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L’analisi. Ecco perché la classe operaia non seguirà la “cosa rossa” di Stefano Rodotà

Pubblicato il 4 maggio 2013 da Francesco Marchianò
Categorie : Politica

rodotàChi l’avrebbe mai detto che ci sarebbe voluto così poco a mettere insieme politici così diversi? Dai grillini fino a Nichi Vendola, passando per ex sindacalisti, renziani e bersaniani convinti. È il miracolo compiuto Stefano Rodotà, il presidente della Repubblica mancato, che è riuscito a creare attorno a sé una specie di arco “neo-costituzionale” ostile al governo Letta, unito soprattutto dall’antiberlusconismo, dall’intransigenza etica e da una certa dose di giustizialismo.

Questa coalizione che pare si stia formando attorno al giurista presenta, però, diversi elementi critici. Intanto va detto a quanti credono di costruire un’ennesima “cosa” a sinistra del Pd che questa non è una vera sinistra, almeno non quella che ha attraversato l’ultimo secolo e mezzo di storia. Infatti, i valori che tengono unite queste culture sono legati ai diritti individuali, sono cioè un po’ liberali e un po’ radicali, ma non toccano mai realmente quello che un tempo fu il movimento operaio e che oggi non è solo il mondo del lavoro, ma anche quello dei nuovi bisogni.

È una coalizione cioè fortemente distaccata dalla società che sembra vivere in una dimensione parallela, spesso sradicata, che si affida all’opinione pubblica, o alle minoranze chiassose della rete, per provare a capire un’Italia che inevitabilmente le sfugge. Così, in una situazione che vede la disoccupazione giovanile salire al 38%, l’impoverimento delle famiglie, l’abbassamento del potere d’acquisto dei salari, questa coalizione più che rispondere a questi bisogni, avanza proposte di inclinazione postmaterialista che soddisfano interessi secondari di tipo etico, estetico, espressivo, sostanzialmente libertarie.

Eppure questa non è la prima volta che la sinistra incappa in questo errore. Più volte in passato, a cominciare da Achille Occhetto, per passare ai Girotondi, si è sperimentata la contaminazione con altre culture come l’azionismo, il giustizialismo, il direttismo referendario. Contaminazioni problematiche, grazie alle quali, culture non di sinistra sono diventate per quest’ultima delle vie maestre da seguire. Si pensi alla coppia Santoro-Travaglio, per fare un esempio.

L’apologia della società civile, dei cittadini che scelgono direttamente, non solo non ha nulla di nuovo ma, ogni volta che è stata messa in campo, ha solo portato male alla sinistra. Occorrerebbe che quest’ultima eliminasse l’ossessione antiberlusconiana e guardasse il Paese con altri occhi. Magari con quelli di chi si trova in difficoltà in questa crisi e non passa il tempo a scrivere su Twitter ma a cercare il lavoro.

Di Francesco Marchianò

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