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Cultura. Prima e dopo Fabrizio De André: la saga dei poeti sciagurati

Pubblicato il 9 aprile 2017 da Isabella Cesarini
Categorie : Libri Musica

Libro MIroCosa precede il gesto creativo? Cosa accade prima del testo? Chi abita la poetica di un artista? A queste e altre domande risponde lo scrittore Miro Renzaglia con un libro sul poeta di Genova, Fabrizio De André. L’opera, nella collana Pretesti, figura un meticoloso viaggio tra le creature artistiche che hanno fecondato in Faber la realizzazione di un inestimabile patrimonio musicale

Postergando la grandiosità della sua opera, Michelangelo Buonarroti, uno dei maggiori artisti rinascimentali, lascia ai posteri la più importante indicazione sull’atto creativo. Nello specifico, l’artista sprigiona dal marmo l’idea che è già presente nella sua mente. Lo stesso avviene per lo scrittore, il poeta o il cantore. La forma, contenuta nell’inchiostro, in un pastello o nel pentagramma, giace sommessamente nella mente dell’artista: un guizzo la tira sulla pagina, sulla tela o dentro la melodia di un’Esteve. Miro Renzaglia, l’autore del libro Fabrizio De André – Maledetti poeti, e ideatore della collana Pretesti, aggiunge un ragguaglio non trascurabile. Dentro la concezione in cui il marmo per Michelangelo è già realizzazione dell’idea, lo scrittore e giornalista Renzaglia inserisce un’ulteriore elaborazione: esiste un patrimonio che giunge prima del creatore stesso. In coscienza o inconsapevolmente, ogni artista si fregia di una galleria di segni originari che lo hanno preceduto e in qualche modo suggestionato; a ogni modo gli sono restati indosso come una patina invisibile. Per lo scrittore o il poeta disegnano una sorta di principio, ossia un simbolo che sprigiona potenza durante la creazione. Renzaglia scrive un saggio peculiare: non si volge al festeggiamento dell’autore De André, o comunque non solo, ma opera una sorta di meticolosa indagine sui poeti e gli scrittori che lo hanno anticipato e sono poi restati nel cuore delle canzoni, divenendo la più vigorosa sorgente nel quale il cantautore genovese si è abbeverato. Faber è un poeta e dalla poesia discende.

Ancora un altro prestito, dopo Michelangelo, per spiegare l’importanza del libro di Renzaglia, mi accordo un’ulteriore sosta su un pensiero del saggista e poeta Ezra Pound:

Il genio è la capacità di vedere dieci cose dove l’uomo comune ne vede una o dove l’uomo di talento ne vede due o tre.

Permettendo, con tutto il garbo del caso, una piccola rilettura e mutando la parola genio infabrizio-de-andre-anniversario-morte-15-anni quella di artista, ecco che l’idea di Renzaglia prende ancora più vigore. Il De André della collana Pretesti, edita dal Cirtcolo Proudhon, è colui che ha visto le dieci cose teorizzate da Pound, le ha osservate, vi si è finanche congiunto e infine le ha condotte direttamente nei suoi testi. Ogni artista è la fecondazione di uno stile unico, ma al contempo una creatura accogliente, dove altre opere possono giacere e continuare a soffiare il loro afflato creativo. Presumibilmente sono più di dieci e non si tratta di cose ma di autori, ma il dato certo è che dal Medioevo in avanti, molti di loro contribuiscono alla grandezza della sorgiva De André. Il viaggio di Renzaglia non toglie purezza al genio creativo, al contrario mostra sapientemente come ogni creatore sia puro nella molteplicità delle creature che lo abitano. Il primo dubbio, rimosso dall’autore è una sorta di proclama: “Fabrizio De André è un poeta”. E accade che lo sia realmente con una piccola variante: la sua parola non resta inerte, ma prende a muoversi su storici pentagrammi, con chiavi di violino e di basso a far da sentinelle. L’estensione creativa di Faber parte dunque da lontano, e all’interno di percorsi tortuosi e distanti, giunge sino ai nostri giorni: da Cecco Angiolieri sino a Pier Paolo Pasolini. E tra gli stessi autori-simbolo è possibile ravvisare ulteriori legami. Come quello tra il poeta del S’i fosse fuoco e il François Villon de la Ballade des pendus, tutto dentro La ballata degli impiccati del poeta genovese. Accuse che partono dall’invettiva medievale, per farsi lamento e grido di “chi guardò e infine derise una sconfitta”:

