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Esteri. Conservatorismo, dal Canada una lezione (in 10 punti)

Pubblicato il 21 Dicembre 2016 da Niccolò Nobile
Categorie : Barba Translator Cultura Esteri

tvsgmpr9Si propone una traduzione dell’articolo The High Tory tradition: an alternative future for America? di Christopher Morrissey*, pubblicato il 7 dicembre 2016 per la rivista online The Imaginative Conservative. Morrissey offre un agile compendio di quella che è la tradizione classica del conservatorismo anglosassone, una tradizione dalle radici ataviche che ha trovato su espressione tanto nel Regno Unito con Burke ed Eliot, quanto negli USA attraverso figure quali Russell Kirk e Robert Nisbet. Estranea tanto alla vulgata demagogica che oggi sembra ispirare gran parte della Destra, europea e statunitense, così come all’apologia del conservatorismo dello status quo, rappresenta forse un valido stimolo anche per i lettori italiani in questi tempi difficili.

La prossima generazione di “conservatori” americani non baserà il suo successo su slogan sfortunati quali la Costituzione e la libera impresa. Il suo leader non sarà un gentiluomo che crede sinceramente nel passato del suo paese. Ci si concentrerà direttamente su questioni che sono destinate a divenire cruciali negli anni a venire, come ad esempio “l’ordine nelle strade”. Lo scontro sarà tra i tiranni democratici e gli uomini autoritari della destra. Se è vero che il passato è maestro per il presente, si potrebbe affermare con sicurezza che il Cesarismo democratico è destinato ad avere successo. Nella guerra tra Silla e Mario sono stati i discendenti di quest’ultimo a fondare la dinastia imperiale Giulia.[1]

Più di cinquanta anni fa il filosofo canadese della politica George Grant (1918-1988) predisse il futuro della politica americana nella sua opera principale, Lament for a Nation: The Defeat of Canadian Nationalism, che, per ironia della sorte, uno dei più noti libri della filosofia politica canadese mai pubblicati. […] Il libro di Grant piangeva la morte del nazionalismo canadese quale una possibile alternativa politica alle due maggiori tendenze che vedeva dispiegarsi in America.

George Grant (1918-1988)

George Grant (1918-1988)

Se Grant fosse vivo tutt’oggi, non vi sono dubbi che egli le avrebbe riconosciute entrambe nelle due odiose alternative con le quali si sono confrontati gli elettori statunitensi nelle recenti elezioni del 2016: Hillary Clinton del Partito Democratico (…i tiranni democratici) e Donald Trump in rappresentanza dell’alt-right del GOP (… gli autoritari di destra). Forse Grant sarebbe stato tanto sagace da predire il trionfo elettorale di Mr. Trump, semplicemente riconoscendo in lui il possibile fondatore di una nuova “dinastia Giulia” per l’America di domani. Non è possibile affermare con certezza se Mr. Trump sarà giudicato dalla storia solo come una versione contemporanea di Mario, un Mario che potrebbe anche ispirare l’opposizione vendicativa da parte di un nuovo Silla nascente dai ranghi di quelli che sono i tiranni democratici dei nostri giorni. Ma per quei cittadini che sono preoccupati per le trasformazioni a venire che verranno certo apportate da questo nuovo Mario (ahimé, un Mario con un account Twitter), forse potranno trovare una consolazione in quell’alternativa politica ricordata con nostalgia da George Grant, il cui nome è tradizione High Tory del Nord America.

Grant vedeva questa filosofia abbracciare tutti gli elementi migliori della tradizione politica canadese. Stranamente il suo futuro politico potrebbe risiedere in qualcosa che è bene che gli Americani proteggano, se non altro per non scivolare verso una nuova specie di cesarismo. Se un nuovo Giulio e successivamente un nuovo Augusto sembrano destinati a succedere al Mario dei nostri giorni, forse c’è ancora tempo, per i cittadini americani, di cambiare il corso degli eventi. In caso contrario la guerra civile tra i tiranni democratici e gli autoritari di destra (la guerra per chi sarà a dirigere il futuro del crony capitalism americano) sarà segnata dal trionfo della fazione autoritaria: si prenda ad esempio la storia di Roma quale classico esempio della perenne tendenza alla caduta della natura umana.

