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Cinema. Arriva Etiquo film project per cercare nuovi creatori de “I mostri”

Pubblicato il 28 Gennaio 2017 da Riccardo Rosati
Categorie : Cinema Cultura
Da I mostri di Dino Risi

Da I mostri di Dino Risi

Venerdì 27 gennaio, la Stampa è stata invitata alla presentazione dell’ETIQUO FILM PROJECT, nella sala cinematografica dell’ANICA a Roma. Trattasi di una nuova e importante finestra sul mondo del cinema per chi avesse voglia di cimentarsi con una propria  storia originale. Ideatore è il produttore Pete Maggi (già socio di Eagle Pictures e di Adler), in associazione con Operation Services (consorzio di operatori finanziari). In questa occasione è stata anche introdotta la Giuria, formata da: Pete Maggi (Direttore Artistico), Gianmarco Tognazzi (Presidente). Aurelio Grimaldi (regista), Caterina Nardi (produttrice), Claudia Vaccaro (scenografa)

Cosa è in breve il progetto ETIQUO? Niente altro che un concorso per soggetti e sceneggiature di cortometraggio, ognuno della durata di 10 minuti circa, dedicato a candidati di massimo 35 anni compiuti, con la selezione degli stessi che costituiranno un film di 10 storie. A ispirare la iniziativa è niente di meno che il capolavoro I mostri (1963), meraviglioso “film a episodi” (venti per la precisione) del grandissimo Dino Risi, interpretati principalmente da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Questo concorso vuole far sì che i corti vadano al di là dei soliti circuiti festivalieri, mirando a creare con essi una pellicola vera e propria che sarà poi distribuita nei cinema. Il bando verrà aperto il 1 febbraio 2017 e sarà della durata di 3 mesi, disponibile sul sito www.etiquofilm.it, dove gli interessati potranno iscriversi e sottoporre i propri soggetti e sceneggiature, i quali dovranno tassativamente seguire questo tema: “I giovani e il denaro. Etica, equità ed educazione finanziaria”.

Due parole di cronaca sull’evento, che ha purtroppo suscitato poco interesse nella Stampa, con la sala dell’ANICA semivuota. Malgrado la immancabile esterofilia nel giudicare i mali d’Italia, decantando i “meriti esteri”, è indubbio che siano state dette cose giustissime. A cominciare dallo stesso Maggi, il quale ha spiegato come nel nostro Paese vi sia la impellente necessità di deburocratizzare la creatività e, principalmente, premiare il merito, sbandierando però un pochino troppo la cultura anglosassone quale esempio da seguire. Vero, da noi imperversano “feudi” grandi e piccoli in ogni settore e ciò crea, per dirla sempre con Maggi, il fenomeno dei: “talenti accompagnati”. Tutto corretto, fatto salvo che quando si parla di economia, beh, il mondo anglofono è davvero un “cattivo maestro” o, ricordando le parole del filosofo Julius Evola, il maggiore promulgatore della: “Demonia dell’Economia”. Cliché a parte, non possiamo far altro che plaudire alla iniziativa, nonché alle riflessioni che abbiamo ascoltato, e non soltanto quelle del suddetto Maggi.

Infatti, Gianmarco Tognazzi si è rivelato un piacevole conversatore, ma soprattutto profondamente cosciente di alcuni notevoli problemi del sistema produttivo in Italia, il quale è passato, negli anni in cui suo padre era all’apice di una carriera straordinaria, dall’essere la seconda industria cinematografica al mondo – dietro solo al colosso americano – a un qualcosa di “artigianale”. A dire il vero, Tognazzi ci è piaciuto assai, e ben più del fratello Ricky somiglia nei modi e nel pensiero all’indimenticabile padre, che i figli chiamano da sempre Ugo e non papà. Veramente encomiabile, inoltre, la partecipazione che egli ha mostrato nel ruolo di Presidente di Giuria, non una semplice “coccarda” da spillarsi sulla giacca tra un film e l’altro, bensì un impegno preso con passione e convinzione.

Al momento del buffet, avremmo voluto ringraziarlo per i vini offerti ai giornalisti dalla tenuta di famiglia La Tognazza a Velletri: Tapioco (un bianco spiritello e beverino) e Comesefosse (un classico rosso “piacione” del Lazio). Ecco, non glielo abbiamo detto, dunque lo scriviamo… magari ci leggerà, chi lo sa. Caro Tognazzi, il vostro Comesefosse è un vino che ricorda a tratti suo padre, nel suo essere semplice, alla fine del popolo, eppure vellutato e amabile, capace di portare un benessere interno.

@barbadilloit

Di Riccardo Rosati

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