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L’anniversario. E Tamara de Lempicka disegnò il fascino controverso dell’inquieto ‘900

Pubblicato il 16 maggio 2013 da Elena Barlozzari
Categorie : Cultura Personaggi Ritratti non conformi

TamaraEra il 16 Maggio del 1898, quando Tamara de Lempicka – futura regina dell’Art Decò – si affacciava per la prima volta al mondo come Tamara Rosalia Gurwik-Górska. Da Varsavia a Losanna, poi l’Italia, San Pietroburgo ed infine Parigi. Viaggi che scandiscono l’età della crescita, che muove attraverso latitudini spesso difficili: la morte dell’amato padre, la Rivoluzione russa, l’austerità del collegio ed i primi rudimenti di pittura.

Nel 1922 è già diventata donna quando espone per la prima volta al Salon d’Automne, attirando su di sé infiniti apprezzamenti, legati alla sua cifra artistica ma anche alla sua spiccata personalità. Sono gli stessi anni in cui, ospite al Vittoriano, seduce il Vate con il suo talento e con quell’aria malinconica ed altera da vera diva del cinema. Gli anni di mondanità, successo ed amori. Lei stessa dirà di quel periodo: «Mi piaceva uscire la sera ed avere un bell’uomo al mio fianco, che mi diceva quanto era bella e quanto era grande la mia arte».

I suoi ritratti spopolano, sono sempre più richiesti. Sono quei ritratti che descrivono perfettamente una femminilità controversa ed insolita per l’epoca, ricca di sensualità profonda, ma anche emancipata e decisa. Il critico Arsène Alexandre pubblicherà uno scritto in cui riprende la definizione di «ingrisme pervers» per descrivere la pittura di Tamara caratterizzata da «une impression de modernité… en employant des ressources de pur classicisme» e come questa «par une apparent froideur, suggére des sentiments qui généralement logent à l’autre pôle et passe de l’expression de la volupté à celle da la chasteté».

Cura del dettaglio, pulizia delle linee, geometria dolce, armoniosità e vividezza delle immagini. Il periodico francese Comœdia, in occasione di una sua personale del 1930, descriverà la sua pittura non come “realista”  «quanto  piuttosto una pittura “surrealista”, se questa parola non fosse già stata impiegata in un senso diverso. Le figure e i ritratti di Madame de Lempicka sono vivi fino a divenire allucinanti, tanto perfetto è il trompe-l’oeil. I suoi personaggi escono dai quadri. Le sue figure a grandezza naturale sono più che dei ritratti, sono l’immagine stessa del modello riflessa in uno specchio. Un riflesso, però, sottomesso alla volontà del pittore».

Poi ancora la guerra, una nuova fuga – stavolta in Messico –  e la morte. Tutto quanto si dissolve, insieme agli apprezzamenti della critica ed al tratto della sua arte, diventata sempre più astratta e confusa. Le ceneri, in ossequio alle sue ultime volontà, verranno disperse nella gola del vulcano Popocatépetl.

Di Elena Barlozzari

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