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La storia. I bianchi cavalli di Puglia: da Ben-Hur al Quirinale passando per Walt Disney

Pubblicato il 29 dicembre 2016 da Petronilla
Categorie : Cronache
Carabinieri a cavallo (Foto di Saverio de Giglio)

Carabinieri a cavallo (Foto di Saverio de Giglio)

La Puglia, in quanto a stalloni, non ha da invidiare niente a nessuno. Se ne è accorto pure il Quirinale, nonostante Sergio Mattarella. Tre puledri di razza Murgese sono entrati a far parte di recente della nobile scuderia dei Moschettieri della Repubblica. Dopo anni di cavalli irlandesi, i Corazzieri monteranno quadrupedi pugliesi. Che hanno una dote fondamentale: l’altezza del garrese.  Il punto più alto del dorso, che si trova nella zona di incontro fra il collo e le scapole, nei giovani esemplari murgiani raggiunge già il metro e 74 cm. Una caratteristica importantissima per la stazza degli uomini, notoriamente statuari, che devono montarli. Importante anche il carattere docile: sono abituati a interagire molto con l’uomo e questo li porta ad avere un comportamento molto controllato nelle più disparate situazioni: folla, caos, rumori assordanti.

Ben-Hur

Ben-Hur

I tre esemplari provengono da un allevamento di Martina Franca. A una cinquantina di km da lì, a Conversano, sui primi rilievi della Murgia, fonti storiche collocano l’origine dei famosi cavalli Lipizzani. Quelli bellissimi, tutti bianchi, tributati da Walt Disney in un film di grande successo. E non solo: nel cinema erano sotto le scudisciate di Charlton Heston nei panni di Ben-Hur, alla guida di bighe e quadrighe.

La storia me la raccontò anni fa un conversanese doc, l’avvocato Giuseppe Lovecchio, Peppino per gli amici. Uno che ha la passione di fatti e aneddoti della storia pugliese e in particolare che riguardano la città in cui vive da sempre. Tutto nacque durante una vacanza a Vienna. L’addetta della reception dell’hotel appena ebbe fra le mani il suo documento di identità, alla lettura del comune di origine, invitò Peppino ad andare a visitare il Museo dei lipizzani e ad assistere allo spettacolo che quei cavalli offrono nella sontuosa sala del maneggio di Hofburg. Aggiungendo che nel museo avrebbe trovato materiale documentale e fotografico dei bianchi cavalli, discendenti diretti, a dire della receptionista, di una razza equina che aveva un nome identico a quello del suo  paese di origine: Conversano.

Peppino ci andò. E subito sulla parete sinistra della sala attigua al museo dei Lipizzani, su un grande pannello, lesse la linea genealogica dei cavalli “razza Conversano”, a partire dal 1767 e fino al 1947:  il nome proprio, affiancato a quello indicativo della razza, e la data di nascita. Oltre al pannello completavano l’arredo della sala registri, foto di cavalli con il nome Conversano, gualdrappe, morsi e filetti.

Poi ci fu il sontuoso spettacolo dei quadrupedi, con i sinuosi ed eleganti esercizi. Frastornato da tanta bellezza Peppino si pose la legittima domanda: che rapporto diretto c’era tra i “cavalli razza conversano” e quelli che aveva ammirato nella sala? Come erano giunti a Vienna prima e a Lipizza dopo?

Le ricerche lo portarono a scoprire l’articolo “Una volta erano nostri”, con il sottotitolo “Ben Hur guidava quattro cavalli razza conversano” scritto nel 1964 dall’avvocato Angelo Francavilla di Castellana Grotte, già Maggiore del Corpo Militare della Cavalleria, sul periodico “Olmo”. L’uomo aveva sentito parlare in famiglia, sin da piccolo, di questo splendido esemplare “originario della mia terra – scrisse – che fece alzare vittoriosa la bandiera italiana su tutti i concorsi ippici fra le due guerre” e nel 1932 era stato in visita a Lipizza con suo padre.

Peppino, sempre più entusiasta, mi mostrò i risultati di ulteriori ricerche, che fece confluire in un suo articolo per la rivista Bari Economica: 1) una corrispondenza da Vienna, del giornalista Luigi Pizzinelli apparso nel settembre del 1972 sulla rivista “Epoca”, secondo il quale “…fu Massimiliano II che nel 1572 fece acquistare a Conversano in Puglia i primi stalloni trasferiti poi nel 1580 a Lipizza da Carlo VI”; 2) il Cancelliere austriaco, Principe Anton Wenzel Kaunitz, il cui nome è riportato sul fondo del pannello del museo di Vienna, venuto a Napoli nel 1767 per accompagnare Carolina che avrebbe sposato Ferdinado IV, il quale comprò (o ebbe in dono) i cavalli dai conti Acquaviva d’Aragona; 3) Luigi Gianoli direttore dell’Istituto per l’incremento ippico di Crema riferisce in un suo lavoro che l’imperatore d’Austria nel 1771 aveva comprato dal conte di Conversano due stalloni che “…contribuirono alla formazione d’una delle famiglie della razza lipizzana, proprio quella dei Conversano”; 4) Luca Pastore, esperto di razze equine, in un articolo pubblicato su “Umanesimo della Pietra” edito a Martina Franca, nel luglio del 1987 così scrive: “I corsieri conversanesi concorsero alla formazione delle razze imperiali di Cecoslovacchia, Danimarca, Olanda e Germania. Due stalloni Conversano, il Morello e il Policastro degli allevamenti Acquaviva, contribuiscono nel 1774 alla formazione di uno dei fili genealogici maschili della razza lipizzani”; 5) e da ultimo, e non meno importante,  il dott. Georg Kugler, direttore del Museo dei Lipizzani, in uno scritto inviato al sig. Franco Aloisio, imprenditore conversanese residente a Chicago ed interessato a conoscere la storia dei cavalli, scrive che: “In riferimento al nome Conversano siamo sicuri che erano nati nelle stalle di Conversano di proprietà dei conti Acquaviva d’Aragona”.

Se tutto ciò non bastasse ci viene in aiuto la Federazione Internazionale dei Lipizzani che ha sede a Bruxelles. Nel suo sito web (http://www.lipica.org/it/stable/allevamento/organizzazione-d-allevamento-nell-equile-di-lipica) viene confermata la diretta discendenza dei cavalli lipizzani dai due stalloni della razza Conversano approdati a Lipizza nel 1767!

“A Napoleone non piacevano affatto. Non erano cavalli francesi, ma della odiata Austria”, aggiunse Peppino, con il suo gentile piglio da instancabile e curioso ricercatore. Le sue guerre non risparmiarono, anzi coinvolsero Lipizza più volte e così la corte viennese spostò l’allevamento in un paesino dell’Ungheria ma dopo qualche anno i cavalli cominciarono ad ammalarsi. Scomparso Napoleone e cessate le guerre i cavalli furono riportati a Lipizza, loro habitat naturale per clima, suolo e pascoli, caratteristiche del tutto identiche all’habitat della murgia conversanese.

Dagli anni Cinquanta del Novecento sono approdati in molti Stati del Nord America e, da un ventennio, dopo cinque secoli, sono tornati a Conversano. Con una caratteristica unica che li contraddistingue, rispetto a tutte le altre razze: i cavalli “conversanesi” nascono con manto nero per divenire dopo sette – otto anni di colore bianco.

@barbadilloit

Di Petronilla

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