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L’intervista. Picca: “Nelle attività subacquee bisogna seguire poche regole”

Pubblicato il 19 maggio 2013 da Italo Cinquepalmi
Categorie : Scritti Sport/identità/passioni

subacquea_e_snorkelingLa stagione estiva è alle porte e tra le attività da svolgere in mare, quella subacquea raccoglie ogni anno sempre più appassionati. Una disciplina affascinante, che permette di scoprire “il mondo sommerso” e giova allo spirito, ma che merita anche una particolare attenzione poiché il fattore rischio non è da sottovalutare. Il dottor Domenico Picca, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Iperbarica dell’ospedale San Paolo, a Bari, è stato uno dei principali oratori nella tavola rotonda di sabato 18 maggio alla Fiera del Levante sulla Prevenzione dei rischi e gestione della sicurezza delle attività subacquee ricreative, da esperto del settore e da uomo di medicina fornisce alcune informazioni in merito al comportamento da assumere sott’acqua e alla prevenzione di qualsiasi pericolo.

 

Dottor Picca, quali sono i rischi che possono derivare dall’attività subacquea?

Nessuno, se si seguono poche regole. C’è tanta superficialità e molti “amatori” soprassiedono ad una normativa non precisa per il conseguimento della certificazione di idoneità fisica ed entrano in acqua impreparati, rischiando spesso di farsi male.

 

C’è una falla nel sistema legislativo che regola questa attività?

Andrebbero fatte delle visite mediche specialistiche per avere il benestare medico prima di approcciarsi a questo sport. La normativa italiana al momento prevede che anche il semplice certificato rilasciato dal proprio medico curante possa bastare per iscriversi ad un corso di sub. Tutto ciò potrebbe andare bene per immersioni fino ai cinque metri di profondità, ma non per chi si spinge più a fondo. Le uniche didattiche che richiedono una certificazione particolare sono in ambito agonistico e questo non basta.

Quando si fa ricorso alla camera iperbarica?

In caso di malattie da decompressione, quelle che venivano chiamate erroneamente in passato “embolie”. Ce ne sono di diversi tipi ma, solo in casi estremi e rarissimi, possono portare a problemi di deambulazione e semiparesi.

 

Prevenzione e attenzione, ma quali i benefici per il corpo?

Immergersi fa bene soprattutto dal punto di vista psicologico. Non comporta alcun problema al fisico, sempre se si è in condizioni idonee. Nella maggior parte dei casi ci si fa male perché sott’acqua si assumono dei comportamenti sbagliati.

 

Qual è il suo consiglio da esperto nel settore per chi si avvicina a questo sport?

Iscriversi a delle scuole di formazione. In giro ce ne sono tante e a diversi livelli. Gli istruttori insegnano ad immergersi in totale sicurezza e in maniera scevra da rischi. Ma ancor prima, è necessario controllarsi dal punto di vista fisico, non solo con un semplice certificato, ma affidandosi ai medici esperti nei centri specializzati, negli ambulatori di medicina subacquea.

Di Italo Cinquepalmi

Una risposta a L’intervista. Picca: “Nelle attività subacquee bisogna seguire poche regole”

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