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un ora
Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l’antico credo
di chi muore senza perdono

Tra i secoli che si passano i tre autori, resta il denominatore comune di una riprovazione e un malumore antesignani – i primi due – di un romanticismo che contempla naturalmente un’aura funesta. De André dunque si affida agli inquieti, ai tormentati, ai dannati, nei quali entra di diritto anche il nome del poeta Edgar Lee Masters. L’antologia di Spoon River ha ispirato il cantautore genovese per l’album Non al denaro, non all’amore né al cielo. L’Antologia figura inoltre un canto polifonico, dove le vite nelle passioni, nei peccati, nei vizi e nella vanità dei piccoli individui, parlano da un altrove e iniziano e terminano sempre nello stesso luogo: Spoon River giustappunto.

Francis Turner
Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere –
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che conosce solo Mary:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti –
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
baciandola sulle labbra all’improvviso
l’anima prese il volo.

Francis Turner torna nella rivisitazione di De André in Un malato di cuore:

E fra lo spettacolo dolce dell’erba
fra lunghe carezze finite sul volto
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo
e il mio cuore le restò sulle labbra.
“E l’anima d’improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro.

Sopravvive in entrambi i testi (quello di De André è uno stralcio) una liturgia della caduta, che in Faber si rialza nella ballata di un amore indimenticabile. I simboli ancestrali o le dieci cose di Pound sono per il cantore di Genova i confini di un mondo che vive i colori foschi della realtà; nessuna edulcorazione, solo un’intelaiatura musicale a farsi voce e poesia. Un verseggiare che proviene dal basso di una prigione o di una vita, come tutti i poeti trattati nel libro, appartenente al girone degli ultimi; quello di Fernanda Farias de Albuquerque. Siamo lontani dal Medioevo, ma sempre nella zona oscura di quell’umanità da molti declinata. E in questa storia c’è il carcere, la prostituzione, le terapie ormonali, la malattia, l’eroina e un tentato omicidio. Tutto in un romanzo autobiografico, Princesa, passato prima per l’ergastolano Giovanni Tamponi e poi per Maurizio Jannelli che le conferirà un posto nella letteratura. Fabrizio De André trarrà ispirazione da tale opera per la canzone Princesa nell’album Anime Salve.

A un avvocato di Milano
ora Princesa regala il cuore,
è un passeggiare recidivo
nella penombra di un balcone.

In queste ultime strofe Faber regala alla vita disgraziata della Albuquerque uno spiraglio d’amore, sottraendola anche solo per un istante, dalla volta cupa sotto la quale si svolge la storia.

L’opera di Renzaglia è un viaggio autentico in una terra inesplorata, in quell’altrove che rappresenta il “prima” di ogni artista. Un’antecedenza che prende a vivere nel presente dell’intelletto artistico e resta nel dopo dell’uditore. Una zona che vive a bassa voce e come tutte le cose che si affidano alla grazia di un sussurro, porta in sé una potenza di non poco valore. Il libro descrive un legame indissolubile, quello tra l’artista e il suo bagaglio. Una sacca zeppa di curiosità, che gli autori venuti prima di lui, hanno prontamente esaudito. Sono rimasti al suo fianco in una nota, in un pensiero, in un estro d’ispirazione. Quel bagaglio trattato nell’opera di Renzaglia contiene altri autori, ma il sentiero De André va attraversato per intero, varcando e stropicciando ogni singola pagina del libro, che oltre le peculiari riflessioni dell’autore, contiene un’antologia di quel prima: Villon, Pasolini, Mutis, Guerrini, Aristofane e tutti coloro che sono finiti sulle corde della sua chitarra Esteve, serie IGR07 97.

@isabellacesarin

Di Isabella Cesarini

31 risposte a Cultura. Prima e dopo Fabrizio De André: la saga dei poeti sciagurati

  1. http://www.mirorenzaglia.org/2009/01/de-andre-10-anni-dopo/

    Stasera Farizio De ANdre’ Principe Libero…

  2. IL Bombarolo da “Storia di un Impiegato”

    Chi va dicendo in giro
    che odio il mio lavoro
    non sa con quanto amore
    mi dedico al tritolo,
    è quasi indipendente
    ancora poche ore
    poi gli darò la voce
    il detonatore.

