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Democrazia democrazia, ha vinto Putin e così sia (con buona pace degli occidentalisti)

Pubblicato il 6 marzo 2012 da Hans-Peter Briegel
Categorie : Corsivi

Si potrebbe esordire affermando che lo Zar si è ripreso la Russia. Ma il punto è che non l’aveva mai persa. Vladimir Putin, grondando lacrime di commozione, incassa il 63,75% dei consensi e liquida la pratica elettorale al primo turno, ritornando in sella alla Federazione in qualità di Presidente dopo la parentesi da premier.

L’Occidente le aveva provate tutte per impedire che tale risultato si concretizzasse, gettandogli  addosso la croce della “Primavera”, agitando anzitempo lo spettro dei brogli, regalando monumentali spazi di notorietà a insulsi partitelli ed insignificanti attivisti, pompando oltre ogni decenza il ritratto del monarca sanguinario dagli occhi di ghiaccio e dall’oscuro passato di agente segreto. Ma è andata male. Non sono serviti a nulla nemmeno gli ingenti finanziamenti dell’ International Republican Institute di John McCain e i tentativi obamiani di  ingerenza. Dunque, non rimane che insultare, dileggiare e ricoprire d’infamia il vincitore, ironizzando malamente su quel liberatorio pianto di gioia e dipingendo la tornata elettorale come una gigantesca baracconata  gravida di inganni e menzogne. L’idea che si cerca di far passare è che i brogli abbiano sovvertito  una verità lapalissiana e che in Russia si agiti un potente magma rivoluzionario in cerca di formale riconoscimento.

I dati, tuttavia, ricordano che la classifica elettorale ospita al secondo posto il nostalgico comunista Ghennadi Ziuganov (17,1%), al terzo l’oligarca Mikhail Prokhorov (6,9%) e al quarto l’ultranazionalista Vladimir Zhirinovski (6,7%). Di certo non si tratta di esponenti della socialdemocrazia dei diritti  e dunque non si capisce quale oceanico movimento abbia mai patito i guasti della presunta manipolazione.

Si comprende bene, invece, quale sia il motivo di tanta agitazione. Putin è di fatto un “sovranista”, un leader che non infila la testa nel cappio del capitale internazionale, ma punta a costruire una Russia – nel bene o nel male – indipendente e libera, facendo leva in primis sulle abbondanti “risorse reali”. Un bel problema per chi da anni cerca di ricomprarsela a buon mercato e di inserirla, una volta depotenziata, nell’ovile degli orrori ove bivaccano già le altre pecore dell’allevamento occidentale. A costoro non rimane che rimpiangere il liquidatore Gorbaciov o l’alcolista privatizzatore Eltsin. Almeno per i prossimi sei anni la Russia rimarrà ai russi.

Di Hans-Peter Briegel

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