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Calcio. L’impresa del Watford di Zola con il Leicester e l’imprevedibilità dello sport più amato

Pubblicato il 16 maggio 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour

watfordChe gli inglesi, sul rettangolo verde, non mollino mai è una realtà dimostrata da decine di episodi che hanno scritto la storia del calcio. Ma la disperata vittoria del Watford ‘italiano’ sul Leicester ha del miracoloso. Mettete una domenica di fine stagione, le squadre in campo si contendono l’accesso alla finale che decreterà chi, il prossimo anno, salirà in Premier League. Mettete una partita tiratissima, uno stadio che è una bolgia, due squadre che si giocano tutto un campionato in 180 minuti. Novanta dei quali già giocati la settimana prima. Mettete una rimonta furibonda frustrata da un gol avversario. Mettete un rigore contro al ’97.

I gialloneri allenati da Magic Box Zola devono assolutamente vincere con due gol di scarto, altrimenti si va ai supplementari per decidere chi andrà in finale dei play-offs della Championship, l’equivalente inglese della Serie B nostrana. Siamo sul 2-1, così si va all’extratime. Siamo oltre il recupero quando in area l’arbitro fischia un fallo dell’ex terzino della Roma Marco Cassetti (mandato oltremanica dal patron dell’Udinese Pozzo, proprietario anche del Watford) su un attaccante in maglia azzurra.

La frittata è fatta, lo stadio si ammutolisce. Siamo al ’97: ben oltre il recupero.


Se il Leicester trasforma il penalty, addio Premier League. Sul dischetto si presenta il francese Anthony Knockaert, tra i pali c’è lo spagnolo ex Arsenal Manuel Almunia. Già basterebbe questo per farne uno scontro epico, una disfida per i Pirenei giocata in campo neutro. Knockaert prende la rincorsa e piazza il pallone alla sinistra di Almunia che indovina l’angolo giusto e respinge il tiro. Il francese tenta la ribattuta a rete, ma Almunia con un colpo di reni d’altri tempi blinda la porta. E’ un miracolo.

Ma il bizzarro e capriccioso dio della pedata, domenica scorsa, era in vena di straordinari: area giallonera spazzata, palla sulla tre quarti, tre passaggi, Watford in area. Cross sbilenco nell’area piccola, torre a centro ed arriva il bad-boy Troy Deeney che scarica in porta il bolide che vale l’insperata vittoria entro il tempo regolamentare. Tutto in meno di trenta secondi. Non c’è tempo per nient’altro: i tifosi del Watford, dopo il triplice fischio finale, si gettano in campo praticamente invasati. Un’invasione di campo che è un abbraccio, uno sfogo, un tributo alla sorte, un inno al calcio vero, insomma fate voi.

Adesso Zola e i suoi ragazzi si giocheranno il tutto per tutto, nella finalissima secca, contro il Crystal Palace. E lo faranno in un tempio del calcio, lo stadio di Wembley. Galvanizzati e ben decisi a non sprecare i trenta secondi di calcio più imprevedibili della Championship inglese: “Que Sera, Sera, Whatever will be, will be, We’re going to Wembley, Que Sera, Sera..”

@giovannivasso

Di Giovanni Vasso

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