    Il mio Pinocchio fragile
    parente artigianale
    di ordigni costruiti
    su scala industriale
    di me non farà mai
    un cavaliere del lavoro,
    io sono d’un’altra razza,
    son bombarolo.

    Nello scendere le scale
    ci metto più attenzione,
    sarebbe imperdonabile
    giustiziarmi sul portone
    proprio nel giorno in cui
    la decisione è mia
    sulla condanna a morte
    o l’amnistia.

    Per strada tante facce
    non hanno un bel colore,
    qui chi non terrorizza
    si ammala di terrore,
    c’è chi aspetta la pioggia
    per non piangere da solo,
    io sono d’un altro avviso,
    son bombarolo.

    Intellettuali d’oggi
    idioti di domani
    ridatemi il cervello
    che basta alle mie mani,
    profeti molto acrobati
    della rivoluzione
    oggi farò da me
    senza lezione.

    Vi scoverò i nemici
    per voi così distanti
    e dopo averli uccisi
    sarò fra i latitanti
    ma finché li cerco io
    i latitanti sono loro,
    ho scelto un’altra scuola,
    son bombarolo.

    Potere troppe volte
    delegato ad altre mani,
    sganciato e restituitoci
    dai tuoi aeroplani,
    io vengo a restituirti
    un po’ del tuo terrore
    del tuo disordine
    del tuo rumore.

    Così pensava forte
    un trentenne disperato
    se non del tutto giusto
    quasi niente sbagliato,
    cercando il luogo idoneo
    adatto al suo tritolo,
    insomma il posto degno
    d’un bombarolo.

    C’è chi lo vide ridere
    davanti al Parlamento
    aspettando l’esplosione
    che provasse il suo talento,
    c’è chi lo vide piangere
    un torrente di vocali
    vedendo esplodere
    un chiosco di giornali.

    Ma ciò che lo ferì
    profondamente nell’orgoglio
    fu l’immagine di lei
    che si sporgeva da ogni foglio
    lontana dal ridicolo
    in cui lo lasciò solo,
    ma in prima pagina
    col bombarolo.

  3. Speriamo che la fiction RAI non sia il solito addomesticamento semplicistico, di solito queste produzioni lasciano il tempo che trovano, e credo che smusseranno molto gli angoli di un personaggio che in realtà fu molto più scomodo di quello che la maggior parte degli italiano sanno o pensano di sapere…

  4. LA CANZONE DI MARINELLA

    Questa di Marinella è la storia vera
    che scivolò nel fiume a primavera
    ma il vento che la vide così bella
    dal fiume la portò sopra a una stella

    sola senza il ricordo di un dolore
    vivevi senza il sogno di un amore
    ma un re senza corona e senza scorta
    bussò tre volte un giorno alla tua porta

    bianco come la luna il suo cappello
    come l’amore rosso il suo mantello
    tu lo seguisti senza una ragione
    come un ragazzo segue l’aquilone

    e c’era il sole e avevi gli occhi belli
    lui ti baciò le labbra ed i capelli
    c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
    lui pose le sue mani sui tuoi fianchi

    furono baci furono sorrisi
    poi furono soltanto i fiordalisi
    che videro con gli occhi delle stelle
    fremere al vento e ai baci la tua pelle

    dicono poi che mentre ritornavi
    nel fiume chissà come scivolavi
    e lui che non ti volle creder morta
    bussò cent’anni ancora alla tua porta

    questa è la tua canzone Marinella
    che sei volata in cielo su una stella
    e come tutte le più belle cose
    vivesti solo un giorno , come le rose

    e come tutte le più belle cose
    vivesti solo un giorno come le rose.

  5. CORALI DA TUTTI MORIMMO A STENTO

    Banchieri, pizzicagnoli, notai
    coi ventri obesi e le mani sudate
    coi cuori a forma di salvadanai
    noi che invochiam pietà fummo traviate
    navigammo su fragili vascelli
    per affrontar del mondo la burrasca
    ed avevamo gli occhi troppo belli:
    che la pietà non vi rimanga in tasca

    Giudici eletti, uomini di legge
    noi che danziam nei vostri sogni ancora
    siamo l’umano desolato gregge
    di chi morì con il nodo alla gola
    Quanti innocenti all’orrenda agonia
    votaste, decidendone la sorte
    e quanto giusta pensate che sia
    una sentenza che decreta morte?

