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Il caso. La prigione di Bobby Sands a Long Kesh diverrà un centro per la pace nelle Sei Contee

Pubblicato il 22 maggio 2013 da Michele Chicco
Categorie : Esteri

bobbyUn centro per la “pace” lì dove sorgeva Long Kesh, la prigione nordirlandese nella quale furono ingabbiati i membri dell’IRA che lottavano per l’unificazione dell’isola irlandese. Sembra una boutade ed invece è la volontà del governo dell’Ulster che prova a chiudere, anche così, la pagina più triste della sua storia. Gli strascichi della guerra civile tornano, di tanto in tanto, a far tremare il Regno Unito, ma adesso il governo irlandese di coalizione, guidato da Peter Robinson (democratico) e Martin McGuinness (ex volontario dell’IRA), prova a traghettare Belfast nel futuro, riconoscendo gli errori del passato.

I Blocchi H, parte del complesso carcerario di Maze/Long Kesh, a pochi chilometri da Belfast, sono stati teatro delle più accese proteste dei militanti dell’IRA contro Londra e il suo dominio in Irlanda del Nord. Lì furono rinchiusi quelli che erano vagamente riconducibili all’esercito repubblicano e alcuni di loro restarono, per anni, nelle celle in attesa di un processo. Bobby Sands, proprio a Long Kesh, inaugurò la stagione degli scioperi della fame per ottenere lo status di detenuto politico. Il 5 maggio del 1981 fu il primo a morire e dopo di lui altri nove ragazzi si lasciarono sfinire dalla fame, segnando per sempre il futuro di un luogo diventato simbolo di oppressione e morte.

Con la firma del Good Friday Agreement, nel 1998, il governo britannico chiuse la lunga guerra civile che aveva dilaniato l’Ulster e pochi anni dopo si votò a favore della demolizione del carcere di Long Kesh, per cancellare i ricordi visibili del recente passato. Oggi, invece, il desiderio del governo di Belfast viaggia nella direzione opposta. La demolizione, mai del tutto conclusa, è stata fermata ed è stato affidato all’architetto statunitense Daniel Libeskind il compito di disegnare il “Centro per la pace e la risoluzione dei conflitti”. Il progetto è ambizioso e le cifre astronomiche: il lavoro dovrebbe costare 350 milioni di euro, ma in cambio l’Irlanda del Nord dovrebbe poter far lavorare 5mila disoccupati.

«Come nordirlandesi – ha ammesso Terence Brannigan, curatore del progetto – è un’opportunità che semplicemente non possiamo permetterci di ignorare», non solo per i posti di lavoro in arrivo, ma anche per tutto l’indotto che porterà risorse fresche nella tiepida economia nordirlandese. Nonostante sia impossibile dargli torto, la voci di protesta contro il “Centro per la pace” non hanno tardato a farsi sentire.

Il partito Unionista – orgogliosamente britannico e all’opposizione – teme che possa diventare un altare all’Esercito repubblicano irlandese e ha paura che possa rappresentare una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime uccise dalle bombe dell’IRA. Mike Nesby, leader dell’Ulster Unionist Party, ha definito Long Kesh «il posto più controverso e pericoloso che si potesse scegliere», e non – o, almeno, non solo – il luogo-simbolo della guerra civile relegata, finalmente, alla storia.

Martin McGuinness, che pur di mantenere la pace in Irlanda ha stretto la mano a Sua Maestà Elisabetta, è tra gli sponsor principali del progetto e promette che «sarà solo l’altare della pace, costruito nel ricordo di tutti», sebbene a Long Kesh i repubblicani morissero chiedendo solo il rispetto dei propri diritti.

@mchicco

Di Michele Chicco

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