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Calcio. Cina, dopo Oscar e Tevez ora vogliono comprare gli arbitri

Pubblicato il 29 dicembre 2016 da Francesco Petrocelli
Categorie : Sport/identità/passioni
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Tevez (sportmediaset fb)

L’allegra compagnia dei riccastri della Chinese Super League si è concessa qualche (altro) pensierino natalizio: Oscar e Tevez, approdati proprio in queste ore in Cina, rimpinzeranno le fila degli strapagati. Se il caso Oscar – che ha generato l’ira di Klopp – è l’ennesimo insopportabile manifesto di una fiamma talentuosa (corteggiata già da tempo dalle big mondiali) divorata dall’accecante e distruttore fuoco del conquibus, ciò che ha fatto l’Apache è molto più grave. È una pugnalata. Dopo essere tornato nell’intimo abbraccio della Bombonera, dopo aver rinsaldato l’antico sodalizio coi Xeneizes, giurando fede eterna, Carlitos fugge in fretta e furia. Una valigia disordinata e nessun saluto. E qui c’entrano poco i problemi di ambientazione trovati nei primi mesi: qui il Dio denaro ha scelto come suo alfiere proprio chi aveva dimostrato al mondo intero che c’è ancora romanticismo nel calcio. Un prepotente fruscio della banconota, invece, si è portato con sé, senza resistenza alcuna, il promesso sposo, che presto raggiungerà Guarin e Martins allo Shanghai Shenua, allenato dal ct Poyet. Quanto guadagnerà l’argentino? Un biennale di 38 milioni di euro. Non serve aggiungere altro.

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E i paperoni dagli occhi a mandorla non sembrano avere alcuna intenzione di fermarsi: in queste ore è partito l’assalto ad Arda Turan e Podolski. E soprattutto ai migliori arbitri: è in corso un lungo corteggiamento al pluripremiato Clattenburg e alla vecchia gloria Webb. L’imperativo è non farsi mancare niente. E poco male se qualcuno di no, come ha fatto, per ora, Kalinic, braccato dai Della Valle: il piano non cambierà, un altro automa del pallone verrà sedotto da super contratti.

Già, perché la direzione verso cui stiamo dirigendoci, deragliando inesorabilmente a tutta velocità, è quella del calcio-fabbrica, di eserciti industriali con tacchetti e calzettoni, pezzi di montaggio iperpagati e paradossalmente sfruttati. Senz’anima né luddismo. Proprio come gli sceicchi del Qatar che, tra una paghetta e l’altra al tagliagole di turno, hanno monopolizzato persino la nostra Supercoppa. Benvenuti al teatro dell’orrore. Ah, e prima di tutto pagate il biglietto. Noi entreremo dall’ingresso secondario e non ci arrenderemo.

@barbadilloit

Di Francesco Petrocelli

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