Il professor Ron Dart[2], in un suo nuovo libro pubblicato quest’anno, The North American High Tory Tradition, presenta questa tradizione politica a lungo dimenticata servendosi magistralmente della propria esperienza della storia canadese, ritenendo che questa storica influenza sulla tradizione canadese possa offrire ad ogni nordamericano un pregevole bagaglio di filosofia politica da riscoprire. […]

John Diefenbaker (1895-1979)

John Diefenbaker (1895-1979)

La tradizione degli High Tory talvolta è assimilata a quella dei Red Tory, della quale il Primo Ministro conservatore del Canada, John Diefenbaker (1895-1979) è stato probabilmente il maggior esponente. Come elemento distintivo questa tradizione si è sempre richiamata più all’eredità britannica del Canada che al regime dell’American way of life. Tra le altre cose Diefenbaker si oppose alla creazione di basi nucleari statunitensi su suolo canadese, sostenendo che tale operazione avrebbe ridotto la sovranità nazionale del Canada, e pagò tale decisione venendo sconfitto nel 1963 da Lester Pearson, del Partito Liberale. Pearson ottenne il supporto popolare sostenendo le ragioni di una più stretta alleanza con gli USA nella Guerra Fredda: ebbe gioco facile a dipingere Diefenbaker come un demagogo allo scopo di sconfiggerlo. Immediatamente i Liberali decisero di cambiare lo stendardo nazionale del Canada, scegliendo la bandiera con la foglia d’acero al posto della Red Ensign che comprendeva lo Union Jack. Numerosi canadesi – e, tra questi, George Grant – non apprezzarono questa reinvenzione dell’identità canadese: lo stesso Diefenbaker sostenne che avrebbe desiderato la Red Ensign sul catafalco in occasione del suo funerale. Trascorsi più di cinquant’anni la vecchia tradizione Red Tory è stata in gran parte marginalizzata: i conservatori canadesi hanno scelto di divenire un Blue Tory party, automaticamente alleato con gli USA e con i grandi potentati economici. Il Canada dovette allora dire addio alla maniera di fare politica dei Red Tory, e Grant fu giustamente spinto a scrivere il proprio lament. Si trattò di un cambiamento epocale negli equilibri politici canadesi, molto simile all’attuale scalata al potere di Mr. Trump. Chiunque volesse piangere sugli attuali sviluppi politici in America dovrebbe rileggere i pensieri che Grant lasciò all’epoca nel contesto del Canada di cinquant’anni fa.

Naturalmente il nazionalismo economico di Trump, almeno da quel che è possibile discernere dalla mente del suo stratega Stephen K. Bannon, è qualcosa di molto differente dall’approccio politico della vecchia tradizione High Tory. Tuttavia è proprio questa la ragione per cui i cittadini americani dovrebbero rinnovare la loro familiarità con questa tradizione: se (e quando) Trump fallirà nel suo progetto di make America great again, potrebbe far comodo avere i suoi principi a portata di mano. Queste idee politiche potrebbero ancora fornire il migliore “piano B” per salvare la repubblica americana da qualsiasi discesa in un nuovo cesarismo […].

Il nuovo libro del professor Dart offre un’eccellente introduzione a tali principi, identificando innanzitutto le dieci caratteristiche che li rappresentano:

1) Importanza del dominio della tradizione come antidoto al pericolo dello snobbismo cronologico. L’attuale generazione si potrà considerare la più saggia di tutte, tuttavia occorrerebbe sforzarsi di evitare la follia perenne di questo pregiudizio.

2) La tradizione High Tory presta particolare attenzione al bene comune, invece che basarsi su programmi ideologici inflessibili. La prudenza politica tiene conto della difficoltà della politica, si barcamena tra gli estremi del pragmatismo senza principi, da un lato, e le certezze geometriche dei piani d’azione ideologici, dall’altro.

