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Effemeridi. Lo scrittore belga Felicien Marceau fascista nel dopoguerra tra Drieu e Malle

Pubblicato il 8 marzo 2016 da Amerino Griffini
Categorie : Cultura
Lo scrittore belga Felicien Marceau

Lo scrittore belga Felicien Marceau

7 marzo 2012. Muore a Parigi lo scrittore belga Felicien Marceau.
Nome che dirà forse poco o niente agli italiani visto che non è mai stato tradotto niente della sua produzione letteraria, neppure – salvo prova contraria – quel libro dedicato all’isola di Capri, “Capri, petite île”, della quale era innamorato e che aveva scritto essere (tra le piccole) quella che era riuscita ad allargare i suoi confini ben oltre le sue dimensioni grazie al suo patrimonio di bellezza, arte, storia e atmosfera.
Louis Carette aveva scelto il nom de plume di Félicien Marceau. Se ne andò in vista dei cent’anni, essendo nato nel 1913 nelle Fiandre, nel piccolo villaggio del Brabante di Kortenberg, però in famiglia di etnia vallone.
I suoi studi scolastici li fece tutti a Lovanio, compresa la prestigiosa Université Catholique de Louvain.
A metà degli anni ’30 iniziò l’attività di giornalista lavorando alla Radio nazionale belga di lingua francese. Politicamente vicino al Rexismo, movimento guidato da Léon Degrelle, il più importante – e anche quello più noto e studiato – tra quelli belgi francofoni di tipo fascista (mentre, ad esempio, viene normalmente trascurata la Légion Nationale Belge di Paul Hoonaert).
Durante l’Occupazione tedesca continuò a lavorare alla Radio schierato con la politica di Collaborazione.
Al termine della guerra la repressione in Belgio fu durissima, basti pensare che ancora negli anni ’70 esistevano movimenti come il Were-Di! (Difenditi!) che si battevano per il rientro nella comunità nazionale degli esclusi per le vicende della guerra civile belga, in particolare nella parte fiamminga.
Per sfuggire alle vendette dei vincitori, nel 1945 Marceau si rifugiò in Italia. Nel suo Paese un Tribunale lo condannò a 15 anni di lavori forzati.
Lasciata l’Italia si stabilì a Parigi dove già era approdato nel 1944. Si dedicò quindi all’attività letteraria; aveva già scritto due romanzi durante la guerra (“Le pêché de complication” nel 1942 e “Cadavre exquis” l’anno successivo) ma il suo nome iniziò ad essere noto in Francia dal 1948 per una serie di romanzi e di opere teatrali che gli consentirono nel 1955 di vincere l’importante Prix Interallié per il romanzo ” Les Élans du cœur”.
Al successo letterario si aggiunse quello teatrale, due sue pièces, “L’œuf puis” e “La bonne soupe”, portate in scena da André Barsacq, incantarono il pubblico dei teatri francesi ed entrarono a far parte dei classici inseriti nel répertoire della Comédie-Française.
Nel solco della grande tradizione letteraria francese, quella di François-René de Chateaubriand e di Stendhal, si dedicò allo studio di Honoré de Balzac, che lo portò alla pubblicazione di un volume di critica letteraria (“Balzac et son monde”), universalmente considerato un capolavoro.
Nel 1959 ottenne la cittadinanza francese.
Nella classificazione delle “correnti” letterarie, negli anni ’50 e ’60, fu uno dei rappresentanti della corrente degli Ussari (les Hussards), così denominata in seguito alla pubblicazione del romanzo del capofila di essi, “Le Hussard bleu”, di Roger Nimier (l’affascinante scrittore morto purtroppo giovane a bordo della sua Aston Martin in un incidente stradale nel 1962).
Corrente di giovani scrittori che rappresentò – da un punto di vista letterario ma soprattutto da quello “ideologico-politico” – la prosecuzione dei Pierre Drieu la Rochelle e dei Robert Brasillach degli anni ’30 e ’40.
Gli esponenti hussards più noti per i loro romanzi sono Michel Déon, Jacques Laurent, Paul Sérant, Antoine Blondin, Jacques Perret, André Fraigneau. Il loro esponente maggiore nel mondo della cinematografia il regista Louis Malle. Sbrigativamente (e molto superficialmente) definita “corrente di destra fascistizzante” che si contrapponeva agli intellettuali che ruotavano attorno a Jean-Paul Sartre, fu di sicuro la più vivace in quegli anni del mondo parigino, quella che amava il sole e le piazze invece del buio delle fumose caves.

https://www.youtube.com/watch?v=SjG6_zW8vSs
Loro luogo di raccordo visibile fu la “Revue de la Table ronde” (quale nome poteva meglio esprimere il loro spirito che quello della “Tavola rotonda”?) e, all’epoca delle battaglie per l’Algérie française, il loro impegno politico-intellettuale quando il gruppo lanciò il famoso “Manifeste des 121”, nel settembre 1960, firmato appunto da 121 intellettuali francesi.
La cavalcata di Marceau verso il successo nel mondo della cultura francese lo portò nel 1975 ad entrare nel Tempio degli Immortali delle lettere, l’Académie Française.
Poi giunsero altri importanti premi letterari, il Goncourt, il Grand Prix de la Société Marceau e infine fu nominato chevalier de la Légion d’Honneur.
La morte di Félicien Marceau fu comunicata alla stampa dall’editore Gallimard. (da Effemeridi del giorno, gruppo FB)

@barbadilloit

Di Amerino Griffini

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