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Francia/legislative. Vince senza stravincere Macron. La Le Pen eletta con altri 7 frontisti

Pubblicato il 18 giugno 2017 da GB
Categorie : Esteri

Marine Le Pen

Marine Le Pen

Il presidente Emmanuel Macron vince le elezioni legislative nel turno di ballottaggio, ma conquista meno parlamentari delle previsioni delle ultime settimane: En Marche! conquista 359 debutati, i Repubblicani 131, i socialisti 44, la sinistra radicale 28. Il Front National di Marine Le Pen elegge 8 deputati, facendo il pieno nel nord operaio, dopo il gauche-lepenismo è una realtà consolidata tra gli elettori anti-globalizzazione. Entra in Parlamento per la prima volta anche Marine Le Pen. Tra gli altri eletti Louis Aliot, Ludovic Pajot, Bruno Bilde, José Evrard, Gilbert Collard, Sébastien Chenu. Eletto anche nel collegio di Marion Le Pen il patriota Jacques Bompard per la destra identitaria. Rilevantissimo il dato degli astensionisti, mai così alto nella storia repubblicana francese.

@barbadilloit

Di GB

13 risposte a Francia/legislative. Vince senza stravincere Macron. La Le Pen eletta con altri 7 frontisti

  1. Perde Philippot, suo fratello ed il suo clan antieuro…. Questa è la buona notizia. Gli otto eletti non sono ancora sicuri…

  2. E e si votasse tra 6 mesi il puttino scenderebbe probabilmente alla metà!

  3. Nel 1986, sia pure con il maggioritario, il FN ebbe 35 deputati. Siamo tornati, 31 anni dopo, alla partenza! Con le casse vuote ed aria di scissione…Dovrò farmi buddista e vivere altre 4 incarnazioni per vedere il FN al Governo? Parlo di FN, non di un partitino finiano…Intanto il puttino psicotico, sia pure con 100 deputati meno rispetto agli strombazzatori del nulla, si prepara a governare una potenza, bene o male nucleare… Che Brigitte lo sculacci e Dio ce la mandi buona!

  4. Nel 1986, Mitterand aveva introdotto il proporzionale (per favorire gli interessi del proprio partito) ; per questo, con solo il 6% dei consensi, il Fn ottenne 35 seggi.

  5. Sì, certo, con il proporzionale… Chiedo scusa. Saluti!

  6. Peccato per Philippot, soprattutto perché c’è il rischio che il FN abbandoni le posizioni antieuro per chiudersi su posizioni identitarie. Dovrò diventare buddista e vivere altre 4 incarnazioni prima di vedere politici di destra capire qualcosa di economia? Parlo del FN non di un partito liberista.

    La cosa fondamentale da capire è che l’euro e l’immigrazione non sono due problemi distinti, sono lo stesso problema. In un sistema a cambi fissi, nell’impossibilità di svalutare il cambio, l’unico modo per recuperare competitività è quello di svalutare i salari. Questo può essere fatto direttamente (ma politicamente è un suicidio, vedi Tsipras in Grecia) oppure indirettamente, importando manodopera a basso costo. Non è complottismo, gli economisti chiamano questo fenomeno curva di Phillips. L’unico modo che paesi come la Francia, ma anche l’Italia, hanno per rimanere nell’euro è quello di comprimere i salari e l’immigrazione è funzionale allo scopo.

  7. Grazie Infelice; per quanto possa sembrare incredibile, ogni tanto è ancora necessario ricordare che due più due fa quattro.

  8. In Italia non si sta importando manodopera a basso costo, ma lumpen poltrone, impreparato, alla ricerca di rimasugli di Stato sociale (o direttamente pronto a delinquere).

  9. Gli immigrati economici per definizione cercano precisamente migliori condizioni di vita, più stato sociale. Non li difendo, i più non sono certo farina per fare ostie, ma evito di confondere gli immigrati con le politiche pro-immigrazione. Si possono avversare queste sciagurate politiche (nazionalismo) senza odiare gli immigrati in sé (razzismo); fermo restando che non possono rimanere.
    I dati istat sono qui http://www.istat.it/it/immigrati/
    La percentuale di occupati è significativa, ma anche il numero di detenuti.
    L’attuale classe dirigente è disposta a far entrare veramente chiunque pur di abbassare il costo del lavoro. Da un freddo punto di vista economico, la logica di tutto questo è comprensibile, ma non giustificabile.

  10. Mai pensato di poter odiare un “migrante” in quanto tale. Sono da odiare gli speculatori sulla e della “migrazione” con mitra vescovile, fascia tricolore, entrate ONG, Onlus, Coop e quant’altro…

  11. Mi si perdoni la pedanteria. Che ci siano realtà, piccole e grandi, con i loro particolari interessi economici è indubbio. Quello che, con i due post precedenti, ho cercato di sottolineare sono le ragioni macro-economiche che obbligano gli stati dell’euro-zona che hanno un saldo commerciale negativo ad effettuare politiche di compressione salariale. Il “jobs act” in Italia e la “loi travail” in Francia sono un mezzo, l’immigrazione un altro mezzo. Il fine è il medesimo: la svalutazione interna (del mercato del lavoro) compensa il mancato funzionamento del mercato dei cambi. Auspico sinceramente che i partiti sovranisti si sforzino di far comprendere agli elettori l’uguaglianza euro=immigrazione, rectius euro=austerità. Come ebbe una volta a dire Schäuble con mirabile sintesi: “l’euro è austerità”. Austerità significa tagli allo stato sociale, compressione salariale, ed immigrazione. Tout se tient.

  12. Euro=immigrazione è un’assurdità.

  13. Si tratta di una cosa semplice da capire.
    L’immigrazione aumenta l’offerta di lavoro. L’aumento dell’offerta di lavoro provoca effetti depressivi sui salari italiani. L’ho scritto, forse un po’ troppo sinteticamente, nel primo post, quando ho citato la curva di Phillips, ovvero la correlazione negativa tra tasso di crescita salariale e tasso di disoccupazione. Si tratta di un evidenza statistica ben nota in economia e comprovata empiricamente. Oltretutto è una cosa molto intuitiva: quando non c’è lavoro, i lavoratori si accontentano di salari bassi, il loro potere contrattuale è nullo. La riduzione del costo del lavoro serve ad aumentare la competitività delle imprese. L’unico altro mezzo utilizzabile allo scopo è la svalutazione, ma chi è nell’euro non può svalutare. 2+2=4.

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