    Uomini cui pietà non convien sempre
    mal’accettando il destino comune
    andate, nelle sere di novembre,
    a spiar delle stelle al fioco lume
    la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
    muover le tombe e metterle vicine
    come fossero tessere giganti
    di un domino che non avrà mai fine

    Uomini, poichè all’ultimo minuto
    non vi assalga il rimorso ormai tardivo
    per non aver pietà giammai avuto
    e non diventi rantolo il respiro
    sappiate che la morte vi sorveglia
    gioir nei prati o fra i muri di calce
    come cresce il gran guarda il villano
    finché non sia maturo per la falce …..

  6. Se alla destra piace de Andrè vuol dire che non è più destra, anzi che non è più niente…

  7. Un Chimico

    Solo la morte m’ha portato in collina
    un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
    per bivacchi di fuochi che dicono fatui
    che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.
    Solo la morte m’ha portato in collina.

    Da chimico un giorno avevo il potere
    di sposare gli elementi e di farli reagire,
    ma gli uomini mai mi riuscì di capire
    perché si combinassero attraverso l’amore.
    Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

    Guardate il sorriso guardate il colore
    come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
    ma lo stesso sorriso lo stesso colore
    dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
    Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.

    È strano andarsene senza soffrire,
    senza un volto di donna da dover ricordare.
    Ma è forse diverso il vostro morire
    vuoi che uscite all’amore che cedete all’aprile.
    Cosa c’è di diverso nel vostro morire.

    Primavera non bussa lei entra sicura
    come il fumo lei penetra in ogni fessura
    ha le labbra di carne i capelli di grano
    che paura, che voglia che ti prenda per mano.
    Che paura, che voglia che ti porti lontano.

    Ma guardate l’idrogeno che c’è dentro il mare
    guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
    soltanto una legge che io riesco a capire
    ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
    Soltanto la legge che io riesco a capire.

    Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
    Non sapevo con chi e chi avrei generato:
    Son morto in un esperimento sbagliato
    proprio come gli idioti che muoion d’amore.
    E qualcuno dirà che c’è un modo migliore.

  8. FIUME SAND CREEK

    Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura
    Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
    Fu un generale di vent’anni
    Occhi turchini e giacca uguale,
    Fu un generale di vent’anni
    figlio di un temporale

    C’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

    I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte,
    E quella musica distante diventò sempre più forte
    Chiusi gli occhi per tre volte,
    Mi ritrovai ancora lì
    Chiesi a mio nonno: È solo un sogno?
    Mio nonno disse sì

    A volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.

    Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso,
    Il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso
    Le lacrime più piccole,
    Le lacrime più grosse
    Quando l’albero della neve
    Fiorì di stelle rosse

    Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

    Quando il sole alzò la testa oltre le spalle della notte
    C’eran solo cani e fumo e tende capovolte
    Tirai una freccia in cielo
    Per farlo respirare,
    Tirai una freccia al vento
    Per farlo sanguinare

    La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek.

    Si sono presi i nostri cuori sotto una coperta scura
    Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
    Fu un generale di vent’anni
    Occhi turchini e giacca uguale,
    Fu un generale di vent’anni
    Figlio di un temporale

    Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

  9. Felice catalogare certi artisti come di destra o di sinistra permettimi ma mi sembra molto riduttivo… Catilina non dimentichiamo quella che secondo me è la più intima e bella, ovvero AMICO FRAGILE…

  10. Se basta essere un geniale ubriacone anarcoide, sregolato, poco rispettoso del prossimo, uomo o donna che fosse, uno pseudo-ribelle figlio di papà ecc. per diventare un nostro beniamino proprio non ci sto. Ho letto interpretazioni su di un Fabrizio diventato di “destra” e non le condivido assolutamente… Poi da giovane alcune sue canzoni mi piacevano, certo, ma rifiuto adesso di accettarlo “politicamente”. Ribelle? E chi se ne frega, anche se fosse! La società ha bisogno di gente seria, ribelli da bar ce ne sono stati sempre anche troppi…

  11. Le canzoni de de Andre’ sono mediamente belle. Dal punto di vista musicale sicuramente. Non sempre si può provare simpatia per i testi, ma certamente le suggestioni non mancano.

