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L’intervista. Ida Nicotra: “E’ l’ora del presidenzialismo. Mettiamoci tutti una firma”

Pubblicato il 23 maggio 2013 da Fernando Adonia
Categorie : Corsivi Le interviste Politica

ida nicotraElezione diretta del Presidente della Repubblica e bicameralismo im-perfetto. É questo il cuore di “Scegliamoci la Repubblica”, l’appello promosso dal costituzionalista Giovanni Guzzetta in favore di un riassetto generale della Costituzione repubblicana. Tra i sottoscrittori ci sono alcune delle intelligenze più autorevoli del paese: Angelo Panebianco, Alessandro Campi, Nicolò Zanon, Carlo Stagnaro e il leader referendario Mario Segni. Barbadillo ha contattato Ida Nicotra, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Catania e firmataria dell’appello presidenzialista, per approfondire i dettagli di questa iniziativa. Il punto di partenza è chiaro: “I tempi per procedere al presidenzialismo sono maturi”.

Perché l’elezione diretta del presidente della Repubblica, quale beneficio?

Innanzitutto perché saranno i cittadini a scegliere la prima carica dello Stato. Quindi ci sarebbe un rapporto diretto tra cittadini e presidente della Repubblica, quindi una legittimazione politica proveniente dal basso. Questa sarebbe una novità importante rispetto ad ora, dove il capo dello Stato è scelto dai parlamentari. Non è una differenza da nulla.

E’ ipotizzabile procedere con l’elezione diretta della prima carica dello Stato senza toccare tutta l’architettura repubblicana?

No, non lo è. Nell’appello lanciato da “Scegliamoci la Repubblica” si va oltre. Si parla anche di modificare il rapporto tra le due Camere, implicando un bicameralismo im-perfetto, dove la Camera politica è solo quella dei deputati, mentre il Senato rappresenta i territori, ovvero le autonomie locali e le regioni. La prima necessità è quindi quella di raccordare l’elezione diretta del presidente della Repubblica con una nuova forma di Stato. Siamo un’anomalia assoluta del panorama europeo. In tutti gli altri paesi le camere hanno funzioni distinte.

Parlando del momento politico attuale. Lei ritiene che l’impasse istituzionale che portato, in parte, ad un governo di larghe intese sia dovuta ad un assetto istituzionale deficitario?

Certamente. Se ci fosse stato il bicameralismo im-perfetto, la seconda Camera, quindi il Senato, non avrebbe dovuto conferire alcuna fiducia al governo. Quindi, avremmo al momento una governo capeggiato da Pierluigi Bersani, con una fiducia espressa solo dalla Camera. Certamente abbiamo le larghe intese perché abbiamo un assetto istituzionale che non produce efficienza. Questa è una delle ragioni del perché si deve riformare il bicameralismo attuale.

Un’altra quale sarebbe?

Bisogna semplificare il sistema legislativo. In presenza di un Senato che rappresenta i territori, le questioni “politiche” sarebbero di sola pertinenza della Camera politica.

Ha senso parlare di riforma delle leggere elettorale senza che vi sia una riforma dello Stato?

Innanzitutto vi sono degli aspetti di questa legge elettorale che vanno cambiati assolutamente. Pensi al premio di maggioranza sproporzionato rispetto ai voti ottenuti durante le elezioni. Questo è stato il caso delle ultime elezioni: il centrosinistra, con il 30% dei voti, ha ottenuto il 55% dei seggi. Oltre a questo punto, ritengo che il sistema elettorale vada riscritto assieme alla modifica dell’assetto istituzionale. Ad un sistema che prevede l’elezione diretta del presidente della Repubblica, andrebbe accompagnato un sistema elettorale maggioritario, con collegi uninominali e a doppio turno, proprio come avviene in Francia.

Perché in Italia ci sono grossissime resistenze, quasi fobie, di fronte alla parola presidenzialismo e ai temi che riguardano la revisione della Costituzione?

Io credo che i tempi per procedere al Presidenzialismo siano maturi. Non solo nel centrodestra, ma anche nella società civile e tra alcuni autorevoli esponenti del centrosinistra, si avverte l’esigenza di modificare la Carta in senso presidenziale.

Una certa intelligentia di questo paese fa l’equazione presidenzialismo uguale decisionismo, quindi dittatura. É legittima?

Forse prima, oggi non più. L’idea di un semipresidenzialismo alla francese oramai è accettata in maniera assai diffusa nel nostro Paese.

Di Fernando Adonia

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