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Esteri (di G. Marocco). Addio a Helmut Kohl, l’uomo che sognò (una) Germania in Europa

Pubblicato il 18 giugno 2017 da Gianni Marocco*
Categorie : Esteri

kohlAlla fine il “Grande Cancelliere”, Helmut Joseph Michael Kohl, se ne è andato. Si è spento, serenamente, alle 9:15 di venerdì 16 giugno,  all’età di 87 anni, nella sua casa di Ludwigshafen am Rhein, nella Renania-Palatinato, città dove aveva visto la luce. Fu “Il padre della riunificazione delle due Germanie”, capo del Governo della Germania Ovest dal 1982 al 1990 e poi della Germania unita fino al 1998; ha guidato il suo Paese per 16 anni ininterrotti ed è stato il secondo Cancelliere più longevo della storia tedesca, dopo Otto von Bismarck.

Impossibile pensare la Germania odierna senza l’ex Cancelliere, grande di corpo, di acume, di coraggio politico. Impossibile pensare l’Europa di oggi senza di lui. È stato Kohl, tra l’altro, a scoprire e lanciare Angela Merkel, che chiamerà nel 1991 come Ministro per la Condizione Femminile ed i Giovani. “La mia ragazza”, come era solito chiamarla affettuosamente, gli volterà clamorosamente le spalle, con un articolo uscito nel 2000 sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, nel quale sostenne che bisognava prendere le distanze da Kohl per salvare il partito, all’apice dello scandalo sui fondi neri alla Cdu, il partito dei Democratici Cristiani tedeschi. Kohl è stato uno degli europeisti più convinti della storia,  un europeismo che non è riuscito a trasmettere alla sua allieva più famosa, emersa da dietro il Muro, proprio nell’anno tumultuoso della Riunificazione, per mai più lasciare il suo fianco, Angela Merkel.

Nato il 3 aprile 1930 a Ludwigshafen,  all’epoca della Repubblica di Weimar, da una famiglia cattolica e conservatrice, Kohl ha fatto in tempo ad essere arruolato prima della sconfitta della sua Patria, nel 1945. Poi studiò nella prestigiosa Università di Heidelberg, laureandosi in Storia e Scienze Politiche. Entrato a far parte dell’Unione Cristiano Democratica (CDU) a 18 anni, deputato per decenni, Primo Ministro del suo Länd tra il 1969 ed il 1976, Presidente per la Cdu per 25 anni, fu candidato alla Cancelleria già nel 1976, allora sconfitto dal socialdemocratico Helmut Schmidt. Si prenderà la rivincita 6 anni più tardi, grazie all’appoggio del Partito Liberale.

Kohl è cresciuto in una Germania divisa fra Est ed Ovest, sempre sognando la riunificazione. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, ha guidato i complicati  negoziati con il leader sovietico Mikhail Gorbaciov, il Presidente statunitense George Bush Sr. ed i Capi di Governo europei, proccupati del risorgimento di una forte Germania, al posto del nano militare e politico figlio della rovina del nazismo. Tuttavia, nel dicembre 1989, al Consiglio Europeo di Strasburgo, presieduto da  Mitterrand, Helmut Kohl ottenne il sostegno degli allora “Dodici” all’autodeterminazione del popolo tedesco. Gli avvenimenti correvano, la disintegrazione della DDR era sempre più evidente. La riunificazione ebbe così la meglio sulle ipotesi di democratizzazione progressiva della Germania Orientale.

Poi è stato lui a decidere che la moneta della DDR sarebbe stata cambiata alla pari con il Marco della Germania Federale. Lui a condurre la Germania riunificata nella Nato.  Lui a far sognare i connazionali, spesso di memoria corta, di poter cambiare una puzzolente Trabant, con carrozzeria di resina, 2 cilidri, 2 tempi, con una BMW o una Mercedes-Benz… E anni dopo, Kohl non ha esitato a portare il suo Paese nell’Euro, “contro gli interessi della Germania del tempo”, persuaso che la Germania e l’Europa fossero “due facce di una stessa medaglia”.

“E’ stato l’architetto della riunificazione tedesca e dell’amicizia franco-tedesca: con la scomparsa di Helmut Kohl perdiamo un grandissimo europeo”, ha sbrigativamente liquidato la sua dipartita l’ingrata Angela Merkel.

Si sa che la riconoscenza fugge i santuari e gli ambienti della politica. Con il Presidente François Mitterrand, Kohl fu pure uno degli architetti del Trattato di Maastricht, al di là di ogni valutazione odierna, in un’Europa presa d’assalto da orde di migranti sub-sahariani. L’immagine di Kohl e Mitterrand che nel 1984 onorano, mano nella mano, i morti di Verdun, una delle battaglie più sanguinose della prima guerra mondiale, divenne  uno dei simboli dello spirito dell’Unione Europea. Per la “Difesa Comune Europea”  Kohl e Mitterrand crearono, già nel 1989, la Brigata Germano-Francese, una unità di élite, nucleo dell’Eurocorps, al servizio dell’ Unione Europea e della NATO. Construire une Allemagne européenne, une obsession, ha significativamente titolato oggi  Le Monde.

Kohl, descritto anni addietro come “il più grande leader europeo della seconda metà del XX secolo”, tra l’altro dai Presidenti George W. Bush e Bill Clinton, ha scritto una grande pagina di storia del Novecento, sia per la Germania che per l’Europa.  Egli fu un gigante, al di là degli striminziti “coccodrilli” odierni, quasi tutti sostanzialmente uguali, che hanno accompagnato sui media la notizia della scomparsa del corpulento ottuagenario, da anni costretto su di una sedia a rotelle, a causa di un ictus che lo aveva privato anche dell’uso della parola.

Ebbe soprattutto la colpa di non piacere ai post-comunisti, alla sinistra liberal, o radical-chic o gauche-caviar del Vecchio Continente, ed ai nemici della Germania. Ció potrebbe ben spiegare l’imbarazzo odierno di tanti indegni posteri.

*già ambasciatore d’Italia in El Salvador e Paraguay

@barbadilloit

Di Gianni Marocco*

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