    Tuttavia la tendenza a voler pretendere, oltre che la convergenza di tutte le religioni et similia (peraltro idea questa seriamente massonica… Oltre che baggianate anti-liberiste e quant’altro), la convergenza di tutti i “ribelli” mi sembra un po’eccessiva. Nel vostro pantheon convivono amorevolmente De Andre, Junger, Che Guevara, i vandeani, Thomas Jefferson e Garibaldi? Ah no, Jefferson no perché lui non era un ribelle. È un anglo-americano bipolare

  12. … Su Jefferson paragonato a Mussolini ci ha scritto un libro anche Pound ,un altro genialé ribelle che decantava baggianate antiliberiste.
    De Benoist da tempi non sospetti ci ha insegnato (e lo ripeto per la millionesima volta ) che bisogna oggi saper pensare/amare congiuntamente quello che fino a ieri veniva pensato contraddittoriamente. Per i Ribelli non è difficile…

  13. Anarchici, non ribelli. Ci sono a Massa e Carrara, specialmente, alcuni circoli che sarebbero ottimi per il vostro modo di pensare. Fate Outing una volta oer tutte, nel cesso Nouvelle Droite, Rivoluzione Conservatrice, Eurasie, Evola e …Viva l’Anarchia!

  14. … Dalla Domenica delle Salme …

    …. Il ministro dei temporali
    in un tripudio di tromboni
    auspicava democrazia
    con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
    voglio vivere in una città
    dove all’ora dell’aperitivo
    non ci siano spargimenti di sangue
    o di detersivo
    a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
    eravamo gli ultimi cittadini liberi
    di questa famosa città civile
    perché avevamo un cannone nel cortile, un cannone nel cortile.

    La domenica delle salme
    nessuno si fece male
    tutti a seguire il feretro
    del defunto ideale
    la domenica delle salme
    si sentiva cantare
    quant’è bella giovinezza
    non vogliamo più invecchiare..

    …la domenica delle salme
    fu una domenica come tante
    il giorno dopo c’erano i segni
    … di una pace terrificante …

  15. “Per scoprire chi siamo e da dove veniamo basterebbe scandagliare le nostre biblioteche, dove accanto a Robert Brasillach c’è Charles Bukowski, Beppe Niccolai e Jim Morrison, Niccolò Ammaniti e Mario Tronti, Julius Evola e i diari di Che Guevara, i romanzi di Giuseppe Culicchia e quelli di Antonio Pennacchi. I racconti di John Fante e quelli di Nicolai Lilin. Conserviamo intatta nel cuore la collezione di Tex Willer, amiamo come quando eravamo bambini le tavole di Bonvi e quelle di Jacovitti e continuiamo imperterriti a seguire le tracce dei viaggi di Bruce Chatwin e Corto Maltese… Se proprio dovessimo scegliere una bandiera, sventoleremmo quella dei pirati. Allo stesso modo, se dovessimo indicare un modello, non avremmo dubbi: l’anarca jungheriano. E nel presentare questa avventura editoriale ci sentiamo in sintonia con quel “maestro di carattere” che fu Berto Ricci: ‎“Saremo dunque universali, e contro qualunque resto di nazionalismo; moderni, e senza idoli, né che abbian forma di diligenza, né d’aeroplano; saremo caldi, com’è degli uomini. (…) Chi intende questo sarà con noi”. http://www.barbadillo.it/il-clan/

  16. Ma guarda tu : altri Anarchici di Massa Carrara infiltrati tra i Fasci ?
    O forse solo”Fascisti Immaginari” che si credono Anarchici ?
    Insomma : Uomini Liberi ….

