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L’analisi. De Turris: “Governo Letta rebus fiducia e fine del ‘tabù Berlusconi’ a sinistra”

Pubblicato il 28 aprile 2013 da Gianfranco de Turris
Categorie : Politica Scritti

LettaE’ quello testé varato dall’ex popolare e “moderato” Enrico Letta un governo di larghe intese, di salute pubblica, di salvezza nazionale,un governissimo, una Grosse Koalition alla tedesca o alla belga, addirittura una riedizione del compromesso storico offerto da Berlinguer alla DC negli anni Settata? Oppure, come strillano certi ambienti di destra, di sinistra e Grillo, un inciucio, una ammucchiata, una mescolanza, una “nuova DC”? Non sarebbe stato meglio andare subito alle elezioni? Forse sì (lo ho anche ipotizzato ritenendo che dalle elezioni sarebbe uscito un parlamento ingovernabile), considerando che Cinquestelle è in lento declino a causa della sua insipienza e delle sue gaffes, e il PdL, secondo sondaggi unanimi le vincerebbe? Forse no, invece, dato che non le si potrebbe fare se non a fine giugno-inizio luglio, periodo impraticabile. E soprattutto perché abbiano urgente bisogno di un governo che governi sul serio e non vivacchi: siamo con le pezze al sedere, i dati statistici di ogni tipo sono sempre peggior, la situazione sociale è veramente allarmante, e quindi altro tempo non si può perdere. Sarebbe un suicidio. E una rivoluzione salvifica sognata da molti non sembra essere alle porte.

Non è detto, però, che questo governo ottenga la fiducia, ovviamente per colpa del PD. Troppi i mal di pancia ideologici nell’ala più a sinistra del partito, la stessa che ha impallinato sia Marini che Prodi (ma di questo dobbiamo però essergliene grati). Tra i 70 e i 100 parlamentari potrebbero impallinare anche Letta: il PD andrebbe così definitivamente in tocchi, ma anche questo Paese. Neanche a noi piace una coalizione del genere, perché non si capisce ancora chi abbia ceduto su cosa , e quel che riuscirà a realizzare rapidamente, quali soluzioni sceglierà a livello economico-sociale in favore della gente comune (Imu, Equitalia, che è una invenzione di Tremonti non lo si dimentichi mai) e degli imprenditori e artigiani e commercianti. Per non parlare delle patate bollenti che gli trasmette Monti: cosa farà la radicale Bonino per i marò in India, ad esempio?

Detto questo, però, si deve capire la strategia di Berlusconi che non si può non condividere. Fare un governo con PD e Scelta civica, nonostante tutti i veti e gli insulti della campagna elettorale, vuol dire infatti essere finalmente accettato dall’establishment politico italiano, essere finalmente legittimato a governare. Non è un assurdo o un paradosso: dopo 18 anni, metà dei quali direttamente al potere, il centrodestra nel suo complesso guidato da Berlusconi (nonostante le abiure finistee) non era mai stato veramente accettato, legittimato. Accettazione e legittimazione che a quanto pare non viene dal popolo che gli ha fatto vincere tre volte le elezioni, come dovrebbe accadere in ogni democrazia occidentale, ma dai “poteri forti” (come li chiamava Pinuccio Tatarella con una locuzione entrata ormai nel gergo comune) non solo della politica stessa, ma soprattutto della burocrazia, dell’imprenditoria, della cultura, dell’accademia, del giornalismo, dei mass media che dal 1994 gli hanno mosso una guerra senza quartiere considerandolo solo e sempre un intruso, un imbucato, un “usurpatore”, per non dire “fascista”.

Oggi tutti costoro, di fronte ai fatti, hanno dovuto cedere apparentemente le armi, sempre che, si deve ripetere, l’esecutivo Letta ottenga la fiducia e riesca a comportarsi positivamente. Il centrodestra è in un governo insieme ai suoi nemici più acerrimi: inutile ricordare le parole durissime dette in campagna elettorale da esponenti del PD, e proprio Enrico Letta in primis. Le ha ricordate Bersani respingendo le “larghe intese” proposte da Berlusconi e alla fine fatte proprie da Napolitano, il vecchio presidente rieletto in quanto ritenuto l’unico possibile “salvatore della patria” dopo il clamoroso fallimento del “governo tecnico” da lui stesso imposto con una specie di golpe bianco. Con Monti, con i “dieci saggi”, con Letta, Napolitano si è comportato nei fatti come il capo di una repubblica presidenziale,sempre respinta con orrore da tanti politici e costituzionalisti di sinistra.

Quindi ora il centrodestra, il PdL e non solo il PdL,  è legittimato al pari degli altri partiti, al pari del PD: che diranno i trinariciuuti di Repubblica, del Fatto, de L’espresso, del manifesto, per non parlare del “popolo viola”, dei centri sociali,dei “nuovi resistenti”, dell’ANPI,  a parte Cinquestelle e SEL? Tutti coloro che per vent’anni si sono riempiti la bocca di “fascismo” sino a ritenere “fascista” un “governissimo” come quello che adesso è nato? I rappresentanti del centrodestra non sono più “impresentabili” come disse l’Annunziata. Il gioco vale la candela, perché questo avviene dopo due decenni in cui non si contano, non si possono contare, i libri contro Berlusconi e la Destra scritti da filosofi, sociologi, politologi, moralisti, ma anche da comici, attori e barzellettieri. Libri che, non lo si deve mai dimenticare, sono stati pane quotidiano, insieme alla lettura di certa stampa e l’ascolto di certa televisione, hanno condizionato gli italiani nati tra il 1984 e il 1994, cioè la nuova generazione. Letture e ascolti senza essere bilanciati da quasi nulla: una colpa storica del centrodestra che ne ha pagato duramente le conseguenze.

Ovvio allora che certi esponenti della sinistra e del PD si siano sentiti raffigurati nella pesante battuta di Maurizio Crozza: “Il PD è l’unico partito ermafrodito: incula se stesso”. Le dichiarazioni di puro odio ideologico ne sono la conferma. Con il governo Letta è  caduto un pregiudizio, un vero e proprio tabù, ventennale.

E’ chiaro: sempre che passi e duri, e riesca toglierci dalle peste. E soprattutto che adotti subito tutti quei provvedimenti (tagli alla politica e ai parlamentari, eliminazione di sprechi intollerabili)  che hanno fatto imbufalire gli italiani ed hanno fornito le armi demagogiche a Grillo consentendogli il pieno dei voti. Ecco: Cinquestelle potrebbe essere utile se riuscisse, con la sua sola presenza (dato che nei fatti si sta dimostrando ridicolo, contraddittorio e inane) a condizionare in positivo la politica politicante al punto da indurla a prendere provvedimenti anti-politica.

Di Gianfranco de Turris

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