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Sovranisti, che fare?/14. Ripartire dalla nazione (viva) per raggiungere la sovranità

Pubblicato il 19 maggio 2017 da Andrea Tremaglia
Categorie : Politica

Iconica immagine di una famiglia statunitense degli Anni '50.

Non c’è sovranità senza una nazione vivente in nome della quale esercitarla.

Una Nazione è al contempo culturale,spirituale, ma anche materiale, fisica: è il territorio sul quale vive e si sviluppa, ma sopratutto i cittadini. Questa dovrebbe essere la base fondamentale di ogni riflessione sovranista: l’attenzione alla cittadinanza legale e materiale. Non ci può essere sovranità italiana senza cittadini italiani.

La questione demografica, in particolar modo, è sempre più centrale sul piano politico, economico, sociale e culturale.

Politico, perché ogni investimento demografico è a lungo termine. Richiede pensieri e programmi complessi e previdenti, ciò che la nostra politica da molto tempo dimostra di non saper fare. Occorrono coraggio, responsabilità e capacità di leggere la contemporaneità.

Economico, perché una popolazione che (fortunatamente) invecchia è una popolazione con sempre meno capacità produttiva e contributiva. Quindi, sempre meno indipendente. Un circolo vizioso che coinvolge previdenza, assistenza sociale, sanità: i denari italiani/europei non investiti nella promozione della natalità e del ringiovanimento della forza lavoro sono destinati a risultati temporanei e solo nel breve-medio termine.
Non si creda poi che l’idea dell’immigrazione “di massa” per ringiovanire l’Italia e per avere qualcuno che paga le tasse sia un ragionamento di senso compiuto: è al contrario miope e rischioso.

Infatti, se sul piano sociale una popolazione che invecchia è fonte di squilibrio, ancor più lo è una popolazione con una componente di “nuovi arrivati” stranieri in rapidissima ascesa: basti vedere quello che è accaduto agli inizi del ‘900 negli Stati Uniti, peraltro molto più abituati di noi a gestire l’immigrazione. O quello che inizia ad accadere in Italia. Squilibri demografici e culturali eccessivi fanno solo del male a tutti, chi arriva e chi c’è, indistintamente.

La sfida più dura resta quella culturale. Che non è però quella della cittadinanza o dell’integrazione, che arrivano subito dopo. Il vero cambio culturale richiesto riguarda l’autonomia e l’iniziativa delle nuove generazioni. L’Italia invecchia perché un giovane diviene indipendente tardi, quindi fa figli più tardi ed è meno incoraggiato ad avere due, tre o più figli. Poi arrivano le giuste riflessioni su cosa significhi essere cittadini italiani: ma senza padri la Patria non (r)esiste. L’investimento nel mondo del lavoro e dei servizi sociali, se ci si dovesse trovare a scegliere, dovrebbe andare più che nella (sacrosanta) tutela dei diritti acquisiti, nella direzione di garantire e incoraggiare un inserimento lavorativo rapido e con salari da subito dignitosi per i più giovani.

Il sovranismo e ciò che deve essere arriva (subito) dopo: più che condizione necessaria, è conseguenza della presenza di una Nazione viva e vivace sul piano demografico, sociale, economico.

@barbadilloit

Di Andrea Tremaglia

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