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L’intervista. Alain de Benoist: “Il burkini? Pretesto per dribblare il tema immigrazione”

Pubblicato il 30 Settembre 2016 da Traduzione di Manlio Triggiani
Categorie : Cultura Le interviste
Alain de Benoist

Alain de Benoist

Secondo lei, il Burkini deve essere percepito come una libertà individuale o come una provocazione al servizio dell’islam politico?

Alain de Benoist: Può essere percepito come l’uno e l’altro (per chi lo indossa e per chi lo vede), e ancora come molte altre cose. Ma non si fa una verità oggettiva mettendo insieme percezioni soggettive. L’avrete capito, io trovo assolutamente grottesca questa polemica, e il diluvio di commenti isterici ai quali ha dato luogo. Non molto tempo fa, avere sulla spiaggia una “tenuta decente” significava non essere troppo scoperti. Oggi, è non essere troppo vestiti! Resta da precisare il numero di centimetri quadrati di tessuto che si ha il diritto di tenere o di togliere! Per inciso, ci si dimentica di dire che lo Stato Islamico condanna assolutamente il burkini, e che le donne ebree ortodosse fanno il bagno abbigliate con una tenuta simile. In fin dei conti, questa polemica, demagogicamente strumentalizzata dai politici, serve solo a distogliere l’attenzione. Si focalizza su cose secondarie per non andare all’essenziale, vale a dire per non affrontare frontalmente la questione dell’immigrazione, la quale non potrà essere risolta dalla Buoncostume e controllando i costumi da bagno.

I media evocano la polemica, i politici giocano al rialzo nella polemica, le elezioni presidenziali saranno fra meno di un anno: il tema dell’identità sarà l’elemento principale delle prossime elezioni presidenziali?

AdB – E’ molto probabile infatti, dal momento che una parte crescente della popolazione, a partire dalle classi popolari e da una parte delle classi medie, si ritrovi senza punti di riferimento, e compia una esclusione tripla: politica, sociale e culturale. Le elezioni presidenziali saranno in gran parte decise sulla questione dell’identità, ma anche della questione sociale, che è direttamente associata: coloro che soffrono di più sul piano sociale sono quelli che soffrono di più l’immigrazione. Le due logiche dominanti sono oggi la logica identitaria e la logica populista. Non bisogna confonderle (si può essere identitari senza essere populista e populisti senza essere identitari), ma si potrebbe desiderare che siano le due cose insieme.

Dibattito politico, tensione popolare: la Francia è islamofoba nel senso etimologico del termine: ha paura dell’Islam?

AdB – Io non sono di quelli che vedono l’islamofobia ovunque, ma neanche fra coloro che non la vedono da nessuna parte. Sì, una grande parte dell’opinione pubblica sta divenendo islamofoba – e non solo nel senso etimologico! Più i discorsi ufficiali denunciano l’“amalgama” e gli “stereotipi”, più spingono verso il “vivere insieme”, e più l’islamofobia si diffonde, per la grande gioia dei jihadisti che sperano di ottenere argomenti per attrarre i musulmani alla loro causa. I jihadisti adorano gli islamofobi! Gli opposti si attraggono.

Qual è l’origine di questa paura?

AdB – Le cause sono ben note: l’immigrazione innanzitutto, con tutte le patologie sociali che genera, poi l’espansione di un terrorismo islamista generato da trent’anni di politica occidentale aberrante nel mondo arabo-musulmano. Negli ultimi anni, la critica dell’immigrazione si è progressivamente trasformata in critica dell’”islamizzazione”, cambiando così di natura e non di grado: si può criticare l’immigrazione senza prendersela con gli immigrati mentre denunciare l’”islamizzazione” implica prendersela direttamente contro l’Islam. La laicità si trasforma contemporaneamente in laicismo. Il problema allora diventa insolubile.

Manuel Valls vuole riattivare la Fondazione delle opere dell’Islam di Francia, Jean-Pierre Chevènement dovrebbe dirigerla, e uno dei suoi compiti principali sarà la lotta contro il finanziamento dall’estero dell’islam in Francia. La Francia sta per riprendere il controllo dell’islam presente sul suo territorio? O è troppo tardi?

AdB – Anche in questo caso, la questione è secondaria. Riattivare la Fondazione delle opere dell’islam di Francia non è senza dubbio una brutta cosa, ma bisogna essere ingenui per credere che così si “riprenderà il controllo dell’Islam presente sul nostro territorio”.

Cosa pensa della probabile nomina di Jean-Pierre Chevènement a capo di questa fondazione?

Chevènement è un uomo stimabile. Sarebbe potuta esserci una scelta peggiore.

Tratto dal sito Katehon.com. [Traduzione di Manlio Triggiani]

Di Traduzione di Manlio Triggiani

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