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Focus. Theresa May, la “Brexit majority” e qualche appunto per la Destra occidentale

Pubblicato il 13 giugno 2017 da Daniele Scalea
Categorie : Esteri
Teresa May

Teresa May

1. Se per Marine Le Pen al ballottaggio presidenziale si era parlato di “sconfitta vittoriosa”, di Theresa May si potrà ben dire che ha riscosso una “vittoria fallimentare”. Manterrà il governo, ma con una maggioranza più risicata rispetto a quella per ingrandire la quale aveva convocato elezioni anticipate. Nei fatti, una mezza sconfitta che interroga non solo i conservatori britannici. Del resto, Brexit e Trump erano stati, nel 2016, i due emblemi di un’ascesa sovranista-populista che ha destato aspettative in tutto l’Occidente, aspettative che non è ancora giunto il momento di riporre nel cassetto delle delusioni.

2. Partiamo da una prima constatazione basilare: non si è trattato di una bocciatura della Brexit, come qualche commentatore vorrebbe far credere. Numerosi fattori lo suggeriscono. Innanzi tutto il sorprendente movimento delle intenzioni di voto registratosi negli ultimi mesi, e cristallizzatosi nell’incerta vittoria conservatrice, si è manifestato senza che ci fossero grossi cambiamenti sul fronte della Brexit. Vari sondaggi hanno rilevato come gli umori del Paese rimangano in merito gli stessi di un anno fa, quando si tenne il referendum. I Tories, con una linea inequivoca sulla Brexit, hanno guadagnato il 5,4% dei voti rispetto alle elezioni del 2015. Il Labour, che ha guadagnato il 9,5%, non ha mai rinnegato la scelta della Brexit, pur auspicandone una versione “morbida”. I tre partiti anti-Brexit, ossia nazionalisti scozzesi, liberal-democratici e verdi, hanno nel complesso perduto il 4,3% dei voti e 17 seggi.

3. Nulla autorizza dunque a pensare che la “Brexit majority” manifestatasi il 23 giugno 2016 sia oggi venuta a mancare. Semmai, è mancato il tentativo di Theresa May (che, giova sempre ricordarlo, fino al 23 giugno 2016 stesso era una Remainer) di fare propria quella maggioranza. I conservatori hanno realmente guadagnato consensi nelle circoscrizioni pro-Brexit, ma non sono riusciti a far breccia in roccaforti laburiste come il Nord-Est inglese: una regione dove i consensi per la Brexit sono stati elevatissimi, nell’ordine del 60-70%, ma che alle elezioni regionali hanno confermato la propria fedeltà al Labour. Lo UKIP è pressoché sparito, perdendo il 10,8% di voti che, aggiustati all’aumento dell’affluenza tra 2015 e 2017, fanno un 10,2% di consensi che, in teoria, la May avrebbe dovuto fare propri. In realtà i flussi elettorali fanno supporre che i Tories abbiano preso non più degli 8/10 di questi transfughi dallo UKIP, sufficienti solo a controbilanciare i voti passati dai conservatori ad altri partiti. L’effetto Brexit sui flussi elettorali si è probabilmente risolto in un nulla di fatto.

4. Theresa May si deve dunque confrontare col fatto di aver lasciato una parte non trascurabile di voti UKIP (probabilmente pari a un 2% degli elettori totali) finire a Corbyn, e nel contempo aver attratto troppo pochi voti pro-Brexit dai laburisti. Stiamo parlando di Brexiteers con tutta probabilità non pentiti, ma che hanno scelto di non appoggiare la May. Evidentemente, la “Brexit majority” non si riduceva a un mero desiderio di riconquistare la sovranità perduta, ma esprimeva tutta una serie di volontà e richieste più variegate. Di alcune di queste Theresa May ha cercato di farsi interprete: l’ostilità a flussi immigratori incontrollati, il rigetto del multiculturalismo. Su altri non è stata sufficientemente convincente: una rinnovata enfasi sul lavoro, una risposta alla deindustrializzazione del Paese che non sia thatcherismo puro, né supercazzole su start-up, smart economy e altri slogan che non possono creare occupazione di massa. Una risposta che avrebbe dovuto essere un attacco alle fondamenta di questa globalizzazione, come quello portato con successo da Donald Trump a novembre e che gli ha permesso di vincere nelle aree industriali ed ex industriali del suo Paese.

