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Storie d’Italia. Si riapre, dopo 24 anni, il caso della scomparsa di Bergamini: non fu suicidio

Pubblicato il 17 maggio 2013 da Fabio Sciarpelletti
Categorie : Cronache

bergaminiLa vita di un  mediano è fatta di corse e scatti a perdifiato per recuperare palloni e affidarli ai più bravi a cui toccheranno fama e meriti. Ma a volte grinta e cuore superano il talento facendo breccia nei cuori dei tifosi. Donato Bergamini, detto Denis ,il gregario biondo che ha lasciato il segno con le sue corse su e giù per il campo, è riuscito ad entrare nelle anime dei tifosi del Cosenza, che ancora inneggiano il suo nome sugli spalti, nonostante non giochi più da ventiquattro lunghi anni.

La sua vicenda nasconde misteri inquietanti. Non si tratta della storia comune di un talento inespresso, o di  un calciatore costretto a smettere per un grave infortunio: Denis ha smesso perché è stato ucciso – o così almeno sembra dai rilievi delle ultimi indagini. Torniamo indietro nel tempo e cerchiamo di rivivere gli ultimi istanti della vita di Denis, mentre era in corso il suo campionato più bello dal punto di vista professionale.

Partiamo dalla ricostruzione di un altro giocatore poi divenuto famoso indossando le casacche di Juve, Genoa e Crystal Palace, Michele Padovano: «Dopo pranzo, riposavamo. La sveglia era fissata per le quattro del pomeriggio, lo spettacolo iniziava alle quattro e mezza. Intorno alle tre Donato ricevette una telefonata in camera. Non ci feci caso, ma lui cambiò espressione. Sembrava volesse parlarmene, non disse niente: diventò assente. Di solito andavamo al cinema con un’auto, quel giorno mi disse che avrebbe preso la sua. Voleva stare da solo. Accese il motore ed è stata l’ultima volta che l’ho visto».  Era  il  18 novembre 1989 e quella sera stessa il numero otto del Cosenza venne trovato morto sulla strada statale 106 jonica nei pressi di Roseto, in provincia di Cosenza. La ragazza del calciatore – con lui al momento della sua morte – Isabella Internò dichiarò come l’uomo si fosse suicidato, lanciandosi contro il Tir. Spiegò come Bergamini le avesse chiesto di accompagnarlo a Taranto per lasciare il paese, a bordo della sua Maserati. In seguito, i due avrebbero litigato in una piazzola di sosta, vicino a quello che fu poi il luogo dove fu ritrovato il cadavere. Ad avvalorare la tesi dell’ex fidanzata, unica testimone oculare dell’incidente, ci furono anche le dichiarazioni dell’autista del camion che trasportava agrumi e che avrebbe investito il calciatore.

Si parlò quindi di un suicidio, verosimilmente una tragedia legata a problemi amorosi ma, sia i famigliari, sia i compagni di squadra e i tifosi non hanno mai ritenuto credibile questa ipotesi. Quella sera pioveva abbondantemente e secondo la ricostruzione di allora il corpo sarebbe stato trascinato sull’asfalto per 64 metri. Particolari di primo piano e fondamentali per la riapertura dell’inchiesta. Infatti anni dopo, il 22 febbraio 2012 i RIS di Messina depositano presso la procura di Castrovillari la loro perizia. Il corpo non presentava nessuna ferita compatibile con la vecchia versione e non era sporco di fango, nonostante la pioggia e le pozzanghere presenti sul luogo dell’incidente. La conclusione sembra lasciare spazio a nuovi scenari. I RIS hanno infatti potuto constatare, attraverso diverse simulazioni, che se il giovane calciatore si fosse tuffato sotto il camion, come riferì la fidanzata, le scarpe la catenina e l’orologio avrebbero subito gravi danni, ed invece al momento del ritrovamento del cadavere erano pressoché intatti. Quindi , Bergamini al momento dell’impatto con il camion era già morto.

L’ostinazione della piazza – in città dal 2009 si organizza il “Bergamini Day” ideato dal Forum “Cosenza United” e dagli Ultrà Cosenza – insieme a quella dei famigliari ha fatto si che si riaprissero le indagini per un’inchiesta da rubricare come omicidio volontario. La sorella Donata ha contribuito a fornire nuovi inquietanti elementi. Con sofferente lucidità ha ripercorso i momenti di quei terribili giorni, focalizzando l’attenzione su alcune evidenti lacune della prima ricostruzione dei fatti: «Le scarpe che riconsegnarono a noi famigliari erano perfettamente pulite, nonostante il presunto trascinamento sotto il camion, l’orologio era intatto, sparirono i suoi vestiti dall’ospedale e soprattutto sparì dal fascicolo delle indagini un’importante testimonianza». Ricorda a memoria, la sorella, le parole del medico che eseguì l’autopsia il quale affermava che il quadro lesivo non era quello del trascinamento. E il mistero aumenta se si collegano alla vicenda le telefonate di minaccia avute dalla famiglia di Denis e la morte di due dirigenti del Cosenza che avevano promesso di aiutare i Bergamini alla ricerca della verità.

Mentre i tifosi del Cosenza fanno riecheggiare ancora il nome di Denis, per non far dimenticare la sua storia , il 15 Maggio 2013 è stato  notificato un avviso di garanzia, da parte della procura di Castrovillari, all’ex fidanzata Isabella Internò, sospettata di omicidio. Forse le indagini sono ad una svolta.

Di Fabio Sciarpelletti

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