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Memoria. Addio a Piero Buscaroli, musicologo e storico che non si arrese mai al pensiero unico

Pubblicato il 16 febbraio 2016 da Michele De Feudis
Categorie : Cultura Ritratti non conformi
Piero Buscaroli

Piero Buscarono

Addio a Piero Buscaroli, giornalista, scrittore, figlio di una tradizione nella quale più delle parole, conta lo stile. Non fu mai cittadino della Repubblica del pensiero unico.

Nato a Imola (Bologna) il 21 agosto, è stato un insigne musicologo. Laureato in Storia del diritto italiano. Nel 1955, Leo Longanesi lo chiamò al Borghese, dove si occupò di «musica e guerre». Dopo aver lasciato il giornalismo politico, insegnò nei Conservatori di Torino, Venezia e Bologna e si occupò di critica musicale per “Il Giornale” di Indro Montanelli. E’ scomparso ieri a Bologna.

Imperdibili i libri: La stanza della musica (1976), Bach (1985), Paesaggio con rovine (1989), La morte di Mozart (1996) e un monumentale Beethoven edito da Rizzoli nel 2004. Nel 2010 pubblica Dalla parte dei vinti. Memorie e verità del mio Novecento e nel 2013 Una nazione in coma. Leggendaria asprezza di carattere.

Della sua vita avventurosa ricordiamo questo passaggio: «Ho cercato di fare tutto il male possibile ai miei nemici. Sono stato uno dei migliori agenti dei servizi segreti tedeschi, spagnoli, portoghesi e giapponesi. Senza prendere soldi, solo per odio verso l’altra parte. Ma mi sono anche gratuitamente divertito».

Su Buscaroli

buscaroli2«È un genio. I suoi molti libri procurano imparzialmente diletto e insegnamento a destra come a sinistra. Il suo comportamento (per es., la sua campagna contro le recchie, o arrusi, fece perdere molti voti ad An, partito nel quale militava alle elezioni europee) procura oggettivo vantaggio alla sinistra. Odia gli amici» (Pietrangelo Buttafuoco).
«Si compiace di sottolineare il suo essere un “bastian contrario”, un “solitario”, un controcorrente. Ciò è fondamentalmente vero, anche se certe cose vanno dette una volta sola. Ma si può e si deve capirlo. Colui ch’è diventato il più venduto, essendo il meno ruffiano, tra gli scrittori italiani di cose musicali, colui ch’era vietato persino citare e adesso è titolare di pareri storici autorevoli e imprescindibili, è davvero un caso a sé. Il primo dei suoi monumentali volumi, il Bach, venne pubblicato dalla Mondadori quasi controvoglia, venne ignorato dalla critica giornalistica e da quella specializzata, e il successo d’un volume di 1.500 pagine esplose in mano all’editore che non sapeva come accettarlo. La formula del libro era inedita, nella mescolanza di biografia rigorosissima e critica che s’inseguivano e chiarivano reciprocamente, mentre possenti squarci si riaprivano sul passato o anticipavano il futuro della narrazione. L’Autore godeva fama di reazionario: si sarebbe dunque aspettata l’immagine di un Bach più che mai inteso alla metafisica e attratto dalla liturgia in contrasto col “mondo”. Ne esce una personalità demonica dominata da una volontà di potenza quale pochi artisti possedettero. Buscaroli non è un “musicologo” professionista. È un vero storico, possiede quindi profondità e ampiezza di visione che all’altro manca quasi sempre; e ha una cultura generale, una conoscenza del mondo classico, una preparazione specialistica sull’arte figurativa e l’iconologia che pochi possono vantare. Eppure non lavora costruendo il “grande affresco”, metodo che ti rende inevitabile il grande, talora il fatale, errore. Con pazienza rabbiosa rilegge le sterminate fonti» (Paolo Isotta).
Buscaroli definì così Gianfranco Fini: “Sei proprio un maiale e via della Scrofa è l’indirizzo più adatto per te (…) Ti maledico a nome dei morti e dei vivi (…) Ti aspetto seduto sulla riva, ti aspetto ad ogni passaggio, di vergogna in vergogna, di sconfitta in sconfitta. In fondo alla tua casa c’è tutta la merda che meriti”. [Lo Stato, 13/1/1998]
Prefigurava «la fine del popolo italiano. Non è degno di sopravvivere. La sconfitta della dittatura ha portato alla guerra permanente e alla tirannia del denaro che sta facendo morire la civiltà. Io credo che l’Occidente entro 20 anni sarà finito» (Il Giornale)
Simpatizzò per il Caroccio: «La Lega è l’unica salvezza. Può spazzare via la classe dirigente tarlata che ci tiriamo appresso da decenni. Io non voto, sia chiaro. Ma ieri sera a Otto e mezzo su La7 era ospite Roberto Cota. Be’, ho visto una persona diversa, ho ascoltato un modo di ragionare nuovo. È stata una frustata. In quell’uomo parlava un’autenticità che non riscontro in nessun altro politico» .

