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L’intervista. Fusaro: “Perché votare no. In difesa della sovranità nazionale”

Pubblicato il 24 ottobre 2016 da Francesco Petrocelli
Categorie : Corsivi Le interviste Politica Rassegna stampa
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Diego Fusaro (profilo ufficiale Fb)

Incasellare, rinchiudere Diego Fusaro in una definizione convenzionale è pressoché impossibile. Filosofo, professore, saggista, ma soprattutto pensatore dissidente, corsaro, oltre la destra e la sinistra. Nelle sue opere ha riletto e reinterpretato Marx, Gramsci, Gentile, Hegel. Conduce quotidianamente le sue crociate contro il mostro del capitale finanziario (e le sue armi) sul Fatto Quotidiano e su altre numerose pubblicazioni. Ogni suo intervento su La7 è un colpo inflitto al pensiero unico e al servilismo diffuso. E anche in merito al referendum di dicembre, il Nostro è fieramente non allineato. Uno spada contro il globalismo.

Gli apprezzamenti manifesti dell’ambasciatore americano e di Obama, il documento di JP Morgan. Professore: chi c’è dietro questa riforma e perché viene proposta con questo oltranzismo?

“È necessario tornare al 1989, per tutti anno di trionfo della democrazia. In realtà c’è stato l’avvento del capitalismo sfrenato, dell’economia di mercato – e dell’Ue – che hanno immediatamente identificato come nuovo nemico lo Stato sovrano. L’economia ha aggredito lo Stato nazionale e la sua Costituzione, fondata sulla tutela del diritto al lavoro, sui diritti sociali e sulla dignità umana: tutti temi sgraditi alla finanza e al globalismo. La testimonianza di ciò è proprio il famoso documento del 2013 di JP Morgan. E gli endorsements dell’ambasciatore Phillips e di Obama sono semplici spot. Non c’è un complotto, ma dovremmo capire che i nostri interessi non possono essere i loro. E se a loro la riforma piace…”.

Nello spot americano ‘recita’ anche Benigni.

“Si sapeva. È uno dei tanti intellettuali al guinzaglio per cui vale il famoso detto di Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Su Benigni abbiamo una certezza: è un comico sempre più comico, anche se le nostre sono risate amare”.

Alla luce anche di questi elementi, il referendum è un’altra tappa apicale dell’involuzione della sinistra?

“Anche, ma non solo. La questione è più complessa. La ragione capitalistica fa esprimere alla sinistra istanze che non le sono mai appartenute. La sinistra ha ancora un consenso inerziale in chi vede nel PD una connessione con il PCI: questo non è affatto corretto. Mi è già capitato di dire che gli schizzi di sangue di studenti, operai e lavoratori si vedono meno su un grembiule rosso! Quella che oggi chiamano ‘sinistra’ è passata dalla lotta al capitale alla lotta per il capitale. Ci è riuscita con un’efficace strategia apotropaica: affermando “Io sono la sinistra, credetemi”, ha neutralizzato ogni possibilità di critica”.

Se tutto questo è vero, però, come spiegare il No deciso di Mario Monti?

“Due possono essere i motivi del No secco di Monti: o per smentire il documento di JP Morgan, o perché Renzi è prossimo alla fine e all’orizzonte c’è Draghi, cioè la Troika al potere senza alcuna mediazione. Il dato sicuro è che questo No è un segnale forte: il personaggio, infatti, non si muove mai per caso. D’altronde siamo ormai abituati alla scenetta per cui, quando cresce il malcontento, il vecchio fantoccio viene sostituito con un nuovo portatore degli interessi del capitale”.

Il suo ‘collega’ filososo Massimo Cacciari si è unito alla corrente del Sì, rifugiandosi nella necessità di cambiare, anche non nel migliore dei modi, la Costituzione. Come mai?

“Non lo so. Io mi soffermerei, più che sul dogma del “va cambiata la Costituzione”, sulla domanda filosofica: “Perché va cambiata?”. E la risposta la conosciamo”.

Tra le tante strumentalizzazioni da parte dei comitati per il Sì è stato chiamato in causa anche Gramsci.

“Non mi sorprende: rientra nelle operazioni del MinCulPop 2.0. A Torino, poi, hanno appena aperto l’Hotel Gramsci a cinque stelle! Gramsci oggi non siederebbe mai tra le poltrone della Leopolda, né appoggerebbe le manganellate date ieri a Palermo agli studenti manifestanti. Abbiamo finalmente capito cosa significa la sigla PD: Pestaggio Democratico”.

Che succederà in caso di vittoria del No?

“La vittoria del No potrebbe far ben sperare. Ma, se non passasse quest’anno, la modifica della Costituzione sarà sicuramente riproposta – e probabilmente attuata – l’anno prossimo. Il capitalismo si nutre della distruzione di Stati e Costituzioni. La soluzione per arginare il ‘demone’ e combatterlo è dar vita a un nuovo fronte comune contro il mercato unico. Le prime avvisaglie ci sono, ma il Partito Unico del Capitale fa di tutto per frammentarle. La verità è che il nemico non è né il sedicente comunista, né il sedicente fascista, ma solo il capitalismo. E sempre più coscienze lo scopriranno, ridestandosi”.

@barbadilloit

Di Francesco Petrocelli

8 risposte a L’intervista. Fusaro: “Perché votare no. In difesa della sovranità nazionale”

  1. interessante, alcuni passaggi discutibili. ma è imbarazzante anche il carrozzone del no. d’accordo, mettiamo che vinca il no, ma che ragione c’è di stare assieme a brunetta, civati e tutto il resto del bla bla? si è sempre nella stessa condizione di sempre.

  2. Ma se dopo Renzi viene Letta, stiamo pure peggio.

  3. D’accordo per il No. No a Renzi ed al suo personale progetto egemonico. Ma la sovranità nazionale, quella l’abbiamo perduta dal 1943…

  4. Non importa con chi si sta insieme. L’importante è dire no al progetto di Renzi. Mica li dobbiamo poi sposare quelli del No!

  5. Conosco poco Fusaro ma spesso condivido quello che dice, non in questo caso. Il referendum sostanzialmente significa Renzi si Renzi no. Certamente si poteva fare di più è meglio resta pur sempre un qualche miglioramento e quindi il tutto si riduce a: meglio poco o meglio niente?

  6. ma dove sono le ragioni del no?

  7. Guglielmo. Sei de coccio!

  8. E dopo la Boldrini, e dopo Grillo! Aha, aha, aha!!!!

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