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L’analisi. Il Papa bacchetta i “cattolici da salotto”: un monito contro la fede “pigra”

Pubblicato il 17 maggio 2013 da Marco Mancini
Categorie : Cronache

PapaNella Chiesa «ci sono cristiani da salotto, educati, ma che non sanno fare figli alla Chiesa con l’annuncio e il fervore apostolico». Il monito lanciato da Papa Francesco durante la Messa celebrata ieri a Santa Marta è risuonato sui media come una di quelle affermazioni buone per tutte le stagioni: fa un bell’effetto e scontenta pochi, perché ognuno attribuisce ad altri la scomoda qualifica. Così ciascuno può tirare acqua al proprio mulino: i progressisti deplorano l’irrigidimento e la sclerotizzazione di certo tradizionalismo, i conservatori e i tradizionalisti accusano piuttosto certi “cattolici adulti”. Ma cosa vuole davvero intendere il Papa? Per capirlo, vanno presi in considerazione due aspetti.

Il primo riguarda quello che Papa Francesco chiama “zelo apostolico”: il cattolico non può limitarsi a vivere la propria fede nella dimensione del privato, né in maniera settaria, ma è spinto necessariamente a trasmetterla, a diffonderla, a trasformarla in lievito che sia in grado di animare anche le strutture temporali. Basti pensare alla parabola del Vangelo sui talenti, o anche alle definizioni che Cristo stesso dà dei suoi discepoli: «sale della terra», che non può rischiare di perdere il suo sapore, e «luce del mondo», che non può essere accesa «per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella sua casa». Non vi è nulla di “progressista” in tutto questo: è il compito tradizionale spettante alla Chiesa, annunciare Cristo a tutte le genti. Come dichiarò il cardinale Ratzinger nel libro-intervista con Vittorio Messori Rapporto sulla fede, «molti dimenticano che il concetto conciliare opposto a “conservatore” non è “progressista”, ma “missionario”»: è già tutta lì la necessità bergogliana di spingersi verso le “periferie esistenziali”. Il cristiano da salotto, dunque, è colui che manca di zelo missionario, il pigro, l’abitudinario che non prende sul serio le parole di Cristo: «Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!».

Ma non c’è solo l’aspetto della pigrizia. È anche questione di opportunismo, di quieto vivere. Il cristiano da salotto ha paura di disturbare il manovratore, sia dentro che fuori la Chiesa. È troppo preso dal desiderio di piacere a tutti, di usare – come diceva san Josemaria Escrivà – rispetti umani anziché la «santa facciatosta», di non pestare i piedi a nessuno. Abbiamo tutti presente certo untuoso clericalismo, certi ossequi ispirati al “tutto bene, madama la Marchesa”. Così come abbiamo presente la subalternità che negli ultimi decenni certo mondo cattolico, di “destra” e di “sinistra”, ha mostrato nei confronti dei potenti di questo mondo, dell’establishment politico-economico-finanziario-culturale. Un perbenismo accomodante che ha scandalizzato tanti, disgustando anche molti di quelli che sono rimasti. Questi sono i cattolici da salotto contro i quali mette in guardia Francesco: i tiepidi che, come recita l’Apocalisse, saranno vomitati nell’ultimo giorno. «Se diamo fastidio, benedetto sia il Signore»: più che una resa al mondo, quello del Papa pare un richiamo alla battaglia.

Di Marco Mancini

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