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Il caso. Miccichè sottosegretario ovvero l’eterno gattopardismo (di una destra che non c’è)

Pubblicato il 3 maggio 2013 da Antonio Rapisarda
Categorie : Politica

micciche1Un sostanziale riscatto per gli ex-Ds che vedono i loro uomini – Stefano Fassina, viceministro all’Economia, su tutti ma anche Vincenzo De Luca – occupare postazioni di rilievo sulle spalle degli uomini vicini a Enrico Letta (ma ci sono ancora le commissioni da nominare). Conferme di “struttura” importanti, come la nomina di Antonio Catricalà. E, ovviamente, montiani premiati con incarichi e poltrone. Manuale Cencelli alla mano, insomma, il governo “nuovo” di Enrico Letta ha rispettato una delle pratiche più gradite alla “vecchia” politica: la distribuzione di cariche come contropartita per i “sacrifici” che i partiti hanno dovuto sostenere. Questa volta, poi, per dare un’immagine «fresca» alle larghe intese.

Ragion per cui, quando è stato il momento delle seconde fila, è stato possibile scatenare l’inferno: niente più nuovismo, spazio alle vecchie maniere ma soprattutto agli equilibri da mantenere. Proprio questo lo ha pensato di certo Silvio Berlusconi che ha piazzato, grazie al fido e capace Denis Verdini, alcuni fra i suoi uomini di strettissimo contatto. A partire da Micaela Biancofiore la pasionaria, da Giuseppe Castiglione e da Bruno Archi (testimone al processo Ruby). Tutto quadra, si potrebbe dire. E invece no. Perché non si può non osservare come, proprio all’interno delle nomine attuate dal Pdl, manchi ancora una volta la destra. Già, nessun spazio per gli uomini che provengono da Alleanza nazionale tra i ministri, nessuno tra i viceministri né tra i sottosegretari: qualcosa in più di un sottodimensione, si potrebbe chiamare una vera e propria umiliazione.

Aldilà di questo aspetto – ennesima dimostrazione di un teorema che più volte abbiamo ripetuto sulla marginalizzazione di tutta una cordata – c’è una nomina poi che più di tutte sa di beffa, di uno schiaffo politico a un’intera comunità politica: quella di Gianfranco Miccichè. Il “nuovo” sottosegretario infatti, fortemente voluto da Berlusconi, da parte sua è stato il vero artefice di una sconfitta pesante e determinante per la destra siciliana (e non solo). La sortita solitaria di Miccichè alle ultime Regionali (un capriccio politico sgrammaticato) ha consegnato, di fatto, la Sicilia a Rosario Crocetta in una terra dove la sinistra è minoranza.

Soprattutto non ha permesso a un politico competente e di livello come Nello Musumeci un’affermazione che avrebbe significato non solo un riconoscimento personale per un protagonista politico ostracizzato per anni dalla destra dei “colonnelli”. Ma un riscatto pieno per tutto un mondo che avrebbe potuto dimostrare che il merito, il buon governo, la competenza in politica ogni tanto pagano. E invece, con l’indelicatezza tipica di chi non contempla proprio una tradizione politica come funzionale al proprio progetto, il “capo” del centrodestra ha stabilito che Miccichè va “premiato”. La dimostrazione, questa, che il gattopardismo, in politica, è una malattia cronica. Quasi come la miopia.

Di Antonio Rapisarda

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