5. Eppure, statistiche alla mano, i Tories stanno diventando il partito dei ceti medio-bassi e il Labour il rappresentante dell’alleanza tra borghesia agiata e minoranze etniche. Una dinamica ormai comune a tutto l’Occidente. A votare per il socialista Corbyn non sono stati operai, agricoltori e manovali; i nostalgici di un “comunismo dal volto umano” sono per lo più giovani agiati che non sperimenteranno mai la ristrettezza economica né un lavoro manuale. La Sinistra occidentale sta trovando una sua configurazione sociale che, al netto di ovvie varianti regionali e nazionali anche significative, ha la sua base di consenso in una strana alleanza tra i ceti alti e alcuni strati emarginati, principalmente questi ultimi composti da minoranze etniche frutto dell’immigrazione negli ultimi decenni. La Destra, di conseguenza, non può fossilizzarsi su proposte socio-economiche tagliate su misura per i privilegiati – i cui privilegi già sono difesi a dovere dalla Sinistra, e che beneficiano del lavoro a basso costo di masse di diseredati frutto della tenaglia delocalizzazione-immigrazione. La Destra dovrebbe invece esprimere politiche economiche che rispondano al timore di ceti medi e lavoratori di retrocedere socialmente. Politiche che possano forgiare quell’alleanza dei ceti produttivi in grado di essere maggioritaria nel Paese. La Brexit majority in Gran Bretagna, la Trump majority negli Usa; una qualche maggioranza ancora senza nome qui sul vecchio continente.

* Daniele Scalea è membro del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli.

@barbadilloit

Di Daniele Scalea

8 risposte a Focus. Theresa May, la “Brexit majority” e qualche appunto per la Destra occidentale

  1. I Tories avranno pure ottenuto una cosiddetta vittoria di Pirro, ma intanto è tipo la quinta volta di seguito che vincono le elezioni… In realtà è stata punita proprio la linea troppo morbida della May sulla brexit e questo apre ad almeno una cosa positiva, ovvero un cambio di leadership con Boris Johnson in ascesa, unico personaggio che apprezzo nel panorama politico inglese… Grande studioso della Roma antica, uomo carismatico e colto, certo sempre di inglesi si parla…

  2. E comunque si parla tanto della sconfitta dei populismi etc, ma a me pare che quasi tutta Europa sia governata da partiti tendenzialmente di destra, anche se di una destra variegata e diversa in ogni luogo, a volte centrista a volte pseudo-populista, la sinistra governa si fa per dire solo in Italia,Grecia e Portogallo e magari ci si può mettere la Francia, dove però definire Macron di sinistra è un tantino eccessivo… In realtà sono proprio le sinistre che stanno scomparendo, anche nelle ultime amministrative italiche non mi pare che abbiano ottenuto grandi risultati anzi, anche in una regione “rossa” come la Liguria i cittadini votano a destra anzichè votare sinistra o 5 stelle i cui voti di protesta o vanno nell’astensionismo o alla Lega… Ed è proprio la Lega ad uscire vincitrice dalle ultime amministrative, come forza trainante delle destre, soprattutto a nord… Ora si devono aspettare i ballottaggi, ma credo che il nuovo “potere” sarà più a destra rispetto a prima, è un cambio di strategia a livello internazionale, così come l’elezione di Trump ha dimostrato,seppur ancora la situazione dello stesso è veramente instabile,ma finchè Netanyahu è contento, sono contenti tutti, si sa… La linea della destra neo-con, dell’alleanza wasp-sionista si impone sul sionismo umanitarista e sinistroide di Clinton,Obama etc… e l’Europa seguirà a ruota a meno di grosse sorprese… La vera partita si gioca in realtà altrove, in medio-oriente ed in Asia, è sempre l’Heartland il fulcro della politica internazionale, ed il mediterraneo il mare più “caldo”…

