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Calcio. Fenomenologia di Beckham maschera cool e global (con le scarpette appese al chiodo)

Pubblicato il 21 maggio 2013 da Ivo Germano
Categorie : Pallone mon amour Scritti Sport/identità/passioni

David Beckam signs with PSG football clubDavid non gioca più. Tuttavia avrà l’agenda ricolma di appuntamenti, showoff, sfilate, inaugurazioni, party, iniziative benefiche, co-marketing e profezia che si autoavvera. “Uomo sandwich”, o modello di cardigan elasticizzato, chiamato da Giorgio Armani “Beckham jacket”, soprattutto, idea dominante del calcio per l’audience mainstream. C’è un prima e un dopo David Beckham. Come c’è stato un prima e dopo il pallone “Tango”. Aldo Grasso nella sua rubrica domenicale su Il Corriere della Sera di ieri ha dato l’ “addio al re del postmoderno”. Julie Burchill, implacabile colummnist in “On Beckham” si dedicò, nel 2001, all’investigazione della febbrile ascesa del ragazzo dello United e della sua metamorfosi da centrocampista a icona.

Capace di generare una smania mediaticamente sparsa assieme alla mogliettina Victoria Adams, alias, Posh Spice, cioè l’ “elegantona” e la sua “dolce metà” metrosexual. Mettendo alla prova l’arredo professionale di Maître d’hotel e addetti alla reception, sconvolgendo il consueto tragitto dei tassisti e fatto smaniare gli addetti all’immagine e i personal shopper, più degli allenatori chi, più latamente, si occupa d’immagine. Baricentro stilistico, oltre al vanto del fascino sessuale e del privilegio dell’issimo che, spesso, gli si accompagna, nonché una gigantesca botta di vita, in tempi tristanzuoli per l’immagine complessiva del calcio e della società italiana.

Primo esempio di campione “in leasing” fra Milano, Los Angeles, Parigi, in realtà, David Beckham ha siglato l’alleanza fra globalizzazione e frivolezza, un piede destro sopraffino e il codice a barre della più variegata cornucopia merceologica. Storicamente va dato atto al ragazzo biondo di Manchester di aver indicato la strada degli Adoni e campioni. E dire che per tutti noi la bellezza, essenza o miraggio, passa e si avvizzisce, ma non per tipi fichi e fini come i due ragazzi in questione: David e Victoria, come Brad Bitt e Anjolina Jolie non esisterebbero l’uno senza l’altra. A concedersi il lusso della frivolezza e della levità, spesso, cofondano le nuove S.P.A. dello spettacolo lussureggiante, in favore di telecamera e spazio pubblicitario.

La rivincita dell’ Adamo “pallonaro”, poi, per Beckham significa il sogno mostruosamente proibito, in compagnia della bellezza di un maschio epocale, altamente desiderati, per come indossa un perizoma, oppure, per il colore di smalto ai piedi, intonatissimo alla cravatta. Non del tutto marginale aspetto la ricchezza, per i cuori di vetro dello spettacolo. Un frammento prestante di un bel ragazzo tramutato in oggetto di desiderio erotico. Abitante di un mondo magico, da sogno, dove esser giovani e belli è attributo tecnico, alla stessa maniera del saper fare dribbling, tackle e colpi di testa, tuttavia, saldato a fotografie e cards, social media e un film come “Sognando Beckham”, rispetto cui, sinceramente, poco importa la gloria vittoriosa o la costernazione per la sconfitta, miserie da riservare ad allenatori, dirigenti e commissari tecnici.

Per diventare calciatori sarà, forse, ancora sufficiente l’annosa via del sacrificio e dell’impegno, della fatica e del sudore, ma, per trasformarsi in superstar bisogna sapere sedurre assolutamente e incontrovertibilmente. Funziona, come una certa caramella di qualche anno fa. Che un autorevole quotidiano inglese abbia pubblicato, anni fa, una foto di David Beckham, lasciando al lettore la libertà di dedicarsi ad un gioco di bambole consistente nel decidere quale casacca dovrebbe indossare nella prossima stagione, ci spinge a considerare quanto e come David Beckham sia stato davvero cool e global.

Di Ivo Germano

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