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L’intervista. Quentin Tarantino: “Django e la mia passione per gli spaghetti western”

Pubblicato il 14 maggio 2013 da John Maio
Categorie : Cinema

djangoCaro Quentin Tarantino, come e quando è nato il suo interesse per i film d’epoca come Django Unchained e Bastardi Senza Gloria?
«È stato un fortuito avvicendarsi di eventi. Nemmeno io sapevo esattamente che avrei fatto un film come questo. Immagino che come sia accaduto ad ogni artista, scrittore o regista – persino ai pittori – sto soltanto attraversando un periodo. Oppure potrebbe essere accaduto come accade ai minatori che mentre cercano l’oro trovano una grossa e ricca vena e non fanno altro che seguirla, andando sempre un po’ più in là».

All’inizio aveva considerato Will Smith come attore protagonista. Come mai alla fine ha scelto Jamie Foxx?

«Avevo parlato del film ad alcuni attori tra i quali anche Will Smith ma poi Jamie lesse il copione, lo fece immediatamente suo e venne da me per parlarmi anche se stavo selezionando altre persone. Non appena Jamie arrivò e mi parlò, capii che era riuscito a cogliere quello che volevo fare e la storia che volevo raccontare. Ne fui colpito. Inoltre lui è di poco più giovane di me ma più o meno siamo coetanei. Siamo cresciuti allo stesso modo: lui è del Texas e io del Tennessee; lui ha visto il sud degli anni ’70, quello che avrebbe dovuto essere il “nuovo” sud ma che in realtà non lo era anche se era sicuramente meglio degli anni ’50. Non è passato attraverso quello che ha passato Django ma poteva capirlo».

Leonardo Di Caprio recita il ruolo del cattivo nel film. Come avete lavorato insieme per costruire il personaggio di Calvin Candie?

«Leo è tanto un grande attore quanto un grande leader. E i leader non crescono sugli alberi; è una gran fortuna essere una persona carismatica, e inoltre lui è anche un magnifico attore. In un certo qual modo mi sono anche premurato di non usare mai con lui – ci abbiamo anche scherzato sopra ogni tanto – la parola con la “v”, ossia villano. Non ho mai voluto che pensasse a lui in questi termini. Poteva essere utile che realizzasse che terribile mostro fosse il personaggio ma allo stesso tempo non ho mai voluto che percepisse di avere solo la funzione del cattivo ai fini della storia. Volevo insomma che fosse lui a farci capire chi era Calvin Candie».

Ce l’ha fatta?

«Ci fu una scena, in cui Leo fece centro al primo colpo, nella quale racconta come sia stato trascorrere la propria vita a Candileand, vivendo quasi esclusivamente nelle piantagioni, circondato da visi neri che lo servivano e riverivano tutto il tempo. In quella scena, ho davvero visto il piccolo ragazzino bianco Calvin Candie crescere come un piccolo re Luigi XIV in questo palazzo, attorniato solo da servi soggiogati e nutrito a retorica da supermaciste bianco e mi è venuto da chiedermi: si può biasimare un Borgia per essere un Borgia? Sì, si può ma non è così semplice».

E la colonna sonora com’è nata? Tarantino ha sempre avuto un debole per la musica.

«Ho usato musiche da spaghetti western per tutti i miei film da Kill Bill in poi. Davvero fino alla nausea. Bene, ora finalmente uso una musica da spaghetti western in uno spaghetti western».

Qual è la tua canzone preferita della colonna sonora?

«In termini di combinazione tra musica e film, la canzone di Anthony Hamilton, Freedom, che suona mentre Django e Broomhilda corrono attraverso il compo e gli uomini a cavallo con le lanterne li inseguono. Quello penso che sia un momento davvero intenso del film».

Di John Maio

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