  3. Quando in Italia c’era il cosiddetto centro-destra al Governo, nessuno se ne rendeva conto, tranne un gruppo di privilegiati, perchè il potere reale, dai sindacati alla scuola, dalla magistratura all’informazione, rimaneva prevalentemente nelle mani della sinistra, per certi versi assai più di quando i governi della cosiddetta I Repubblica erano “a trazione” democristiana e socialista. Ora io non dimentico che cosa fece la Lega “costola della sinistra” nel 1994, facendosi infinocchiare da Scalfaro, e pure dopo. Era inaffidabile con Bossi, ai miei occhi,figuriamoci ora. Quindi, scusatemi, ma io la Lega a destra non ce la vedo proprio! I successi (più teorici che reali, finora) della Lega sono della Lega, quindi, espressione di poteri ed interessi locali, rilevanti in alcuni luoghi, insignificanti in altri, se non di una demagogia inconcludente, non della destra italiana! Quale poi?

  4. Felice la Lega di Salvini è molto diversa da quella di Bossi… E comunque io facevo solo un analisi di dati di fatto, non ho dato giudizi di merito, che anche per me sarebbero piuttosto di senso negativo(anche se meno negativi rispetto a quelli per la “destra” ufficiale di FdI e Co).. Nonostante tutto alla fine nell’area neo-leghista qualche piccolo fermento culturale ancora c’é( faccio riferimento ad associazioni tipo Terra Insubre, a convegni con De Benoist etc), nel resto del panorama destro-sovranista c’è solo il nulla più assoluto, e rimane il fatto che Salvini è quello per ora che comunica meglio e prende più voti… Ripeto non sto esprimendo un mio punto di vista, ma solo la realtà della situazione attuale, rilevabile da chiunque e dimostrata dall’andamento delle amministrative…Se la Lega prendesse qualche altro voto fra astensionismo e 5stelle potrebbe arrivare tranquillamente al 20-25 %

  5. …e ci vogliamo dimenticare di quando a Venezia Bossi, nel silenzio compiaciuto di tutti i leghisti di allora, consigliava pubblicamente una signora di buttare il tricolore nel cesso?! Quella sarebbe destra?

  6. Ma infatti Bossi è praticamente uscito dalla Lega in contrapposizione netta con la linea di Salvini…

  7. Per me oggi, come partito nazionale,la Lega è il nulla. Può servire per amministrare qualche Comune.
    Anche un mio defunto zio, comunista all’antica, la votava verso la fine della sua vita, ma certo non era diventato di destra…

  8. I tory sono al potere dal 2010,con Cameron,che vinse l’elezioni ma non con la maggioranza assoluta e dovette faRE UNA COALIZIONE CON I LIBERALI.Nel 2015, CAMERON vinse alla grande con maggioranza per governare .Purtroppo nel primo mandato visto il malcontento tra la popolazione promise un referendo,al quale non ha potuto poi sottrarsi.Non e’ stato sufficiente battersi come un leone per il remain (cosa che fece anche la May).Incredibilmente..Dopo avere fatto bene (eccetto per la libia) ed avendo il supporto della maggioranza dell’elettorato incredibilmente e’ sivolato sulla classica buccia di banana,dovendosi dimettere,per il risultato BREXIT.La MAY si sta dimostrando non all’altezza del compito che fortunosamente gli e stato consegnato piu per lo scoramento e incredulita’dei tory i quali si sono trovati impreparati,e come sempre nella sua carriera politica la MAY ha vinto la lotteria .Ora pero’tutta la sua realta’di sagacia politica e’ venuta alla luce..NON CARISMA <CONFUSIONE DECISIONALE ,basta vedere il voler andare all'elezioni con lo scopo di zittire i malumori nei suoi confronti nei tory.Ha rovinato tutto quello di buono hanno fatto di buono con CAMMERON.GEORGE OSBORNE EX CHANCELLOR EXCHEQUER ha detto due giorni fa e' un MORTO CHE CAMMINA ..ovviamente riferendosi alla sua posizione politica..

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