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Francia. Scontata perfomance delle Femen a Notre-Dame e paradossi del dissenso 2.0

Pubblicato il 22 maggio 2013 da Susy Augustensen
Categorie : Esteri Scritti

femenDove qualcosa di significativo accade, da qualche tempo si manifestano con l’intenzione di “rubare” la scena. È accaduto anche a Notre-Dame, il giorno dopo il gesto estremo di Dominique Venner compiuto, come lo scrittore stesso ha scritto, in segno di protesta contro una nazione europea “sfibrata”. Dopo qualche ora sono arrivate loro: le Femen. Solito copione: ragazza bellissima a seno nudo, questa volta davanti l’altare dove ieri lo storico francese si è tolto la vita.Messaggio dipinto sul corpo? «Il fascismo riposi all’inferno». È seguita poi la solita tiritera di messaggi sconnessi, imprecazioni, smorfie contro la polizia che arriva sempre a “manifestazione” iniziata. Su Facebook, poi, non va tanto meglio: anche qui messaggi che incitano i “seguaci” di Venner a seguire il suo esempio, in modo tale da liberare l’Europa da quello che le manifestanti chiamano «fascismo».

Stesso copione si è ripetuto con Vladimir Putin, con Silvio Berlusconi e – udite, udite – con la Mattel rea di aver creato la Barbie (la cui versione non conforme potete leggerla oggi proprio su Barbadillo). L’accusa di fascismo diventa, per queste, l’innesco con il quale andare letteralmente in scena. Non c’è un programma, una visione, una linea guida in questa protesta: solo istantanee da consegnare ai social e ai giornali. O meglio, forse il senso è proprio questo: l’immagine tout cort, dato che tutto si risolve nel circuito mediatico, una pioggia di “mi piace” e tutto come prima. La loro “società” del resto comprende un utilizzo professionale dei social network, vendita di gadget e di colori per il corpo con tanto di listino prezzi. E, come se non bastasse, è stato dimostrato da una giornalista embedded come le attiviste per le perfomance ricevano un lauto compenso.

Il dissenso 2.0, insomma, ha un retrogusto eminentemente commerciale, liquido sul piano dell’elaborazione dei contenuti e, paradosso dei paradossi, tecnicamente in linea con la mercificazione pubblicitaria del corpo femminile.

Di Susy Augustensen

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