  17. Ma come fa a piacervi un assassino incapace, uno che gli togli il sigaro e rimane il nulla, come il ‘Che’ Guevara?

  18. Stefano. Se le biblioteche non hanno una logica diventano solo un deposito di libri….

  19. Tutto bello, bellissimo: ma un po’di roba allegra mai, eh? Perché destra deve fare sempre rima con depressione?

  20. I Savoia definivano la poesia un componimento di “mezze righe”. Pur se ho una laurea in lettere in questo son rimasto savoiardo…

  21. Rettifico: tra depressione ed esaltazione dell’ignoranza. La destra noiosa.

  22. Della vostra “libertà”, ossessivamente vigilata dalla CEKA (e successori) o dalla Gestapo credo di volerne fare a meno…

  23. Frungi: facce ride…..

  24. Io, tu e la Ceka. Felice, venerato maestro di ogni nonsense.

  25. Felice,le biblioteche non devono avere necessariamente una logica.Si possono apprezzare(artisticamente,non ideologicamente) anche personaggi con universi valoriali assai diversi dal nostro(dovrei far sparire una buona parte dei libri che ho in casa,per non parlare dei dischi,altrimenti).
    De Andrè,certo un buon cantautore,ma forse un tantinello sopravvalutato(e comunque con la destra non ha proprio alcun punto in comune) ; alla fine un buon imitatore di modelli stranieri(soprattutto Cohen o Dylan,di cui ha interpretato anche cover in italiano),ma non molto di più.

  26. Fernanda Pivano era convinta del contrario.
    Non eravamo noi ad avere un Bob Dylan in casa ma casomai gli States ad avere un loro Fabrizio De Andre’ in Dylan ….
    Comunque piu’ che a Dylan l’ispirazione del suddetto era legata alla musica d’autore francese (Brassens Breil ballate medievali, musica provenzale ecc. ecc.)

    Tuttavia i dischi migliori sono spunti di totale originalità peraltro accompagnata da giganti degli arrangiamenti ( Pagani – Bentivoglio – Piovani – Bubbola -Fossati – la PFM ).
    Cristiano de Andre’ non potendo ereditare le capacità poetiche del ” Padre ” si è dedicato agli strumenti ed agli arrangiamenti ed oggi credo che sia una dei migliori che abbiamo in Italia …
    Tuttavia ha lo stesso vizio del Padre che lo porta ” fuori di Se’ ” ….
    Gli Artisti dissennati e geniali che hanno tutti delle strane turbe …

  27. Hai ragione,sicuramente Brassens e Breil hanno avuto la loro influenza su De Andrè(le ballate medievali però non credo proprio,o comunque assai sporadicamente).La principale fonte d’ispirazione credo però rimanga Leonard Cohen(ed in misura minore Bob Dylan,soprattutto nella costruzione dei testi).

  28. Leonard Cohen,che comunque non era insensibile a certo cantautorato franco belga,quindi poi in parte tutto torna.De Andrè rimane comunque,in sostanza, molto derivativo,senza particolare originalità.Intendiamoci un po’ tutti i musicisti sono ispirati da qualcosa.Poi tutto sta nel come vengono declinate tali ispirazioni.Tim Buckley era fortemente influenzato da jazz,soul,folk,psichedelia,etc,ma il modo con il quale ha sapute amalgamare tali diversi generi,lo rendono un unicum nella storia della musica pop e rock americana.In De Andrè ,non vedo nulla di tutto questo,anche se certo vi sono testi e canzoni carine.

  29. Caro Wolf, so che tu hai ottimi gusti letterari (Roth, Hifmannsthal, Lernet-Holenia, Perutz, Werfel… Ricordo male?) oltre che musicali, ma qui devo dare ragione a Felice. Una biblioteca un minimo di logica dovrà conservarla. Non dico che gli interessi non debbano essere poliedrici e che dunque le scaffalature non debbano rispecchiarli: da me troveresti i classici, tutti i britannici e i russi tra XVIII e XX secolo, i mitteleuropei della Finis Austriae, ma anche saggistica giuridica, europea e americana, saggi storici, teologia cattolica…e addirittura, scadendo un po’, il buon Wilbur Smith. E perché no qualche classico marxista e conservatore.
    Altra cosa sono librerie che vedono inconsapelmente mischiano tutto al contrario di tutto attribuendo pari dignità culturale a testi non solo inconciliabili sotto il profilo del contenuto e della tipologia (e fin qui andrebbe proprio bene), ma che sinceramente non possono che essere frutto delle idee confuse di chi li possiede. Una vomta mio padre, preside di liceo, volle sapere cosa leggeva un mio amico di certi ambienti: monografie sulle SS, Maurras, Evola, Che Guevara, Bukowski, Tolkien, l’abbe’ Georges de Nantes (sedevacantista), libri sulla Rsi di Pisano’ o simili, e Mao. Mio padre mi chiese: “ma è la libreria di un mentecatto?”. E a posteriori non potrei dargli torto. Non che i singoli esempi non possano essere interessanti (leggersi un po’ di Mao e del Che pur non condividendone mezza riga può essere utile per carità…. Sul resto, Tolkien escluso, nutro seri dubbi). Il problema è credere che pissano tutti convivere come parte di un unico milieu.

