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Il caso. “La furbizia orientale” di Ruby e la caduta di stile della Boccassini

Pubblicato il 13 maggio 2013 da Antonio Rapisarda
Categorie : Politica

rubyRuby? «È una giovane di furbizia orientale che come molti dei giovani delle ultime generazioni ha come obbiettivo entrare nel mondo spettacolo e fare soldi». Parola di Ilda Boccassini. Abbiamo capito bene? Riavvolgiamo il nastro. Aula del tribunale di Milano, processo Ruby. Con queste parole il pm nella sua requisitoria cerca di tracciare il profilo della giovane marocchina all’interno del processo che vede imputato Silvio Berlusconi. Tutto scorre “liscio”, nell’ossessione morbosa di sostenere il “contesto” sociale nel quale, a suo avviso, il reato è stato commesso. Se non fosse che – nella foga inquisitoria – la Boccassini si lascia andare a un appunto che lascia trasparire una condanna “culturale” legata proprio alle origine della giovane: «furba» perché «orientale», proprio come si fa con i rom uguale ladri.

Una battuta – direbbero gli indignati – “alla Berlusconi”, come “l’abbronzato” che l’ex premier disse ad Obama. Per Repubblica, che accusa il colpo, si tratta di una «discutibile battuta». Trattasi, in realtà, di battuta che lascia spazio a possibili allusioni razziste, con una compassione stile Inghilterra imperiale che sa tanto di comprensione dall’alto in basso. Perché – secondo Boccassini – Ruby è sì intelligente, ma proprio in ragione delle sue origini africane, di quella regione che affaccia sul Mediterraneo. Per caso intende dire quella zona (ma, piccolo appunto geografico alla Boccassini, il Marocco non sta in Oriente) che viene accusata di praticare l’arte un po’ furbetta del commercio, per non dire altro, con annessa piccola truffa? Se sì sarebbe un pregiudizio bello e buono, un pregiudizio – direbbe la vulgata progressista – da italiano in osteria.

Il commento-insulto di Ilda, però, non è il primo che giunge dalle sponde della cultura – e che cultura – del tanto incensato ceto medio riflessivo. Come non ricordare, ad esempio, il raffinato motivetto razzista di Giuliano Amato – tra le tante cariche ai tempi era ministro – quando disse, per spiegare l’“integrazione”, come la violenza sulle donne fosse una tradizione «siculo-pakistana»? Ma almeno il dottor Sottile la nozione geografica ce l’aveva chiara. Non vorremmo invece che il pregiudizio della Boccassini potesse trasformarsi in giudizio. Non solo per far giustizia alle coordinate geografiche…

Di Antonio Rapisarda

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