@waldganger2000

@barbadilloit

Di Michele De Feudis

9 risposte a Memoria. Addio a Piero Buscaroli, musicologo e storico che non si arrese mai al pensiero unico

  1. Mario Praz gli era affezionato “quasi come a un canterano”*, che significava abbastanza considerata la passione che sia Buscorali che Praz nutrivano per l’arredamento, in modo particolare neoclassico.

    *P. Buscaroli, “La vista, l’udito, la memoria”, Fògola, Torino, 1987, p. 116

  2. Che gioia immensa nel leggere di questo grandissimo uomo,testimone e dicitore di verità beceramente nascoste. CHE DIO LO BENEDICA!!!

  3. Ero vicino a lui nel 1994 a Forlì quando parlò per le elezioni europee. Disse cose terribili sui gay, le lesbiche, sugli extracomunitari e sui politici che favorivano tutto ciò. Ora penso avesse ragione già allora.

  4. Nei lontani anni 70 lessi Brasillach e improvvisamente capii che un certo fascismo pensato in Francia e realizzato in Italia era stato fascinosamente bello, lessi Buscaroli e capii che cosa era e in parte è la Germania. E poi l’affermazione che la memoria condivisa è la memoria del deficiente… Grazie Professor Piero. UNVERGESSLICH.

  5. Su Buscaroli musicologo nulla da aggiungere al giustamente esornativo scritto di P.Isotta, che ci offre la grandezza dello studioso unita alla bellezza della scrittura. Vorrei,invece,ricordare le ore liete che trascorsi da giovane leggendolo su “Il Borghese”.I suoi articoli non erano,per me,solo un incentivo alla mia attività politica ma uno sprone a continuarla. Buscaroli e Gianna Preda(nom de plum di Maria G. Pazzagli Predassi)adoperavano la loro scrittura,accompagnata da un’audace vis polemica,come una frusta.Ma entrambi sapevano temprarla con una lingua più letteraria che giornalistica. Tuttavia,penso di aver capito la profonda fedeltà di Buscaroli agli Ideali del Fascismo solo con la lettura di “Dalla parte dei Vinti” ove riscatta sia coloro che per essi sacrificarono la vita sia chi al Fascismo sopravvisse senza mai rinnegarlo come,invece,hanno fatto i molti voltagabbana di questa repubblica antifascista.Perciò questo libro mi è caro come “La morte dei Fascisti” di Giano Accame.

  6. Camerata Buscaroli: Presente!

  7. Al contrario di molti che nel frattempo si sono dati alle palinodie – scoprendosi amanti della libbbertà – o che recitano (e pranzano con l’avversario libbberale), Buscaroli è stato fedele ai suoi ideali sino alla fine al costo di essere allontanato dalla cosiddetto mondo dei salotti, sia di destra che di sinistra.

  8. La cultura italiana è più povera, anche se non molti, purtroppo, se ne accorgeranno. Addio, vecchio camerata Piero! Presente!

  9. I grandi italiani sono condannati a morire nell’oblio, nell’esilio o giustiziati sommariamente.

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