  30. Ciao Filippo,sì è vero gli autori che hai nominato sono tra i miei preferiti per quanto riguarda il xx secolo.
    Sulla biblioteca ideale però non sono molto d’accordo.La logicità dovrebbe riguardare la qualità delle opere (al di là del genere e delle idee o degli intenti ideali dei suoi autori).Se nella tua biblioteca vi sono i classici russi del xx secolo,allora lì sicuramente vi saranno autori fuggiti dalla Russia comunista ed altri che invece ,entusiasti,sono rimasti.E ,inevitabilmente,le loro opere rispecchieranno questi ideali agli antipodi(ad esempio Blok avrà una visione della Rivoluzione radicalmente diversa da quella di un Pasternak,ma credo entrambi possano convivere nella stessa biblioteca).
    Così come avere opere riguardanti la Rsi o le SS,non credo comporti necessariamente l’accettazione di quelle esperienze storiche.Posso trovare interessanti i diari di Che Guevara perchè ben scritti,e perchè utili a comprendere un personaggio che comunque ha segnato la nostra epoca,ma ciò non comporta il condividerne le idee.Allo stesso modo credo possa essere utile studiare Lenin e Gramsci,perchè sono due tra i più grandi strateghi politici del Novecento; questo non comporta un apprezzamento per le loro idee.
    Poi,perdonami,ma non capisco perchè si possa anche leggere qualcosa(tra le letture del tuo amico) di Mao o del Che,ma nutri seri dubbi sul resto,vale a dire,tra gli altri,su Evola o su Maurras.Temo(e mi dispiace) di deluderti,ma sono due autori che reputo fondamentali e che personalmente apprezzo; ciò non vuol dire condividere ogni riga da loro scritta,ma buona parte della loro produzione sì(“Rivolta contro il mondo moderno”è un’opera straordinaria,amata follemente anche da poeta come Benn).

  31. Non metto in dubbio che spaziare da, poniamo, Junger al Che sia lodevole segno di ampiezza di vedute e di sete di conoscenza anche riguardo ad esperienze non riconducibili sotto le stesso denominatore. Ciò che mi allarma è la tendeza – devo dire diffusa – a voler riunire sotto la medesima bandiera figure e concetti che sono inconciliabili. Non dico leggerli e appassionarvici…ma non avere l’onestà intellettuale di saper porre dei distinguo invece che piegare i testi alle proprie necessità; peraltro l’onestà intellettuale e i distinguo non implicano necessariamente l’adesione ad uno degli esempi in esame. Sono in ogni caso certo che non sia il tuo caso.
    Ti porterò un valido esempio tratto da un campo che mi è familiare: quello della legge e nello specifico dell’interpretazione normativa. Senza dilungarsi in discorsi di carattere dottrinario, mi pare evidente la tendenza di parte non indifferente della giurisprudenza moderna (e non) a ricondurre e piegare un concetto normativo fino a farvi rientrare ciò che essa vuole che vi rientri. O, ancir meglio, ciò che E’ BENE che vi rientri. Ciò, se compiuto dalla giurisprudenza, rappresenta uno stupro della norma e un affronto al selfrestraint giudiziale. Ecco.. In piccolo è ciò che fin troppi compiono con gli autori verso i quali sentono un certo afflato, mancando di rispetto alla logica e agli autori testi.

    Quanto a Evola e Maurras il mio non voleva essere un giudizio di disprezzo. Il punto centrale è che sono troppo ideologici: un autore eccessivamente ideologico dopo un paio di generazioni smette di parlare al mondo e rests un documento storico. Junger è stato un grande più per la sua produzione dal 1938 in poi che per quella precedente: non male…ma troppo legata al momento. Lo stesso si potrebbe dire di Maurras (che ha le pecche tipiche di un modernista peraltro) e di Evola (sul quale nutro fortissime riserve, non solo in merito al contenuto).

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