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L’intervista. Mellone: “I figli degli anni ’80 dovranno costruire sulle macerie della destra di governo”

Pubblicato il 23 maggio 2013 da Luciano Capone
Categorie : Scritti

anni ottantaRiprendiamo un’intervista al nostro Angelo Mellone in cui – nella disamina dei “disastri” politici e culturali della destra di governo – si presenta Barbadillo.it per quello che è: una piattaforma giornalistica e culturale generazionale nata per dibattere, informare, mobilitare…

«I parlamentari di destra tra Pdl e di Fratelli d’Italia sono inferiori di numero a quelli che prese l’ultima volta il Msi nel ’92». All’epoca era un ragazzo del Fronte della gioventù, oggi Angelo Mellone è un punto di riferimento del mondo culturale della destra: giornalista, scrittore e ora anche attore teatrale con AcciaioMare il monologo dedicato alla storia siderurgica della sua terra, Taranto. «Ma il dato numerico della presenza parlamentare di per sé non è sintomo di povertà culturale, il problema vero è che il ventennio di Seconda repubblica ha polverizzato e spossato la destra». Come hanno fatto Franco Cardini e Marcello Veneziani, Mellone traccia un panorama desolante dello stato di salute della tradizione missina e aennina: «La cosiddetta destra è quasi assente nel Parlamento ma è assente del tutto nel dibattito economico, culturale e sociale. Non c’è. Ci sono una serie di relitti politici e una serie di intellettuali che da almeno 20 anni sono sempre gli stessi».

Il problema non è solo la classe politica, sono proprio le idee. Da dove si può ripartire?

Patriottismo, legalità, economia sociale di mercato. Con Alessandro Campi a Farefuturo facemmo un grande lavoro che ha prodotto idee, dibattito e cose innovative, ci faceva stare al passo con quanto succedeva in Europa. Poi anche Farefuturo è diventato uno strumento di lotta politica e tutti quei contenuti sono evaporati. Purtroppo le destre non hanno dei centri di produzione culturale autonomi dai partiti, hanno seguito le alterne fortune di An e hanno fatto la stessa fine.

Si possono individuare dei responsabili o è la disfatta di una comunità culturale?

Ci sono due foto, quella del Secolo d’Italia e quella di Fiuggi. C’è una generazione che ad un certo punto ha avuto 20 anni di tempo per fare governo e cultura di governo con le porte spianate di un’opinione pubblica curiosa ed interessata. Adesso hanno 60 anni e lasciano macerie alle spalle. Nel centrodestra l’unica cosa che rimane in piedi è l’onnipotere di Berlusconi, è un suo merito, solo che il berlusconismo non è la destra. La vera traversata nel deserto la dovrà fare, se avrà le forze, la generazione dei figli degli anni ’80 e ’90, caricandosi sulle spalle il fallimento della generazione che l’ha preceduta.

Ma esistono dei riferimenti politici o bisogna ripartire da zero?

Vedremo cosa faranno i giovani del Pdl al governo, vedremo cosa farà al Meloni con Fdi, non gioco alla catastrofe. Le situazioni catastrofiche o ti schiantano definitivamente o ti fanno ritrovare delle energie rigenerative, però si tratta di un lavoro molto più faticoso rispetto al 1994. Bisogna interrogarsi sulle ragioni di questo schianto, fare una seduta di autocritica in cui non ci siano persone che giudicano le altre, ma in cui c’è una generazione che ne giudica un’altra.

In questi anni il mondo della destra si è frammentato e ha subito della profonde lacerazioni culturali, attorno a quali principi questa nuova generazione può costruire una proposta?

Nel mondo universitario, culturale e in un pezzo di società civile c’è un mondo che non aspetta altro di avere una cultura di destra innovativa, contemporanea e riformista. Una proposta che metta insieme patriottismo e legalità, che riformi una tradizione in chiave coraggiosa e riformista. Toccherà distinguere il nostalgismo dall’elaborazione contemporanea, ma c’è la possibilità di una mobilitazione. Certo, mancano i luoghi, ma internet dà possibilità che prima non c’erano, un semplice blog come Barbadillo riesce ad aggregare più di quanto possa fare un quotidiano nazionale. Il problema è culturale prima che politico, ora non bisogna pensare ad entrare in Parlamento ma creare e distribuire buone idee.

*pubblicato su L’Intraprendente

Di Luciano Capone

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