. L’idea di sapienza nelle opere di Beniamino Massimo di Dario

Pubblicato il 11 luglio 2017 da Giovanni Damiano
Categorie : Cultura
Melancolia di Albrecht Durer

Melancolia di Albrecht Durer

Nel tempo del narcisismo parossistico, l’invisibilità disturba, specie se non ostentatamente ricercata, ma vissuta come un naturale essere-se-stessi, come ‘normale’ espressione di ciò che si è. Nessuna altisonante rivendicazione d’impersonalità, dunque. E nessuna presentazione dei propri libri, nessuna partecipazione a convegni o incontri, nessun profilo pubblico. E se proprio dovessi indicare la ‘famiglia di appartenenza’, più che a scontati stilemi evoliani o guénoniani, rimanderei ad alcune pagine di letteratura: le Vite immaginarie di Schwob, certi personaggi di Borges, il Bartleby di Melville.

Sto parlando di Beniamino Massimo di Dario, che al pregio del ‘vivi nascosto’, aggiunge quello di aver scritto alcuni dei più bei libri del catalogo Ar. È un giudizio impegnativo. Il perché: di Dario ha unito il rigore della ricerca al rifiuto di una distaccata curiositas o di un sapere finalizzato alla carriera, con cui l’accademico di solito si rivolge al mondo classico. Si avverte, piuttosto, la presenza di una esperienza esistenziale( Erlebnis ) , in grado però di convivere con la serietà dello studioso. E non solo: si tratta di monografie che rappresentano ancora oggi un unicum nel panorama degli studi nazionali.

Con ordine, ma in crescendo: il primo lavoro, La via romana al Divino. Julius Evola e la religione romana(2001), seppur di matrice ‘scolastica’ (è la tesi di laurea ‘riveduta e corretta’), mostra già il possesso di un saldo metodo d’indagine e un opportuno atteggiamento critico (da non confondere, sia chiaro, con una presa di distanze dall’oggetto studiato).

Il Sole Invincibile. Aureliano riformatore politico e religioso (2002) è non soltanto l’unica monografia in lingua italiana dedicata al grande imperatore illirico, bensì una riuscitissima sintesi di rigore scientifico e capacità di restituire il senso e l’importanza dell’operato di Aureliano, un vero e proprio ‘nuovo inizio’ di Roma dopo le drammatiche vicende successive alla caduta della dinastia dei Severi. Un raggio di luce in quella che Eric Dodds definì “un’epoca di angoscia”.

Un testo bellissimo è La Notitia Dignitatum. Immagini e simboli del Tardo Impero Romano (2005), in cui il celebre documento, pur in presenza di un ricco capitolo dedicato al suo inquadramento storico-filologico, viene per la prima volta letto in chiave simbolica, con l’accompagnamento delle riproduzioni a colori di tutte le insegne della Notizia, appunto interpretate simbolicamente una per una.

Per finire, è del 2011 Il divino Giamblico, molto probabilmente l’opera che meglio riflette l’idea di sapienza di di Dario. Attraverso una disamina partecipe e appassionata, ma sempre condotta con scrupolo analitico e documentario, Giamblico, il grande esponente della scuola neoplatonica siriaca, finisce per ‘incarnare’ quasi l’idealtipo del sapiente: filosofo, teurgo, uomo del sacro e della trasformazione interiore, sovranamente libero.

@barbadilloit

Di Giovanni Damiano

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