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Il caso. Recessione e imprenditori che delocalizzano ma non ‘combattono’ per l’Italia

Pubblicato il 17 maggio 2013 da Giacomo Petrella
Categorie : Corsivi Politica

recessioneAncora un trimestre in recessione. E’ il settimo di fila. Record assoluto. L’economia italiana non è mai stata in ginocchio per così tanto tempo. Pil giù dello 0.5 % nei primi tre mesi. Calo tendenziale dell’1.5%. Meno 2.5% dal 2012. Insomma una cosa è chiara: senza una politica forte, l’economia da sola non si riprende.

Il che dovrebbe portare ad una domanda semplice ma non scontata: che fine hanno fatto i nostri imprenditori? Ecco sì, non i nostri politici. Quelli, insomma, che, invece di vendersi la moneta di stato in cambio della più completa irresponsabilità contabile e personale, si sono sorbiti in silenzio il più importante apprezzamento della Lira prima e il più grande credit crunch della storia dopo. Ecco, ditecelo, imprenditori, artigiani, commercianti, quel benedetto 90% di partite Iva che teneva in piedi made in italy e ammennicoli vari del Bel Paese. Che fate? Dove siete?

Perché, cari amici del fare impresa, le cose sono due: o non sapete più far di conto o vi siete tanto rincoglioniti da meritarvi tutto questo. Che in Italia non vi sia alcuna reazione identitaria al crollo dell’economia occidentale è infatti una realtà davvero preoccupante, sia da un punto di vista squisitamente tecnico, perché significa che i nostri industriali non hanno ancora capito quel che è successo; sia da un punto di vista sociale, poiché significa che come per tutti gli altri campi della vita comune, anche per l’economia vale l’approccio molle, invertebrato e decadente dell’italiano globalizzato.

Ecco, forse dobbiamo cominciare a trattarvi male. A prendervi a sberle per non farvi pensare alla Polonia, alla Serbia.  Non farvi pensare a mollare. A pensare ad altri suicidi per superare la tragedia collettiva che stiamo vivendo. Questo è quello che la crisi vuole. Vuole che nessuno vi prenda a sberle per destarvi dal torpore.

Quindi in piedi dal prossimo trimestre; tornate a far di conto. Fate quello che vi conviene: qualcosa per l’Italia. Fatevi portatori dei vostri interessi.

Di Giacomo Petrella

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