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Il pagellone. In attesa del segretario-reggente nel Pd vince la vecchia guardia mentre Barca…

Pubblicato il 10 maggio 2013 da Francesco Curridori
Categorie : Politica

pd1MASSIMO D’ALEMA       9

La mia simpatia per il lider Maximo della sinistra è pari a quella che posso provare per Nanni Moretti ma, ahimè, devo riconoscere che entrambi c’azzeccano. Anche stavolta, zitto zitto quatto quatto, è stato lui il mazziere. Non sarà stato eletto Presidente della Repubblica ma i destini del Pd dipendono sempre da lui. Non voleva Renzi e ha avuto Bersani. Non voleva Prodi e ha avuto Napolitano. Non voleva Grillo e ha avuto Berlusconi. Certo, voleva il Colle…ma nella vita mai dire mai…

ENRICO LETTA                8

È stato scelto come premier perché nessun altro si voleva sporcare le mani già intrise di fallimento e invece… È ancora presto per dare un giudizio sul suo operato da capo del governo ma sta cercando di tracciarsi un profilo da futuro leader. Ancora non si sa se dentro o fuori il Pd. Quel che è certo è che da giovane-vecchio ex diccì non vuol finire nel tritacarne mediatico e così spiazza tutti spiegando da Fazio che “questo non è il governo che avrei voluto”, parlando di “sconfitta” e della necessità di “un congresso fondativo”. Insomma ha messo in guardia i suoi colleghi di partito del fatto che senza una guida non solo cade Sansone (lui) ma anche tutti i suoi filistei…Non è un caso che la fiducia per il neopremier sia del 45%, mentre il Pd è dato al 22%.

MATTEO RENZI               7

“Venivo contestato perché dicevo che dovevamo prendere i voti dei delusi del centrodestra: era normale perché altrimenti ti prendi i ministri del centrodestra”. Finora non ha sbagliato un colpo. Si è comportato come il cinese che aspetta il cadavere sulla riva del fiume e ora che finalmente è arrivato continua a non decidersi. Lo conosciamo, non ama l’apparato, la segreteria la vede come un impiccio:“Non mi interessa, si sbranino tra loro e mi chiamino quando ci saranno le elezioni”, avrebbe detto ai suoi. La strategia di stare fuori dalle lotte intestine dei notabili di partito finora può aver pagato ma ad aspettare troppo si può fare la fine di Cincinnato, o meglio di Montezemolo…

ROBERTO SPERANZA    6

A Montecitorio a trentaquattro anni e capogruppo alla Camera già alla prima legislatura. È di sicuro un giovane promettente ma da qui a fare il segretario… Se eletto diverrà il classico agnello sacrificale sulle macerie del Pd…né più né meno di Rutelli nel 2001 e di Veltroni nel 2008…

GIUSEPPE CIVATI          5

In principio voleva la rottamazione con Renzi, poi la voleva da solo. Voleva candidarsi alle primarie per le Regionali in Lombardia ma alla fine ha scelto Palazzo Chigi. Voleva candidarsi alle primarie contro Renzi ma poi ha voluto Bersani. Una volta in Parlamento voleva Rodotà Capo dello Stato ma il Pd no. Voleva il governo con i grillini ma loro non volevano né lui né il Pd. Non voleva il governissimo e infine la segreteria del Pd ma al momento non c’è traccia della sua candidatura. Che aspetti il Congresso? Non è dato saperlo… Lodevole il suo opporsi a viso aperto alle decisioni “indigeste” dei vertici ma se poi nel momento culminante dello scontro esci dall’Aula dimostri di non sapere cosa vuoi…

PIER LUIGI BERSANI      4

Le ha sbagliate tutte, nessuna esclusa. Dal “lo smacchiamo” alla scelta dei candidati alla presidenza della Repubblica. Esce di scena, dopo aver definito “traditori” i suoi stessi compagni di partito che avrebbe dovuto guidare alla vittoria  e dopo aver avvisato i giornalisti: “Non mettete in giro che faccio proposte, non tocca a me anche perché le ultime non sono andate bene…”. Fine ingloriosa di un leader inglorioso. Di lui ci mancheranno soltanto le metafore del suo imitatore, Maurizio Crozza, anche se tutt’ora non ho ben capito chi imitava chi…

FABRIZIO BARCA                       3

Doveva essere l’uomo della sinistra socialdemocratica del partito. Un nuovo Bersani ma confezionato meglio. Avrebbe voluto l’appoggio di D’Alema per opporsi a Renzi e all’ala cattolica del Pd e invece si è ritrovato con Enrico Letta a Palazzo Chigi.  Avrebbe voluto prendere la leadership del partito e invece si è ritrovato a elemosinare un’alleanza con Renzi per riuscire almeno ad aspirare alla poltrona di segretario. Rimandato.

Di Francesco Curridori

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