3) L’etica è considerata più importante della scienza economica. Una visione politica che riduce ogni cosa ad una questione di lavoro e di benessere economico dev’essere esclusa: la politica ha la suprema vocazione di indirizzare la persona umana nella sua interezza.

4) L’ambiente non può essere sacrificato all’economia. Questo è un corollario del punto precedente, il che significa evitare il riduzionismo economico, perché nazionalismo economico è un concetto estremamente riduttivo per un paese che non potrà mai basarsi esclusivamente su sé stesso.

5) Lo Stato e la società civile devono lavorare insieme, in maniera differente rispetto al classico approccio conservatore, che rifiuta lo Stato per esaltare una società di individui, così come quello liberale che vedrebbe il potere statale come operatore di ingegneria sociale.

6) Spazi pubblici e comuni possono servire il bene comune, in modo che completano la proprietà privata. La proprietà privata, non è l’unico modo che i cittadini possano raggiungere una vita positiva. Gli spazi comuni sono essenziali anche per nutrire lo spirito umano in modi favorevoli alla sua piena fioritura.

7) L’educazione ha bisogno di concentrarsi sui classici allo scopo di mantenere sempre viva la saggezza degli antichi.

tory18) Troppo potere non deve essere concentrato in poche mani: questo a causa della fallibilità della natura umana. Purtroppo gli “autoritari di destra” negli USA sembrano destinati a imparare questa lezione nel modo più duro nei tempi a venire. L’antica denominazione greca di “tiranno”, per l’uomo forte che promette una soluzione rapida, divenne ben presto un termine storicamente peggiorativo, perché l’esperienza umana dimostra sempre che tale governo si finisce per fare più male che bene, almeno a lungo termine.

9) Le tradizioni religiose giunte a noi attraverso i secoli sono ciò che porterà vera vitalità alla vita politica. La diversità religiosa è quindi un beneficio netto per la vita politica, perché offre con la saggezza dei secoli numerose opportunità di trovare la propria strada nella vita pubblica, dal momento che ogni tradizione offre i propri doni atti a sopportare i problemi più difficili della vita politica.

10) Dobbiamo ammettere che ci siano cose al di là della politica, le cose più alte a cui tutti dobbiamo aspirare. La tradizione High Tory riconosce che, in caso contrario, la politica finirebbe per avallare il relativismo livellatore.

Dunque il nuovo ed elegante libro di Ron Dart offre una provocatoria alternativa all’attuale traiettoria della politica americana. Se i cittadini statunitensi si troveranno a soffrire per le eventuali tendenze deleterie che potranno affliggere la repubblica nel tempo a venire, potranno trovare conforto indagando la filosofia che alcuni, in Canada, si sforzano di mantenere in vita: la tradizione nordamericana degli High Tory.

* Christopher Morrissey, insegna Greco e Latino presso la facoltà di filosofia del Seminario del Cristo Re locato nel monastero benedettino dell’Abbazia di Westminster, Mission, British Columbia. Morrissey è inoltre lettore di logica e filosofia della Trinity Western University, fellow dell’Adler-Aquinas Institute e membro dell’Inklings Institute del Canada. Inoltre ha insegnato mitologia classica, storia e lingue antiche presso la Simon Fraser University.

[1] George Grant, Lament for a Nation, Colleted Works, Volume III, University of Toronto Press, 2005.

[2] Ron Dart ha insegnato presso il dipartimento di scienze politiche, filosofia e studi religiosi dell’Università di Fraser Valley ad Abbotsford, nella Colombia Britannica, fino al 1990; negli anni ’80 ha fatto parte dello staff di Amnesty International. Attualmente è consigliere politico dello Stephen Leacock Home and Museum, e fa parte dei consigli di dirigenza della Thomas Merton Society of Canada e della Society of Archbishop Secker. Ha pubblicato più di trenta libri, occupando anche gli incarichi di editore di testate quali The Anglican Catholic, The Friend: The High Tory Review e Anglican Tradition.

@barbadilloit

Di Niccolò Nobile

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